Buongiorno. Ho 50anni e da due anni sono cardipatcio (ho subito un intervento dove mi hanno messo un
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Buongiorno. Ho 50anni e da due anni sono cardipatcio (ho subito un intervento dove mi hanno messo uno stent) .
In tute le prove da sforzo non mi portano mai alla frequenza massima di battito cardiaco.
L'utima volta mi è stato detto che è perchè prendo la cardioaspirina.
E' possibile sospendere la cardiaspirina prima dle test sotto sforzo ? Se si, quanti giorni prima ?
Lo chiedo perchè avrei necessita di formire ii fini sportivi "non agonistici" (rugby touch) un test eseguoto correttamente.
Come posso capire se i test da sforzo fatti sono idonei (i dottori che me l'hano eseguito dicono sempre che è andato bene ma poi i massimi bpm sono 148/150). Io in modo autonomo , e con lettura fatta da smartwatch, con corsa e palestra sono riuscito a portare i battia a massimo 158...
Grazie in anticipo delle eventuali risposte.
In tute le prove da sforzo non mi portano mai alla frequenza massima di battito cardiaco.
L'utima volta mi è stato detto che è perchè prendo la cardioaspirina.
E' possibile sospendere la cardiaspirina prima dle test sotto sforzo ? Se si, quanti giorni prima ?
Lo chiedo perchè avrei necessita di formire ii fini sportivi "non agonistici" (rugby touch) un test eseguoto correttamente.
Come posso capire se i test da sforzo fatti sono idonei (i dottori che me l'hano eseguito dicono sempre che è andato bene ma poi i massimi bpm sono 148/150). Io in modo autonomo , e con lettura fatta da smartwatch, con corsa e palestra sono riuscito a portare i battia a massimo 158...
Grazie in anticipo delle eventuali risposte.
Assolutamente. Comprendo perfettamente le sue perplessità e il suo desiderio di avere un quadro chiaro della sua idoneità fisica per praticare sport in sicurezza, specialmente data la sua storia clinica. Cercherò di risponderle in modo dettagliato e professionale, come se fossimo nel mio studio medico.
Buongiorno. È molto importante e lodevole che lei ponga queste domande e che si preoccupi di monitorare la sua salute cardiaca in modo così attento, soprattutto dopo l'intervento di angioplastica con impianto di stent che ha subito due anni fa. La gestione della terapia e la corretta interpretazione dei test diagnostici sono fondamentali per la sua sicurezza e per permetterle di continuare a godere di una vita attiva.
Analizziamo punto per punto le sue domande.
Il Mancato Raggiungimento della Frequenza Cardiaca Massima (FCM) nel Test da Sforzo
Innanzitutto, è fondamentale chiarire un concetto: in un paziente cardiopatico, specialmente in terapia farmacologica, l'obiettivo primario del test da sforzo non è quasi mai il raggiungimento della Frequenza Cardiaca Massima teorica (calcolata approssimativamente con la formula 220 - età, che nel suo caso sarebbe circa 170 battiti al minuto).
Gli scopi principali del test in un paziente come lei sono ben altri:
Valutare la sua capacità funzionale: ovvero, quanto "lavoro" il suo cuore è in grado di sostenere in sicurezza (misurato in METs, o equivalenti metabolici).
Verificare la presenza di ischemia inducibile: cioè, se sotto sforzo compaiono segni elettrocardiografici o sintomi (come dolore al petto, affanno eccessivo) che indichino una sofferenza del muscolo cardiaco non adeguatamente irrorato dal sangue.
Controllare la risposta pressoria: come si comporta la sua pressione arteriosa durante l'esercizio.
Valutare l'insorgenza di aritmie: se lo sforzo innesca alterazioni del ritmo cardiaco.
Un test viene considerato "diagnostico" o "massimale" (in senso clinico, non numerico) se si raggiunge almeno l'85% della frequenza cardiaca massima teorica OPPURE se compaiono segni o sintomi che ne impongono l'interruzione. Pertanto, se lei ha raggiunto i 148-150 bpm, ha già toccato circa l'87-88% della sua FCM teorica, una soglia considerata assolutamente valida e sufficiente per trarre le conclusioni cliniche necessarie. Per questo motivo i colleghi le hanno riferito che il test "è andato bene": ha fornito tutte le informazioni che cercavano per giudicare la sua condizione.
