Gentili dottori, ci terrei tanto a capire un concetto. Sono io che voglio saperlo, non il mio doc,
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Gentili dottori, ci terrei tanto a capire un concetto.
Sono io che voglio saperlo, non il mio doc, perché altrimenti ho l'impressione di andare avanti alla cieca.
Io sono 5 anni che assumo continuativamente antidepressivi e antipsicotici.
Ne ho provati vari, ma ci sono stati lunghi periodi di 4-6-8 mesi, anche un anno, in cui assumevo lo stesso farmaco.
Recentemente ci sono stati 4 mesi di Fluvoxamina, poi la dottoressa ritenne di dovermelo abbassare e unimerlo alla paroxetina. Questo per 7 mesi.
Poi, sempre su richiesta della dottoressa, mi furono tolti gli antidepressivi per puntare tutto su un'antipsicotico, che però ebbe un effetto devastante sulle mie funzioni mentali tanto da produrre l'effetto opposto di aumentarmele le ossessioni.
Durante il percorso di cura le ossessioni erano sotto controllo, ma avevo sempre alcuni fastidi molto importanti anche con la fluvoxamina (per 4 mesi), problemi che poi si sono andati risolvendo anch'essi con il proseguire della cura con la paroxetina.
Alcune cose le ho superate del tutto.
Insomma, funzionavano e varie difficoltà le ho superate definitivamente.
La questione è che ho notato che appena stacchi i farmaci, anche dopo tutto questo tempo, in breve si ritorna alla situazione di partenza per quanto concerne il pensiero ossessivo.
Dunque, mi chiedo: si può "guarire" dal doc, ovvero arrivare ad una situazione di benessere stabile che preveda anche l'interruzione dei farmaci oppure è una cosa che bisognerà affrontare e tamponare farmacologicamente per tutta la vita?
Se è il secondo caso, vale la pena di bombardare la gente di farmaci se poi comunque non si arriva ad una svolta "stabile"?
Forse il punto è proprio questo.
Non ho mai trovato un curante che mi bombardasse dal principio, in modo da farmi quei tot mesi e poi stare più tranquillo?
Oppure è uguale, per dire, assumere, sempre di fluvo, 300 per 1 anno o 150 per 2?.
Forse la colpa
sarà stata non aver preso la stessa molecola alla stessa dose per un periodo adeguato?
Il mio attuale curante è per la linea: meno quantità di farmaci possibile che diano un effetto soddisfacente e che diano meno problemi.
Poi se vede che non ci sono problemi, me li aumenta.
Mi ha detto sin da subito che i farmaci sono un grande ausilio, ma che devo puntare molto sulla psicoterapia.
Da subito un po' restio agli antidepressivi.
E quindi, oltre alla questione se effettivamente si possano stabilizzare in maniera definitiva i problemi del doc, mi chiedo anche quest'altra cosa.
Un vostro collega mi ha detto che i farmaci per "curare" il doc sono gli antidepressivi, gli antipsicotici sono "solo" coadiuvanti e ottimi per tamponare periodi di particolare gravità.
Anche su questo alcuni vostri esimi colleghi non sono d'accordo.
Chiedo dunque: da soli gli antipsicotici servono a poco dunque?
Neanche se accettassi di "tamponare' a vita?
Dunque, ringrazio chi vorrà illuminarmi come può su queste questioni.
Io ai medici mi sono affidato...
Sono io che voglio saperlo, non il mio doc, perché altrimenti ho l'impressione di andare avanti alla cieca.
Io sono 5 anni che assumo continuativamente antidepressivi e antipsicotici.
Ne ho provati vari, ma ci sono stati lunghi periodi di 4-6-8 mesi, anche un anno, in cui assumevo lo stesso farmaco.
Recentemente ci sono stati 4 mesi di Fluvoxamina, poi la dottoressa ritenne di dovermelo abbassare e unimerlo alla paroxetina. Questo per 7 mesi.
Poi, sempre su richiesta della dottoressa, mi furono tolti gli antidepressivi per puntare tutto su un'antipsicotico, che però ebbe un effetto devastante sulle mie funzioni mentali tanto da produrre l'effetto opposto di aumentarmele le ossessioni.
