Buongiorno, sto assumendo Eutimil da 2 mesi e mezzo per ansia generalizzata ed attacchi di panico. S
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Buongiorno, sto assumendo Eutimil da 2 mesi e mezzo per ansia generalizzata ed attacchi di panico. Sono stata bene fin dopo la 2 settimana di cura, facendo metà compressa per poi passare ad una e assumendo per i primi giorni Xanax per gli effetti collaterali del farmaco. Ora è da 2 giorni che avverto irrequietezza e stamattina mi sono svegliata con ansia ed ho avuto un attacco di panico. Ho preso Xanax e al momento pare vada meglio. Vorrei sapere se è normale nonostante la cura avere qualche attacco di panico. Premetto che è dal 2021 che annualmente per alcuni mesi (soprattutto al cambio stagione) ripeto la cura e poi gradualmente e seguita la lascio.
Grazie mille.
Grazie mille.
Buongiorno, nonostante la terapia farmacologica a base di antidepressivi come Eutimil (principio attivo Paroxetina) si possono comunque sperimentare attacchi di panico. Solitamente, però, non sono eccessivamente frequenti o intensi come nel periodo pre-trattamento. Al contrario, se si tratta di sintomi invalidanti o persistenti è necessario rivalutare la situazione con il/la proprio/a psichiatra curante. Cordiali saluti
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Gentilissima,
Comprendo perfettamente la sua delusione: quando si torna a stare bene, un improvviso attacco di panico viene vissuto come una vera e propria doccia fredda e un doloroso salto all'indietro.
La risposta diretta alla sua domanda è sì, può succedere. Una terapia farmacologica, per quanto efficace e ben calibrata, costruisce un solido "scudo" neurochimico, ma non rende il nostro cervello del tutto impermeabile.
Nonostante ciò, la presenza di attacchi di panico, anche se sporadici, devono comunque portare ad una riflessione e valutazione obiettiva della terapia farmacologica, perchè talvolta sono la prima "spia" che la sintomatologia non è del tutto compensata.
Nel suo racconto c'è infatti un dato cruciale su cui sento il dovere di essere totalmente onesto: la sprescrizione di iniziare e sospendere la cura ciclicamente ogni anno per pochi mesi è, da linee guida, non corretta.
Gli antidepressivi come l'Eutimil (ovvero la paroxetina) non nascono per essere utilizzati come terapie "a intermittenza". Accendere e spegnere continuamente i recettori della serotonina sottopone il sistema nervoso a un notevole stress adattativo.
A lungo andare, questa pratica espone a rischi clinici: il farmaco potrebbe iniziare a "funzionare meno" rispetto al passato, oppure il cervello potrebbe impiegare molto più tempo e fatica per ritrovare la stabilità ogni qualvolta si presenti una possibile ricaduta.
A questo meccanismo si somma l'impatto del cambio di stagione, che lei stessa ha lucidamente individuato. I passaggi stagionali alterano profondamente i nostri ritmi circadiani e ormonali, abbassando fisiologicamente la soglia di vulnerabilità allo stress. È proprio questo sbalzo biologico ad aver probabilmente scatenato l'irrequietezza e l'ansia mattutina di questi giorni.
L'uso dello Xanax è stato corretto per tamponare l'emergenza acuta, ma rimane pur sempre un "palliativo" momentaneo che non risolve il problema recettoriale di fondo.
Il mio consiglio è di non gestire questi scossoni da sola e di aggiornare subito lo specialista che la segue, oppure eventualmente chiedere un secondo parere psichiatrico, se ne sente la necessità.
Mantenere un dialogo vivo, aperto e trasparente con il proprio medico è lo strumento più potente che ha a disposizione per curarsi davvero.
Solo il professionista che può valutarla di persona sarà in grado di stabilire oggettivamente se occorra solo un po' di pazienza per superare l'ostacolo stagionale, o se sia il caso di operare un piccolo aggiustamento farmacologico per restituirle la Serenità che merita, con l'auspicio che sia il più duratura possibile, con una terapia farmacologica che possa essere "cucita su misura" sulla sue specifiche esigenze individuali.
Non si scoraggi per questo singolo episodio, ha tutte le risorse per riprendere in mano la sua Serenità.
Le faccio i miei più sinceri auguri, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti.
Comprendo perfettamente la sua delusione: quando si torna a stare bene, un improvviso attacco di panico viene vissuto come una vera e propria doccia fredda e un doloroso salto all'indietro.
La risposta diretta alla sua domanda è sì, può succedere. Una terapia farmacologica, per quanto efficace e ben calibrata, costruisce un solido "scudo" neurochimico, ma non rende il nostro cervello del tutto impermeabile.
Nonostante ciò, la presenza di attacchi di panico, anche se sporadici, devono comunque portare ad una riflessione e valutazione obiettiva della terapia farmacologica, perchè talvolta sono la prima "spia" che la sintomatologia non è del tutto compensata.
Nel suo racconto c'è infatti un dato cruciale su cui sento il dovere di essere totalmente onesto: la sprescrizione di iniziare e sospendere la cura ciclicamente ogni anno per pochi mesi è, da linee guida, non corretta.
Gli antidepressivi come l'Eutimil (ovvero la paroxetina) non nascono per essere utilizzati come terapie "a intermittenza". Accendere e spegnere continuamente i recettori della serotonina sottopone il sistema nervoso a un notevole stress adattativo.
A lungo andare, questa pratica espone a rischi clinici: il farmaco potrebbe iniziare a "funzionare meno" rispetto al passato, oppure il cervello potrebbe impiegare molto più tempo e fatica per ritrovare la stabilità ogni qualvolta si presenti una possibile ricaduta.
A questo meccanismo si somma l'impatto del cambio di stagione, che lei stessa ha lucidamente individuato. I passaggi stagionali alterano profondamente i nostri ritmi circadiani e ormonali, abbassando fisiologicamente la soglia di vulnerabilità allo stress. È proprio questo sbalzo biologico ad aver probabilmente scatenato l'irrequietezza e l'ansia mattutina di questi giorni.
L'uso dello Xanax è stato corretto per tamponare l'emergenza acuta, ma rimane pur sempre un "palliativo" momentaneo che non risolve il problema recettoriale di fondo.
Il mio consiglio è di non gestire questi scossoni da sola e di aggiornare subito lo specialista che la segue, oppure eventualmente chiedere un secondo parere psichiatrico, se ne sente la necessità.
Mantenere un dialogo vivo, aperto e trasparente con il proprio medico è lo strumento più potente che ha a disposizione per curarsi davvero.
Solo il professionista che può valutarla di persona sarà in grado di stabilire oggettivamente se occorra solo un po' di pazienza per superare l'ostacolo stagionale, o se sia il caso di operare un piccolo aggiustamento farmacologico per restituirle la Serenità che merita, con l'auspicio che sia il più duratura possibile, con una terapia farmacologica che possa essere "cucita su misura" sulla sue specifiche esigenze individuali.
Non si scoraggi per questo singolo episodio, ha tutte le risorse per riprendere in mano la sua Serenità.
Le faccio i miei più sinceri auguri, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti.
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