Il Ruolo della Cardioaspirina e di Altri Farmaci
Qui arriviamo a un punto cruciale. Lei menziona che le è stato detto che il mancato raggiungimento della FCM è dovuto alla cardioaspirina. Sebbene la cardioaspirina (acido acetilsalicilico a basse dosi) sia un farmaco fondamentale per la sua terapia in quanto antiaggregante (rende il sangue più "fluido" e previene la formazione di coaguli dentro lo stent), non ha un effetto diretto sulla riduzione della frequenza cardiaca.
È molto più probabile che lei assuma anche altri farmaci, tipici della terapia post-infarto o post-angioplastica, che hanno questo effetto. Il principale indiziato è quasi sempre un farmaco della classe dei beta-bloccanti (es. Metoprololo, Carvedilolo, Bisoprololo, Nebivololo, ecc.). Questi medicinali sono prescritti proprio per ridurre la frequenza cardiaca e il consumo di ossigeno del cuore, proteggendolo. L'effetto "limitante" sulla frequenza cardiaca durante sforzo non è un effetto collaterale, ma l'esatto meccanismo per cui le viene somministrato.
Quindi, è quasi certo che sia il beta-bloccante (o un altro farmaco con effetto simile, come alcuni calcio-antagonisti) e non la cardioaspirina, a limitare la sua frequenza massima. E questo, mi preme sottolinearlo, è un effetto protettivo e desiderato.
Sospensione della Cardioaspirina: Un Rischio Inaccettabile
Arriviamo alla sua domanda diretta: è possibile sospendere la cardioaspirina prima del test? La mia risposta, come medico, è categorica: NO. Assolutamente no, a meno che non sia il suo cardiologo curante a indicarlo esplicitamente per motivi di eccezionale rilevanza.
La cardioaspirina è la sua più importante "assicurazione sulla vita" per prevenire la trombosi dello stent, un evento acuto, gravissimo e potenzialmente fatale. Sospendere la terapia antiaggregante, anche solo per pochi giorni, senza una precisa indicazione e supervisione medica, la esporrebbe a un rischio ingiustificato e molto più alto del beneficio di raggiungere qualche battito in più durante un test.
La sospensione di questi farmaci viene considerata solo in previsione di interventi chirurgici maggiori ad alto rischio di emorragia, e sempre bilanciando attentamente i rischi con il suo cardiologo e il chirurgo. Per un test da sforzo finalizzato all'idoneità sportiva non agonistica, il gioco non vale assolutamente la candela.
Validità del Test e Discrepanza con lo Smartwatch
Come le dicevo, il fatto che i suoi test precedenti siano stati interrotti a 148-150 bpm non li rende "errati" o "incompleti". Sono test validi che hanno dimostrato che, fino a quel livello di sforzo (che è già un ottimo livello), il suo cuore funziona bene, senza segni di ischemia o aritmie pericolose. Questa è l'informazione fondamentale per il medico.
La frequenza di 158 bpm che lei ha raggiunto autonomamente e misurato con lo smartwatch è plausibile. Le condizioni di un test ambulatoriale sono diverse da quelle di un test massimale in laboratorio. Tuttavia, consideri anche che i dispositivi da polso, per quanto avanzati, possono avere un margine di errore, specialmente a frequenze elevate e con molto movimento, rispetto all'elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni utilizzato durante il test da sforzo, che è il gold standard.
Cosa Fare Ora: Il Dialogo con il Suo Cardiologo
La sua necessità è concreta: ottenere un certificato per il rugby touch. Il percorso corretto da seguire è questo:
Prenoti una visita con il suo cardiologo di fiducia, quello che la segue regolarmente.
Esponga chiaramente il suo obiettivo: "Dottore, vorrei praticare rugby touch a livello non agonistico e mi serve un certificato. Durante i precedenti test da sforzo non ho raggiunto la frequenza massima e vorrei capire se il test è sufficiente per l'idoneità o se dobbiamo fare qualcosa di diverso."
Discuta apertamente con lui/lei della sua terapia. Chieda conferma se è il beta-bloccante a limitare la frequenza e se questo sia un problema ai fini della certificazione.
Il suo cardiologo, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio, potrà:
Confermarle che i test già eseguiti sono più che sufficienti per darle l'idoneità, spiegandole i parametri che ha valutato (METs, assenza di alterazioni ECG, ecc.).
