Buongiorno sono un paziente diabetico insulino dipendente da dieci anni ; da un paio di anni ho nota
Buongiorno sono un paziente diabetico insulino dipendente da dieci anni ; da un paio di anni ho notato che una siringa di Apidra mi dura sempre meno . Da nove giorni , a causa di integrazioni varie durante la giornata e di un aumento di U.I. prima dei due pasti principali , attualmente dura sette giorni o spesso , anche sei e mezzo ; il progressivo aumento delle dosi di insulina negli anni ha qualche controindicazione ? possono esserci effetti negativi ? Inoltre nell ' ambito della rotazione delle sedi di iniezione , a causa di una ipertrofia nella fascia " salvagente ..... " della pancia , spesso mi ritrovo a fare iniezioni piuttosto " alte " , in una zona " pericardiaca ..." Anche in questo caso ci sarebbero eventualmente controindicazioni ? Molta grazie Distinti saluti .
1 risposta
Gentile Utente,la domanda è molto pertinente, perché quando una penna o una cartuccia di insulina rapida “dura sempre meno” bisogna capire se si tratta solo di un reale aumento del fabbisogno insulinico oppure se c’è anche un problema di assorbimento. Il progressivo aumento delle unità di insulina negli anni non è tossico in sé. L’insulina non “rovina” l’organismo perché se ne usa di più. Se il corpo ne ha bisogno, la dose va adeguata. Però un aumento progressivo del fabbisogno può indicare che qualcosa è cambiato: peso aumentato, minore attività fisica, alimentazione diversa, infezioni, stress, altri farmaci, peggioramento dell’insulino-resistenza, oppure iniezioni fatte in zone di lipodistrofia/lipoipertrofia dove l’insulina viene assorbita male. Gli effetti indesiderati principali di dosi più alte di insulina sono soprattutto ipoglicemie, aumento di peso e maggiore variabilità glicemica se l’assorbimento è irregolare. Non è quindi il numero di unità in assoluto a essere “pericoloso”, ma il fatto che la terapia sia adeguata, stabile e sicura. Il punto più importante nel suo racconto è la ipertrofia nella zona addominale. Se si inietta spesso nella stessa area, possono formarsi ispessimenti del tessuto sottocutaneo. In quelle zone l’insulina può essere assorbita in modo imprevedibile: a volte meno, a volte più lentamente, a volte in modo irregolare. Questo può portare a glicemie più alte, correzioni frequenti e apparente necessità di aumentare progressivamente le dosi. La mancata rotazione e l’uso ripetuto della stessa zona sono tra i principali fattori di rischio per lipoipertrofia, oltre che l'uso ripetuto dello stesso ago, che va cambiato ad ogni somministrazione.. Per quanto riguarda le iniezioni “alte” sull’addome: l’insulina va iniettata nel tessuto sottocutaneo, non troppo vicino a ossa, muscoli o aree dove lo strato adiposo è scarso. Le sedi classiche consigliate sono addome, cosce, glutei e parte postero-laterale delle braccia, scegliendo aree con sufficiente tessuto sottocutaneo. La zona “pericardiaca” non è un termine corretto per indicare una sede di iniezione sottocutanea. Se intende una zona molto alta dell’addome, verso il torace o sotto le coste, io la eviterei: non perché l’insulina possa arrivare al cuore, ma perché può essere una sede meno adatta, più sottile, più dolorosa e con assorbimento meno prevedibile. Meglio restare nelle sedi validate, evitando ombelico, cicatrici, aree dure, arrossate, dolenti o ispessite. Per l’addome, in genere si consiglia di evitare la zona troppo vicina all’ombelico e di ruotare ordinatamente i punti di iniezione. Potrebbe trovare giovamento dalla rivalutazione con il suo Diabetologo di fiducia. Cordialmente. Dott. Mario Manunta
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