Buongiorno, Mi presento sono un ragazzo di 27 anni, affetto da un Hashimoto, poco compensata farmac
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Buongiorno,
Mi presento sono un ragazzo di 27 anni, affetto da un Hashimoto, poco compensata farmacologicamente, e in più, ho una agenesia renale dx e sono iperteso grave, essendo molto emotivo ed un infermiere, ho il problema che a lavoro nonostante Cardura e Bisoprololo la pressione si alza e su indicazione del mio nefrologo, è una situazione da evitare per non danneggiare il rene sano, quindi volevo sapere se secondo voi esimi dottori, il mio datore di lavoro in questo caso, può esimermi da questo stress lavorativo, spostandomi da una Lungodegenza ad un reparto più tranquillo o un ambulatorio, grazie per l opinione.
Mi presento sono un ragazzo di 27 anni, affetto da un Hashimoto, poco compensata farmacologicamente, e in più, ho una agenesia renale dx e sono iperteso grave, essendo molto emotivo ed un infermiere, ho il problema che a lavoro nonostante Cardura e Bisoprololo la pressione si alza e su indicazione del mio nefrologo, è una situazione da evitare per non danneggiare il rene sano, quindi volevo sapere se secondo voi esimi dottori, il mio datore di lavoro in questo caso, può esimermi da questo stress lavorativo, spostandomi da una Lungodegenza ad un reparto più tranquillo o un ambulatorio, grazie per l opinione.
Le consiglio di chiedere al suo datore di lavoro una visita dal medico competente della sua azienda. Sarà lui a valutare la sua mansione e a stabilire eventuali limitazioni necessarie nello svolgimento del suo lavoro o a cambiarle la mansione qualora ritenuto necessario e se disponibile.
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Buonasera, nel suo caso, la presenza di ipertensione grave, agenesia renale monolaterale e tiroidite di Hashimoto poco compensata può giustificare una richiesta di cambio mansione per motivi di salute.
Il datore di lavoro non può autonomamente decidere di spostarla a un reparto meno stressante, ma è possibile ottenere una valutazione per certificare la necessità di una mansione compatibile con il tuo stato di salute.
Le consiglierei i seguenti step:
Visita dal medico competente dell’azienda ospedaliera o della struttura sanitaria presso cui lavora.
Certificazione specialistica da parte del nefrologo e dell’endocrinologo, specificando che l’esposizione a situazioni di stress potrebbe peggiorare la sua condizione e che sarebbe indicata una mansione meno gravosa.
Richiesta di accomodamenti ragionevoli ai sensi del D.Lgs. 81/2008 sulla tutela della salute dei lavoratori, che prevede la possibilità di adattamenti del ruolo in base alle condizioni fisiche.
Eventuale riconoscimento di invalidità civile o collocamento mirato ai sensi della Legge 68/1999, che potrebbe facilitare un cambio di ruolo se le sue condizioni lo giustificano.
Se il medico competente ritiene che la tua attuale mansione possa compromettere la tua salute, può certificare una idoneità con limitazioni e suggerire il trasferimento a un reparto meno stressante, come un ambulatorio o un’area a minore carico assistenziale.
Il datore di lavoro non può autonomamente decidere di spostarla a un reparto meno stressante, ma è possibile ottenere una valutazione per certificare la necessità di una mansione compatibile con il tuo stato di salute.
Le consiglierei i seguenti step:
Visita dal medico competente dell’azienda ospedaliera o della struttura sanitaria presso cui lavora.
Certificazione specialistica da parte del nefrologo e dell’endocrinologo, specificando che l’esposizione a situazioni di stress potrebbe peggiorare la sua condizione e che sarebbe indicata una mansione meno gravosa.
Richiesta di accomodamenti ragionevoli ai sensi del D.Lgs. 81/2008 sulla tutela della salute dei lavoratori, che prevede la possibilità di adattamenti del ruolo in base alle condizioni fisiche.
Eventuale riconoscimento di invalidità civile o collocamento mirato ai sensi della Legge 68/1999, che potrebbe facilitare un cambio di ruolo se le sue condizioni lo giustificano.
Se il medico competente ritiene che la tua attuale mansione possa compromettere la tua salute, può certificare una idoneità con limitazioni e suggerire il trasferimento a un reparto meno stressante, come un ambulatorio o un’area a minore carico assistenziale.
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