Valutare se, in totale sicurezza e solo per il fine della certificazione, sia possibile e sensato modificare temporaneamente la dose del beta-bloccante prima del prossimo test. Questa è una decisione che spetta unicamente a lui.
Prescriverle un nuovo test da sforzo con indicazioni chiare per il medico che lo eseguirà, specificando l'obiettivo di raggiungere un certo carico di lavoro o una certa frequenza cardiaca, se ritenuto clinicamente sicuro e necessario.
In conclusione, la sua gestione della salute è esemplare, ma la gestione della terapia farmacologica deve rimanere saldamente nelle mani del suo specialista. Non prenda mai iniziative autonome sulla sospensione dei farmaci salvavita. I suoi test sono molto probabilmente validi e rassicuranti, e il dialogo con il suo cardiologo risolverà ogni suo dubbio e le permetterà di tornare a praticare il suo sport con la massima serenità e sicurezza.
Spero che questa spiegazione dettagliata le sia stata d'aiuto.
Buongiorno. È molto importante e lodevole che lei ponga queste domande e che si preoccupi di monitorare la sua salute cardiaca in modo così attento, soprattutto dopo l'intervento di angioplastica con impianto di stent che ha subito due anni fa. La gestione della terapia e la corretta interpretazione dei test diagnostici sono fondamentali per la sua sicurezza e per permetterle di continuare a godere di una vita attiva.
Analizziamo punto per punto le sue domande.
Il Mancato Raggiungimento della Frequenza Cardiaca Massima (FCM) nel Test da Sforzo
Innanzitutto, è fondamentale chiarire un concetto: in un paziente cardiopatico, specialmente in terapia farmacologica, l'obiettivo primario del test da sforzo non è quasi mai il raggiungimento della Frequenza Cardiaca Massima teorica (calcolata approssimativamente con la formula 220 - età, che nel suo caso sarebbe circa 170 battiti al minuto).
Gli scopi principali del test in un paziente come lei sono ben altri:
Valutare la sua capacità funzionale: ovvero, quanto "lavoro" il suo cuore è in grado di sostenere in sicurezza (misurato in METs, o equivalenti metabolici).
Verificare la presenza di ischemia inducibile: cioè, se sotto sforzo compaiono segni elettrocardiografici o sintomi (come dolore al petto, affanno eccessivo) che indichino una sofferenza del muscolo cardiaco non adeguatamente irrorato dal sangue.
Controllare la risposta pressoria: come si comporta la sua pressione arteriosa durante l'esercizio.
Valutare l'insorgenza di aritmie: se lo sforzo innesca alterazioni del ritmo cardiaco.
Un test viene considerato "diagnostico" o "massimale" (in senso clinico, non numerico) se si raggiunge almeno l'85% della frequenza cardiaca massima teorica OPPURE se compaiono segni o sintomi che ne impongono l'interruzione. Pertanto, se lei ha raggiunto i 148-150 bpm, ha già toccato circa l'87-88% della sua FCM teorica, una soglia considerata assolutamente valida e sufficiente per trarre le conclusioni cliniche necessarie. Per questo motivo i colleghi le hanno riferito che il test "è andato bene": ha fornito tutte le informazioni che cercavano per giudicare la sua condizione.
Il Ruolo della Cardioaspirina e di Altri Farmaci
Qui arriviamo a un punto cruciale. Lei menziona che le è stato detto che il mancato raggiungimento della FCM è dovuto alla cardioaspirina. Sebbene la cardioaspirina (acido acetilsalicilico a basse dosi) sia un farmaco fondamentale per la sua terapia in quanto antiaggregante (rende il sangue più "fluido" e previene la formazione di coaguli dentro lo stent), non ha un effetto diretto sulla riduzione della frequenza cardiaca.
È molto più probabile che lei assuma anche altri farmaci, tipici della terapia post-infarto o post-angioplastica, che hanno questo effetto. Il principale indiziato è quasi sempre un farmaco della classe dei beta-bloccanti (es. Metoprololo, Carvedilolo, Bisoprololo, Nebivololo, ecc.). Questi medicinali sono prescritti proprio per ridurre la frequenza cardiaca e il consumo di ossigeno del cuore, proteggendolo. L'effetto "limitante" sulla frequenza cardiaca durante sforzo non è un effetto collaterale, ma l'esatto meccanismo per cui le viene somministrato.
