Gentili Medici, vi scrivo per un parere clinico sulla gestione della sospensione da venlafaxina, int

Gentili Medici, vi scrivo per un parere clinico sulla gestione della sospensione da venlafaxina, interrotta da due mesi. Sto affrontando una forte sindrome da dismissione che si manifesta con forte ansia, crisi di pianto e di ira, importanti sbandamenti fisici e forti tensioni al collo, il tutto alternato a brevi finestre di benessere. Nelle crisi acute, l'uso sporadico di un ansiolitico al bisogno mi provoca un appiattimento emotivo che non tollero. ​Sapendo che il riassetto recettoriale richiede diversi mesi, vorrei muovermi con la massima cautela. Nella vostra pratica clinica, viene utilizzata la sertralina a microdosi e a incrementi molto graduali come "terapia ponte" per supportare il sistema nervoso e attenuare questi sintomi di sospensione? ​In alternativa, quali strategie o approcci farmacologici a basso impatto iniziale vengono solitamente presi in considerazione per restituire stabilità in sicurezza? Vi ringrazio molto per la disponibilità.

2 risposte


B giorno immagino che la sospensione della venlafaxine sia avvenuta dopo un periodo al dosaggio di 37,5 mg. Se ci sono questi effetti collaterali alla sospensione, possibili, si potrebbe valutare di introdurre bassi dosaggi dii un altro antidepressivo serotoninergico e poi sospendere la venlafaxine e successivamente scalare il nuovo antidepressivo, anche in relazione alle caratteristiche dell' andamento del suo disturbo dell' umore. In alternativa provare l' introduzione di uno stabilizzante dell' umore, ad es pregabalin per il controllo dei disturbi fisici, contrazioni e stati ansiosi. Marcucci M

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La sindrome da sospensione della venlafaxina è un fenomeno ben descritto in letteratura e, in alcuni casi, può essere intensa e protrarsi per diverse settimane o anche mesi, soprattutto dopo trattamenti di lunga durata o sospensioni rapide. I sintomi che descrive (ansia, labilità emotiva, crisi di pianto, irritabilità, senso di instabilità e tensione muscolare) sono compatibili con un quadro di dismissione, ma è comunque importante che vengano rivalutati dallo specialista per distinguere una sindrome da sospensione da una possibile ricomparsa del disturbo per cui era stata prescritta la terapia. Per quanto riguarda la sua domanda, nella pratica clinica non esiste una "terapia ponte" valida per tutti. In alcuni casi selezionati si può valutare l'impiego di un altro antidepressivo, ma l'evidenza scientifica è maggiore per il ripristino della venlafaxina con una successiva riduzione molto graduale oppure, in casi selezionati, per il passaggio alla fluoxetina, grazie alla sua lunga emivita. L'utilizzo della sertralina a microdosi come strategia per attenuare la sindrome da sospensione non rappresenta invece un approccio standard né supportato da solide evidenze. Il trattamento va sempre personalizzato in base alla gravità dei sintomi, alla storia clinica e alla diagnosi di base. Se la sintomatologia è molto invalidante, come sembra nel suo caso, le consiglierei di rivolgersi quanto prima allo psichiatra che la segue, senza attendere che i sintomi si risolvano spontaneamente. Le auguro di trovare rapidamente il giusto equilibrio terapeutico.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.