Buongiorno ritorno a scrivere in questo sito dopo circa un anno avevo già parlato di mio figlio che

4 risposte
Buongiorno ritorno a scrivere in questo sito dopo circa un anno avevo già parlato di mio figlio che aveva fatto un test cognitivo standarizzato con qi 64 ma poi la commissione Asl Inps non ha confermato la disabilità lieve mio figlio adesso ha 16 anni la scuola quest' anno ha fatto pressione perché ripetessi i test e nonostante avesse già un pdp la scuola premeva per fare un pei in conclusione dopo avere chiesto a mio figlio se voleva fare i test lui mi ha detto di no aggiungo mio figlio a parte le difficoltà scolastiche e molto autonomo ha qualche amico e conduce una vita abbastanza normale alla fine con stremo dispiacere ho ritirato mio figlio dalla scuola la situazione era diventata invivibile con i professori e l ho scritto in un altra scuola ho rispettato la scelta di mio figlio ma a volte mi chiedo se ho fatto la cosa giusta non volevo costringerlo a fare una cosa che lui non voleva fare ma a volte mi chiedo se ho fatto la cosa giusta nelle nuova scuola va meglio ho spiegato la situazione ai prof ha il pdp ma ho chiarito che non avremo fatto più i test per il qi
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Buonasera. Non ha fornito molti dati perché la si aiuti; per capire meglio la sua scelta e se opportuna, la invito ad impegnarsi in un percorso o quantomeno in un colloquio per poterne parlare con calma e completezza

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Dott. Francesco Pio Calafiore
Psicologo, Neuropsicologo
Santa Teresa di Riva
Salve, comprendo la situazione. Il Qi è generalmente un parametro stabile, pertanto confidando nella corretta esecuzione della valutazione testistica, non può subire grosse variazioni. Tuttavia, il parametro del Qi da solo, non solo non è delle volte sufficiente, ma spesso può essere falsato da difficoltà specifiche. Prima di trarre conclusioni circa la disabilità intellettiva, andrebbero escluse delle difficoltà specifiche che possano avere delle ricadute sulla batteria WISC, che essendo multi componenziale, andrebbero ad avere un impatto sul Qi. Pertanto se il profilo é disomogeneo, una seconda valutazione la farei per scrupolo. Per concludere, un parametro da prendere in esame oltre al Qi, è il quoziente adattivo, attraverso una scala vineland, per comprendere il livello di compromissione funzionale di suo figlio. Detto tutto ciò, se suo figlio adesso è sereno, proceda così, ha fatto sicuramente una scelta necessaria per la serenità di suo figlio. Un caro saluto
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
capisco molto bene il Suo stato d’animo e il peso che questa decisione continua ad avere dentro di Lei. Quando si è genitori e si deve scegliere tra la tutela del benessere emotivo di un figlio e le pressioni istituzionali, il dubbio è quasi inevitabile, anche quando si agisce con attenzione e rispetto.

Da ciò che racconta emerge un elemento centrale: Lei ha tenuto conto non solo delle valutazioni cliniche e scolastiche, ma anche della soggettività di Suo figlio, della sua età, del suo livello di autonomia e della sua capacità di esprimere un limite. A 16 anni dire “no” a qualcosa che viene vissuto come invasivo o stigmatizzante è già un segnale di consapevolezza e di identità in costruzione. Forzarlo avrebbe probabilmente avuto un costo emotivo importante, soprattutto considerando che la situazione a scuola era diventata per lui e per Lei fonte di forte stress.

Il dato cognitivo, soprattutto quando isolato dal funzionamento quotidiano, non esaurisce mai la complessità di una persona. Lei stessa descrive un ragazzo che, pur con difficoltà scolastiche, è autonomo, ha relazioni sociali e una vita adattata. Questo è un aspetto clinicamente molto rilevante. In questi casi, insistere su ripetute misurazioni del QI può spostare il focus dal funzionamento reale alla sola etichetta, con il rischio di rinforzare vissuti di inadeguatezza o ritiro.

Il fatto che nella nuova scuola la situazione sia più sostenibile, che ci sia un PDP e che il clima con i docenti sia più collaborativo, è un indicatore concreto che la scelta fatta sta andando nella direzione della tutela. Non si tratta di “negare” le difficoltà, ma di contenerle in un contesto che non diventi persecutorio. Questo, dal punto di vista psicologico, è spesso ciò che permette a un ragazzo di continuare a investire su di sé senza sentirsi definito solo da ciò che non riesce a fare.

Il dubbio che ogni tanto riaffiora non significa che Lei abbia sbagliato, ma che è una madre attenta e responsabile. Può essere utile, nel tempo, spostare la domanda da “ho fatto la cosa giusta?” a “questa scelta sta aiutando mio figlio a stare meglio e a crescere?”. Da ciò che scrive, la risposta oggi sembra essere sì.

Saluti, resto a disposizione.
Dott.ssa Filomena Lopez
Neuropsicologo, Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
buon pomeriggio
nessuno può giudicare una madre e un figlio che si sentono bombardati nel chiedere costantemente dei test le valutazioni cognitive si fanno in base a delle richieste specifiche perche la scuola nota delle difficolta cognitive sia fa con la richiesta ai famigliari, la valutazione va fatta a distanza di tempo ma se c'è una diagnosi specifica non ha senso fare un altra valutazione è uno stress per il ragazzo . Quindi ipotizzo che ormai esausti abbiamo deciso questo però se il ragazzo è bravo trovi un altra strada per farlo studiare, non le precluda nulla, se posso chiedete un supporto psicologico per la famiglia...

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