Buongiorno, pongo questa domanda già conscio che la risposta sia "dipende, varia da persona a person
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Buongiorno, pongo questa domanda già conscio che la risposta sia "dipende, varia da persona a persona e da molte variabili", tuttavia vorrei provarci ugualmente.
Un tumore neuroendocrino a grandi cellule al polmone, al quarto stadio con metastasi epatiche e ossee, in un soggetto over65 con una salute non perfetta ma nemmeno troppo grave (pregresso infarto miocardico nel 2010, valori glicemici sempre meno
meno bassi che iniziano a necessitare di un trattamento farmacologico e, in generale, un po' di problemi di pressione) come vengono "considerati" dagli oncologi?
Sono praticamente una condanna a morte oppure vi è una concreta elevata probabilità di guarigione o di cronicizzazione della malattia per potenzialmente molti anni/a vita?
Lo chiedo perché sentendo le opinioni di alcuni medici (non oncologi) viene descritta come una situazione decisamente molto grave mentre, per altri (sempre non oncologi) viene fatto trasparire un forte ottimismo sulla prognosi dei tumori neuroendocrini, poiché "facilmente trattabili con la chemioterapia".
Naturalmente relativamente alla prognosi ho chiesto anche all'oncologo in questione che, in effetti, ha confermato che va tenuto "l'ottimismo" in merito.
Ma d'altronde, cos'altro può dire? Di essere pessimisti? Non so quanto la risposta sia "standard e di prassi" e quanto sia invece sincera.
Certo, l'oncologo non ha la sfera di cristallo, quindi non può conoscere il futuro...
... però può conoscere il passato! Può, immagino, accedere ai dati statistici sui tassi di sopravvivenza per questo tipo di tumori polmonari e dare quindi una "indicazione statistica". Giusto?
Inoltre, essendo il tumore in questione non adatto alle terapie a bersaglio molecolare, mi è parso di capire che l'unica arma sia la chemioterapia e, eventualmente, l'immunoterapia in seconda battuta.
Potete confermarmi (e, nel caso, menzionare) quali sono gli altri eventuali approcci terapeutici in questi casi?
Mi piacerebbe andare a leggermeli e studiarmeli per poter godere di quanto la scienza stia procedendo avanti a livelli bellissimi, anche grazie alle donazioni sulla ricerca che, in minima parte sul totale, anche io ho contribuito a finanziare!
Grazie mille per la comprensione e buona fortuna a noi!
Un tumore neuroendocrino a grandi cellule al polmone, al quarto stadio con metastasi epatiche e ossee, in un soggetto over65 con una salute non perfetta ma nemmeno troppo grave (pregresso infarto miocardico nel 2010, valori glicemici sempre meno
meno bassi che iniziano a necessitare di un trattamento farmacologico e, in generale, un po' di problemi di pressione) come vengono "considerati" dagli oncologi?
Sono praticamente una condanna a morte oppure vi è una concreta elevata probabilità di guarigione o di cronicizzazione della malattia per potenzialmente molti anni/a vita?
Lo chiedo perché sentendo le opinioni di alcuni medici (non oncologi) viene descritta come una situazione decisamente molto grave mentre, per altri (sempre non oncologi) viene fatto trasparire un forte ottimismo sulla prognosi dei tumori neuroendocrini, poiché "facilmente trattabili con la chemioterapia".
Naturalmente relativamente alla prognosi ho chiesto anche all'oncologo in questione che, in effetti, ha confermato che va tenuto "l'ottimismo" in merito.
Ma d'altronde, cos'altro può dire? Di essere pessimisti? Non so quanto la risposta sia "standard e di prassi" e quanto sia invece sincera.
Certo, l'oncologo non ha la sfera di cristallo, quindi non può conoscere il futuro...
... però può conoscere il passato! Può, immagino, accedere ai dati statistici sui tassi di sopravvivenza per questo tipo di tumori polmonari e dare quindi una "indicazione statistica". Giusto?
Inoltre, essendo il tumore in questione non adatto alle terapie a bersaglio molecolare, mi è parso di capire che l'unica arma sia la chemioterapia e, eventualmente, l'immunoterapia in seconda battuta.
Potete confermarmi (e, nel caso, menzionare) quali sono gli altri eventuali approcci terapeutici in questi casi?
Mi piacerebbe andare a leggermeli e studiarmeli per poter godere di quanto la scienza stia procedendo avanti a livelli bellissimi, anche grazie alle donazioni sulla ricerca che, in minima parte sul totale, anche io ho contribuito a finanziare!
Grazie mille per la comprensione e buona fortuna a noi!
L'approccio terapeutico è purtroppo più complesso di quello da lei descritto e coinvolge non solo l'oncologo ma anche del radioterapista . Purtroppo la prognosi per casi del genere è pessima e le linee terapeutiche disponibili di cui sia attestata l'efficacia sono scarse. Non conoscendo precisamente l'estensione della patologia a fegato ed ossa (sedi descritte da lei come sede di metastasi) è facile che mi sbagli,ma in linea di massima la sopravvivenza non supera i 12 mesi dalla diagnosi, a meno di risposte eccellenti alla terapia , evenienza che pure non è la regola.
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