Buongiorno, ho 30 anni e soffro di disturbo d’ansia, con una storia clinica caratterizzata da episo
Buongiorno, ho 30 anni e soffro di disturbo d’ansia, con una storia clinica caratterizzata da episodi ricorrenti. Riassumo brevemente: Primo episodio (19 anni) disturbo di panico con agorafobia, trattato con daparox, che ha dato un ottimo effetto terapeutico e mi ha garantito circa 5-6 anni di stabilità senza sintomi rilevanti. Secondo episodio (26 anni) Dopo una sospensione autonoma del daparox (che assumevo da anni), ho avuto una ricaduta con meno picchi (panico) ma ansia più radicata e persistente. In quel caso, la paroxetina una volta reintrodotta ha impiegato più tempo per funzionare e si è reso necessario un aumento. Terzo episodio (attuale) Ho affiancato psicoterapia cognitivo-comportamentale, scalaggio progressivo (in accordo con la psichiatra), nuovo lavoro, nuova casa, nuova ragazza, ho iniziato a sperimentare una vulnerabilità emotiva crescente, culminata con una forte manifestazione ansiosa che ha riattivato in blocco i vecchi schemi patologici. Ho quindi aumentato il dosaggio da 18 giorni. Ho notato un leggero miglioramento ma persistono momenti di ansia residua accompagnati da rimuginio, sconforto e demotivazione. Cosa sto sbagliando? Perché mi sembra di tornare sempre al punto di partenza? Eppure vi assicuro che pendo dalle labbra dei miei curanti, sono seguito da una psichiatra e da uno psicoterapeuta.
3 risposte
Gentilissimo, molto sinceramente le esprimo il mio punto di vista. Il suo disagio non sarà risolto fin quando lei non si deciderà ad intraprendere un'analisi. Non so quanti gliel'hanno detto ma se continua a tamponare con psicofarmaci e psicoterapie che non elaborano le cause profonde del suo disagio, questo non potrà che riproporsi con regolarità. Le consiglio vivamente di rivolgersi ad uno psicoanalista bravo nella sua zona. Se ha voglia e bisogno di un suggerimento non esiti a contattarmi
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Buongiorno, leggo tra le righe un forte bisogno di avere il controllo e la visione delle emozioni (“vulnerabilità emotiva crescente”) come elementi che disturbano o impediscono il controllo sia sul presente sia sul futuro. E mi pare anche che viva la sua emotività come una sconfitta. Non vedo nulla di sbagliato in Lei. L’abbinamento farmaco-psicoterapia non può avere un effetto magicamente rapido. La psicoterapia la aiuterà a costruire un significato, che ora manca, per pensieri ed emozioni. Si dia il permesso di aspettare che il cambiamento avvenga.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


