Buongiorno, ho 55 anni e soffro di prostatite batterica cronica da circa 10 anni. Negli ultimi 3

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Buongiorno,

ho 55 anni e soffro di prostatite batterica cronica da circa 10 anni. Negli ultimi 3 anni si sono verificati diversi episodi di acutizzazioni.
Ho seguito varie cure antibiotiche, molte delle quali estremamente lunghe e debilitanti. In questo stesso momento, mentre scrivo, ho appena ultimato un ciclo di antibiotici. Sono già divenuto intollerante a due antibiotici. Ho già subito diversi effetti collaterali. Al momento ho il fegato leggermente ingrossato a causa degli antibiotici ed ho attraversato un periodo di intossicazione. Non credo di essere l'unico che, per curare una prostatite cronica, abbia dovuto subire lunghi cicli di antibiotici, con rischi sulla propria salute e ripercussione sulla qualità della propria vita. Personalmente ho compromesso alcune attività sportive, la qualità del lavoro e talvolta la qualità delle ferie. Chiunque, dopo mesi di antibiotici, non è in forma ed ha rischiato di danneggiare/appesantire molti organi. Non da meno il rischio di intolleranze, intossicazioni e resistenze. E, considerato lo scarso numero di molecole effettivamente capaci di penetrare la prostata, se si sviluppano intolleranze e/o resistenze alle stesse, cosa si fa? Si rischia la vita, penso. Da un lato ti devi curare, dall'altro non puoi, Bella situazione. per quanto mi riguarda sono così intossicato che per smettere di assumere antibiotici sarei quasi disposto a farmi ritornare prostatite e febbre. E' quasi una trappola, senza via di uscita. Poi, un giorno, apprendi che qualcuno ha inventato qualcosa di miracoloso: le infiltrazioni di antibiotico. Con un sottile ago raggiungi la prostata, entri, inietti l'antibiotico, fai una strage di batteri, ed esci. Niente mesi di antibiotici, niente intossicazioni, salvi fegato, reni, stomaco, intestino, non infastidisci nulla. Niente sport rovinato, niente lavoro rovinato, niente ferie rovinate. Niente intossicazioni. Niente nausea, niente debolezza da antibiotici. Niente elemosinare che un 5% di quanto mandi in giro nel corpo ad intossicare tutto raggiunga la prostata, la raggiungi con concentrazioni migliaia di volte superiori. Niente effetti collaterali, niente mesi di attesa. Una salvezza, insomma. Però nemmeno fai in tempo a gioire che apprendi che molti specialisti ritengono tale metodo inefficace. La cosa ti stupisce, perchè hai difficoltà a comprendere secondo quale logica un sistema così lineare possa essere inefficace, allora ti documenti, ma ti accorgi che nessuno, nessuno, ripeto nessuno, spiega in modo valido il perchè questo sistema sarebbe inefficace. Tutti sanno dire che è inefficace, ma nessuno sa spiegare il perchè o, meglio, le spiegazioni che trovi, sembrano veramente inutili. Dopo anni di ricerche sul web, qui di seguito le spiegazioni che ho trovato accompagnate dalla logica secondo la quale sarebbero inutili.

- Non è necessario ricorrere alle infiltrazioni, oggi esistono classi di antibiotici che raggiungono benissimo la prostata.
Chi ha fornito tale spiegazione meriterebbe un solo ciclo di 3 mesi di questi antibiotici per comprendere che se, per caso, c'è una sola soluzione alternativa un paziente pagherebbe oro per poterne usufruire.

- L'antibiotico iniettato non si diffonde in tutta la prostata ma rimane confinato in alcune parti di essa.
A me, nella mia ignoranza, sembra molto strano che una ghiandola cosi vascolarizzata confini un fluido ivi iniettato. Ma sono un ignorante, quindi ho consultato 2 chirurghi al riguardo, non urologi, ma comunque chirurghi. Le loro risposte "Non so che dire, personalmente, da medico, ritengo che un liquidi iniettato in una ghiandola si diffonda molto facilmente in tutta essa".
Ma, tralasciando quanto sopra, so che dopo l'infiltrazione viene comunque eseguito un massaggio prostatico colto a far meglio diffondere il farmaco iniettato.
Ma, tralasciando quanto sopra, so che in alcuni casi l'ago viene inserito più volte ed in punti diversi della prostata, al fine proprio di garantire una maggiore diffusione in tutte le zone della ghiandola.
Ma, tralasciando quanto sopra, anche nella peggiore delle ipotesi, le zone non raggiunte nel primo trattamento potrebbero essere raggiunte nei successivi, visto che in tutto sono da 3 a 7 circa.
Ma, tralasciando quanto sopra, anche nella peggiore delle ipotesi a me sembra meglio una prostata non uniformemente raggiunta da un cocktail di antibiotici con concentrazione 1000 volte superiore che uniformemente raggiunta da un antibiotico che disperatamente cerca di penetrarla e la raggiunge in concentrazioni quasi ridicole garantendo risultati in tempi biblici.

