Buongiorno gentili dottori ho cambiato la paroxetina eutimil con dropaxin perché ques
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Buongiorno gentili dottori ho cambiato la paroxetina eutimil con dropaxin al di perché quest' ultima non mi riusciva più a calmare quando avevo dei soldi questo pensiero del gioco poi avevo abbandonato la vita sociale e non riuscivo a pensare a me... Tempo fa però mi faceva meglio e riuscivo a stare più sereno e giocare si ma poco... Ma perché dopo anni bisogna cambiare una cosa che prima faceva bene? Allora ogni 10 20 anni bisogna cambiare farmaco? secondo voi cosa posso fare x uscire da questa situazione confusa?
Salve, in realtà non ha effettuato nessun cambiamento dato che il principio attivo è lo stesso
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Buongiorno,
il dubbio che lei pone è molto comprensibile e riguarda una situazione frequente nella pratica clinica. La paroxetina (sia come Eutimil che come Dropaxin) è un ottimo farmaco, ma dopo lunghi periodi di assunazione continuativa (anni) alcune persone sviluppano una sorta di "tolleranza", fenomeno chiamato tachifilassi, cioè una riduzione dell'effetto terapeutico del farmaco nel tempo. Questo potrebbe spiegare perché una terapia che prima funzionava molto bene ora non le dia più la stessa serenità e tranquillità di un tempo.
Non significa però che debba necessariamente cambiare farmaco ogni 10-20 anni, bensì che, se il beneficio diminuisce, è opportuno fare una rivalutazione della terapia insieme al suo specialista. Spesso è sufficiente:
aggiustare il dosaggio (aumentandolo o diminuendolo leggermente);
aggiungere un altro farmaco di supporto o per potenziare l'effetto;
oppure eventualmente passare a un altro antidepressivo della stessa classe (come sertralina, escitalopram, vortioxetina, ecc.) che potrebbe avere nuovamente l'effetto benefico iniziale.
Nel suo caso specifico, dato che menziona anche problematiche legate al gioco e difficoltà nella vita sociale, potrebbe essere utile valutare con il suo psichiatra l’eventuale passaggio a un farmaco con un profilo leggermente diverso e che possa agire meglio sull’impulsività e sui comportamenti compulsivi.
È importante, inoltre, integrare la terapia farmacologica con un supporto psicoterapeutico specifico, che potrebbe aiutarla a gestire i pensieri legati al gioco e a migliorare la qualità della vita sociale.
Le consiglio quindi di confrontarsi direttamente con il suo specialista per decidere quale di queste strade seguire. La buona notizia è che le opzioni terapeutiche sono diverse e valide: certamente riuscirà a ritrovare il giusto equilibrio.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
il dubbio che lei pone è molto comprensibile e riguarda una situazione frequente nella pratica clinica. La paroxetina (sia come Eutimil che come Dropaxin) è un ottimo farmaco, ma dopo lunghi periodi di assunazione continuativa (anni) alcune persone sviluppano una sorta di "tolleranza", fenomeno chiamato tachifilassi, cioè una riduzione dell'effetto terapeutico del farmaco nel tempo. Questo potrebbe spiegare perché una terapia che prima funzionava molto bene ora non le dia più la stessa serenità e tranquillità di un tempo.
Non significa però che debba necessariamente cambiare farmaco ogni 10-20 anni, bensì che, se il beneficio diminuisce, è opportuno fare una rivalutazione della terapia insieme al suo specialista. Spesso è sufficiente:
aggiustare il dosaggio (aumentandolo o diminuendolo leggermente);
aggiungere un altro farmaco di supporto o per potenziare l'effetto;
oppure eventualmente passare a un altro antidepressivo della stessa classe (come sertralina, escitalopram, vortioxetina, ecc.) che potrebbe avere nuovamente l'effetto benefico iniziale.
Nel suo caso specifico, dato che menziona anche problematiche legate al gioco e difficoltà nella vita sociale, potrebbe essere utile valutare con il suo psichiatra l’eventuale passaggio a un farmaco con un profilo leggermente diverso e che possa agire meglio sull’impulsività e sui comportamenti compulsivi.
È importante, inoltre, integrare la terapia farmacologica con un supporto psicoterapeutico specifico, che potrebbe aiutarla a gestire i pensieri legati al gioco e a migliorare la qualità della vita sociale.
Le consiglio quindi di confrontarsi direttamente con il suo specialista per decidere quale di queste strade seguire. La buona notizia è che le opzioni terapeutiche sono diverse e valide: certamente riuscirà a ritrovare il giusto equilibrio.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
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