Quindi, è quasi certo che sia il beta-bloccante (o un altro farmaco con effetto simile, come alcuni calcio-antagonisti) e non la cardioaspirina, a limitare la sua frequenza massima. E questo, mi preme sottolinearlo, è un effetto protettivo e desiderato.
Sospensione della Cardioaspirina: Un Rischio Inaccettabile
Arriviamo alla sua domanda diretta: è possibile sospendere la cardioaspirina prima del test? La mia risposta, come medico, è categorica: NO. Assolutamente no, a meno che non sia il suo cardiologo curante a indicarlo esplicitamente per motivi di eccezionale rilevanza.
La cardioaspirina è la sua più importante "assicurazione sulla vita" per prevenire la trombosi dello stent, un evento acuto, gravissimo e potenzialmente fatale. Sospendere la terapia antiaggregante, anche solo per pochi giorni, senza una precisa indicazione e supervisione medica, la esporrebbe a un rischio ingiustificato e molto più alto del beneficio di raggiungere qualche battito in più durante un test.
La sospensione di questi farmaci viene considerata solo in previsione di interventi chirurgici maggiori ad alto rischio di emorragia, e sempre bilanciando attentamente i rischi con il suo cardiologo e il chirurgo. Per un test da sforzo finalizzato all'idoneità sportiva non agonistica, il gioco non vale assolutamente la candela.
Validità del Test e Discrepanza con lo Smartwatch
Come le dicevo, il fatto che i suoi test precedenti siano stati interrotti a 148-150 bpm non li rende "errati" o "incompleti". Sono test validi che hanno dimostrato che, fino a quel livello di sforzo (che è già un ottimo livello), il suo cuore funziona bene, senza segni di ischemia o aritmie pericolose. Questa è l'informazione fondamentale per il medico.
La frequenza di 158 bpm che lei ha raggiunto autonomamente e misurato con lo smartwatch è plausibile. Le condizioni di un test ambulatoriale sono diverse da quelle di un test massimale in laboratorio. Tuttavia, consideri anche che i dispositivi da polso, per quanto avanzati, possono avere un margine di errore, specialmente a frequenze elevate e con molto movimento, rispetto all'elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni utilizzato durante il test da sforzo, che è il gold standard.
Cosa Fare Ora: Il Dialogo con il Suo Cardiologo
La sua necessità è concreta: ottenere un certificato per il rugby touch. Il percorso corretto da seguire è questo:
Prenoti una visita con il suo cardiologo di fiducia, quello che la segue regolarmente.
Esponga chiaramente il suo obiettivo: "Dottore, vorrei praticare rugby touch a livello non agonistico e mi serve un certificato. Durante i precedenti test da sforzo non ho raggiunto la frequenza massima e vorrei capire se il test è sufficiente per l'idoneità o se dobbiamo fare qualcosa di diverso."
Discuta apertamente con lui/lei della sua terapia. Chieda conferma se è il beta-bloccante a limitare la frequenza e se questo sia un problema ai fini della certificazione.
Il suo cardiologo, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio, potrà:
Confermarle che i test già eseguiti sono più che sufficienti per darle l'idoneità, spiegandole i parametri che ha valutato (METs, assenza di alterazioni ECG, ecc.).
Valutare se, in totale sicurezza e solo per il fine della certificazione, sia possibile e sensato modificare temporaneamente la dose del beta-bloccante prima del prossimo test. Questa è una decisione che spetta unicamente a lui.
Prescriverle un nuovo test da sforzo con indicazioni chiare per il medico che lo eseguirà, specificando l'obiettivo di raggiungere un certo carico di lavoro o una certa frequenza cardiaca, se ritenuto clinicamente sicuro e necessario.
In conclusione, la sua gestione della salute è esemplare, ma la gestione della terapia farmacologica deve rimanere saldamente nelle mani del suo specialista. Non prenda mai iniziative autonome sulla sospensione dei farmaci salvavita. I suoi test sono molto probabilmente validi e rassicuranti, e il dialogo con il suo cardiologo risolverà ogni suo dubbio e le permetterà di tornare a praticare il suo sport con la massima serenità e sicurezza.
Spero che questa spiegazione dettagliata le sia stata d'aiuto.
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