- Le infiltrazioni di antibiotico non servono a molto in quanto nella maggior parte le prostatiti sono di origine infiammatoria e non batterica.
Questa, francamente, mi sembra fra tutte la più stupida risposta. E che facciamo, quella minoranza di pazienti che ha prostatite batterica la scartiamo? Senza contare che, proprio volendo citare l'importanza dell'aspetto infiammatorio, nelle infiltrazioni generalmente all'antibiotico viene associato il cortisone che, anche lui, raggiungerà la ghiandola in concentrazioni tali da avere effetti notevoli.

- Dovendo perforare il perineo, zona non sempre pulita, l'ago potrebbe portare nella prostata qualche batterio.
Complimenti, allora quando operiamo a cuore aperto dovremmo generare una sepsi ogni intervento. Ma non avevano inventato i disinfettanti e le procedure di disinfezione?
Senza contare che, se stiamo trattando una prostata infetta, cosa possiamo portarci dentro, un batterio fecale? Bene, gli stiamo iniettando dietro una siringata per uccidere lui e tutti i suoi fratelli arrivati prima, non vedo il problema. Ma rimane che in chirurgia si disinfettano terreni molto più difficili, non è questo il problema.

Quelle esposte sono le uniche spiegazioni che ho sin ora trovato e, sinceramente, non mi sembrano valide.
Premesso che non sono un propugnatore delle infiltrazioni e non sto in alcun modo sostenendo che siano certamente valide, ho l'unica esigenza che qualcuno, finalmente, mi spieghi in maniera logica perchè non sarebbero valide. Ad oggi nessuno ci è riuscito.
Se qualcuno ci riesce, lo ringrazio, altre risposte, commenti ed argomentazioni non mi interessano, francamente. Il web ne è pieno. Vorrei solo che qualcuno mi spiegasse con calma ed in modo logico perchè non sarebbero valide.

Grazie.
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
L'infiltrazione antibiotica e cortisonica o con altri antinfiammatori andò molto di moda fino a una decina di anni fa... poi i fallimenti terapeutici e i danni indotti alla prostata dai farmaci e dall'azione meccanica iniettiva fecero decadere tale trattamento e di fatto, salvo qualcuno che insiste, nessuno la pratica più... altro che miracolo lineare e semplice! Non aveva basi scientifiche neanche in termini di apporto locale di farmaci: la prostata è un organi ben vascolarizzato e con vasi che derivano direttamente dalla grande circolazione, per cui un farmaco arriva sempre in quantità adeguate. Il problema, che lei rifiuta, è invece proprio quello per cui i batteri nell'ambito prostatico non sono quasi mai la ragione dello stato di congestione infiammatoria che invece spesso deriva da condizioni di squilibri sia genitali che generali e soprattutto questi (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno). Su tali disfunzioni è vero che si possano impiantare batteri e virus, ma se non si rimuovono le cause è inutile riempirsi di antibiotici e antinfiammatori, qualunque sia la via di somministrazione. Inoltre i massacri di antibiotici scassano anche pesantemente il microbiota intestinale, genitale e urinario con tutto ciò che di negativo sullo stato dell'organismo e delle componenti genitali ciò comporta. Lei purtroppo ha subito un tale massacro antibiotico senza motivazione reale o forse motivato dall'esito della spermiocoltura che è un esame che si è dimostrato a bassa attendibilità per facilità di contaminazione... quindi ha presumibilmente assunto molti antibiotici e per lungo tempo, anche a forte tossicità, per nulla... il che ha messo in gravi difficoltà il suo organismo. Se invece di far ele cose in quel modo, ovvero inseguire batteri spesso inesistenti o innocenti, un buon andrologo avesse ben definito il suo quadro genitale e generale con i dovuti esami (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina; stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno, ma anche l'analisi del microbiota intestinale)... lei ora avrebbe risolto il problema stabilmente da molto tempo perché si sarebbero trattate le ragioni. Ovvio che si possa fare anche ora, con un buon andrologo che svolga quanto necessario con la massima contestualità e che attivi l'adeguata strategia terapeutica. Forse non sarà soddisfatto di questa rispostaq che le taglia il suo "miracolo", ma quanto suggerito è l'unica reale strada da percorrere se vuole uscire stabilmente dal problema. Ovvio che si debba sperare che il danno prostatico non abbia messo in moto altri aspetti quale la IPB e/o il cancro prostatico... perché allora molto cambia.

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