Durante il percorso di cura le ossessioni erano sotto controllo, ma avevo sempre alcuni fastidi molto importanti anche con la fluvoxamina (per 4 mesi), problemi che poi si sono andati risolvendo anch'essi con il proseguire della cura con la paroxetina.
Alcune cose le ho superate del tutto.
Insomma, funzionavano e varie difficoltà le ho superate definitivamente.
La questione è che ho notato che appena stacchi i farmaci, anche dopo tutto questo tempo, in breve si ritorna alla situazione di partenza per quanto concerne il pensiero ossessivo.
Dunque, mi chiedo: si può "guarire" dal doc, ovvero arrivare ad una situazione di benessere stabile che preveda anche l'interruzione dei farmaci oppure è una cosa che bisognerà affrontare e tamponare farmacologicamente per tutta la vita?
Se è il secondo caso, vale la pena di bombardare la gente di farmaci se poi comunque non si arriva ad una svolta "stabile"?
Forse il punto è proprio questo.
Non ho mai trovato un curante che mi bombardasse dal principio, in modo da farmi quei tot mesi e poi stare più tranquillo?
Oppure è uguale, per dire, assumere, sempre di fluvo, 300 per 1 anno o 150 per 2?.
Forse la colpa
sarà stata non aver preso la stessa molecola alla stessa dose per un periodo adeguato?
Il mio attuale curante è per la linea: meno quantità di farmaci possibile che diano un effetto soddisfacente e che diano meno problemi.
Poi se vede che non ci sono problemi, me li aumenta.
Mi ha detto sin da subito che i farmaci sono un grande ausilio, ma che devo puntare molto sulla psicoterapia.
Da subito un po' restio agli antidepressivi.
E quindi, oltre alla questione se effettivamente si possano stabilizzare in maniera definitiva i problemi del doc, mi chiedo anche quest'altra cosa.
Un vostro collega mi ha detto che i farmaci per "curare" il doc sono gli antidepressivi, gli antipsicotici sono "solo" coadiuvanti e ottimi per tamponare periodi di particolare gravità.
Anche su questo alcuni vostri esimi colleghi non sono d'accordo.
Chiedo dunque: da soli gli antipsicotici servono a poco dunque?
Neanche se accettassi di "tamponare' a vita?
Dunque, ringrazio chi vorrà illuminarmi come può su queste questioni.
Io ai medici mi sono affidato...
Gentile utente
Il DOC è una condizione complessa e la sua gestione varia da persona a persona.
La “guarigione” completa, intesa come assenza di sintomi senza farmaci, è possibile per alcuni, ma non per tutti, a seconda delle caratteristiche individuali del disturbo.
Spesso, dopo lunghi periodi di stabilità con antidepressivi, i sintomi possono ripresentarsi alla sospensione, suggerendo che il DOC possa richiedere un trattamento prolungato o a vita in alcuni casi.
Gli antidepressivi, in particolare SSRI, sono il cardine della terapia farmacologica per il DOC, mentre gli antipsicotici sono generalmente coadiuvanti, utili per potenziare l’effetto o gestire fasi acute, ma meno efficaci da soli per il controllo delle ossessioni.
Riguardo alla durata/dose della terapia farmacologica, non c’è una regola universale: l’efficacia dipende dalla risposta individuale, ma dosi adeguate per periodi sufficienti sono cruciali.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), soprattutto con esposizione e prevenzione della risposta, è fondamentale per ottenere stabilità a lungo termine e può ridurre la dipendenza dai farmaci.
Il tuo curante sembra seguuire un approccio combinato, che è la strategia più raccomandata.
Ti consiglio di discutere apertamente con lui i tuoi dubbi sulla stabilità e sull’eventuale necessità di un trattamento prolungato, per costruire un piano personalizzato.
Spero di aver chiarito i tuoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Un caro saluto
Il DOC è una condizione complessa e la sua gestione varia da persona a persona.
La “guarigione” completa, intesa come assenza di sintomi senza farmaci, è possibile per alcuni, ma non per tutti, a seconda delle caratteristiche individuali del disturbo.
Spesso, dopo lunghi periodi di stabilità con antidepressivi, i sintomi possono ripresentarsi alla sospensione, suggerendo che il DOC possa richiedere un trattamento prolungato o a vita in alcuni casi.
Gli antidepressivi, in particolare SSRI, sono il cardine della terapia farmacologica per il DOC, mentre gli antipsicotici sono generalmente coadiuvanti, utili per potenziare l’effetto o gestire fasi acute, ma meno efficaci da soli per il controllo delle ossessioni.
Riguardo alla durata/dose della terapia farmacologica, non c’è una regola universale: l’efficacia dipende dalla risposta individuale, ma dosi adeguate per periodi sufficienti sono cruciali.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), soprattutto con esposizione e prevenzione della risposta, è fondamentale per ottenere stabilità a lungo termine e può ridurre la dipendenza dai farmaci.
Il tuo curante sembra seguuire un approccio combinato, che è la strategia più raccomandata.
Ti consiglio di discutere apertamente con lui i tuoi dubbi sulla stabilità e sull’eventuale necessità di un trattamento prolungato, per costruire un piano personalizzato.
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Capisco bene la tua frustrazione nel cercare di comprendere il meccanismo della tua terapia e se esista una prospettiva di "guarigione" definitiva dal disturbo ossessivo-compulsivo. La tua domanda è molto pertinente.
Il DOC è considerato una condizione cronica che può avere periodi di miglioramento e peggioramento. Non è insolito osservare un ritorno dei sintomi quando si interrompono i farmaci, anche dopo lunghi periodi di stabilità. La ricerca scientifica attuale suggerisce che gli antidepressivi (soprattutto gli SSRI come fluvoxamina e paroxetina) sono effettivamente il cardine del trattamento farmacologico, mentre gli antipsicotici agiscono come potenziatori in casi selezionati.
L'approccio del tuo attuale medico che privilegia dosi minime efficaci ha un solido razionale clinico: l'obiettivo è trovare un equilibrio tra controllo dei sintomi e minimizzazione degli effetti collaterali. Non esiste un vantaggio provato nel "bombardare" con alte dosi sin dall'inizio, anzi questo approccio potrebbe esporre a rischi non necessari.
Riguardo alla durata, molti pazienti con DOC beneficiano di trattamenti a lungo termine o anche a vita. Questo a meno che non elaborino tutta la rabbia, il dolore e il risentimento che alimentano il DOC.
La psicoterapia, soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta, è fondamentale e può aiutarti a sviluppare strategie per gestire il disturbo anche nei periodi in cui i farmaci vengono ridotti.
Comprendo la tua necessità di non procedere "alla cieca". A volte il nostro cammino spirituale ci porta ad accettare che alcune condizioni richiedono un supporto continuativo, senza che questo diminuisca il valore del nostro percorso di crescita personale
Il DOC è considerato una condizione cronica che può avere periodi di miglioramento e peggioramento. Non è insolito osservare un ritorno dei sintomi quando si interrompono i farmaci, anche dopo lunghi periodi di stabilità. La ricerca scientifica attuale suggerisce che gli antidepressivi (soprattutto gli SSRI come fluvoxamina e paroxetina) sono effettivamente il cardine del trattamento farmacologico, mentre gli antipsicotici agiscono come potenziatori in casi selezionati.
L'approccio del tuo attuale medico che privilegia dosi minime efficaci ha un solido razionale clinico: l'obiettivo è trovare un equilibrio tra controllo dei sintomi e minimizzazione degli effetti collaterali. Non esiste un vantaggio provato nel "bombardare" con alte dosi sin dall'inizio, anzi questo approccio potrebbe esporre a rischi non necessari.
Riguardo alla durata, molti pazienti con DOC beneficiano di trattamenti a lungo termine o anche a vita. Questo a meno che non elaborino tutta la rabbia, il dolore e il risentimento che alimentano il DOC.
La psicoterapia, soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta, è fondamentale e può aiutarti a sviluppare strategie per gestire il disturbo anche nei periodi in cui i farmaci vengono ridotti.
Comprendo la tua necessità di non procedere "alla cieca". A volte il nostro cammino spirituale ci porta ad accettare che alcune condizioni richiedono un supporto continuativo, senza che questo diminuisca il valore del nostro percorso di crescita personale
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