Buongiorno, da 8 anni assisto mio marito malato di SLA e a causa dell'eccessivo stress accumulato so

2 risposte
Buongiorno, da 8 anni assisto mio marito malato di SLA e a causa dell'eccessivo stress accumulato sono caduta in un'importante depressione. Il primo esordio l'ho avuto a luglio 2025, sono subito stata bene con la cura (Prothiaden + En + Entumin). In seguito ai primi miglioramenti mi è stato abbassato il dosaggio dei farmaci. A dicembre 2025 ho avuto una ricaduta, in più ho scoperto di avere un allungamento del QT dovuto ai farmaci presi nei mesi precedenti. Ho cambiato medico, il valore QT è rientrato, la mia cura attuale prevede di Diazepam alle 8 alle 14 e alle 20, gocce di Brintellix alle 8, compressa di Zoplicone + compressa di Olanzapina prima di andare a dormire. Proseguo questa cura da 15 gg ma continuo ad avere sempre gli stessi sintomi senza miglioramenti: umore depresso, stanchezza, insonnia grave, continuo stimolo urinario e inoltre non riesco a stare seduta, ho necessità di camminare avanti e indietro per tutta la giornata (e per tutta la notte).

Ho molti pensieri per la gestione di mio marito e sono preoccupata per le mie figlie che si trovano in questa difficile situazione.

PS. 20 anni fa ho avuto una depressione post-partum e in tutti questi anni ho assunto Sereupin e Xanax.

È normale non aver ancora notato miglioramenti? Secondo voi può esserci una resistenza ai farmaci? Potrebbe non trattarsi di depressione ma di qualcosa neurologico?
Buonasera, mi dispiace molto per il difficile frangente che sta attraversando. Sarebbe bene che informasse il suo psichiatra circa la sintomatologia che lamenta, così che possa adeguare la terapia che le ha prescritto. Il non aver ancora notato dei miglioramenti può essere ascrivibile anche soltanto al fatto che sta assumendo questa terapia da poche settimane e, come di certo saprà, gli antidepressivi manifestano il loro effetto dopo almeno 4 settimane di terapia a dosaggio pieno. Per la questione della resistenza ai farmaci di cui chiede sarebbero necessarie un po' di informazioni in più rispetto a quelle che ha fornito, in quanto per parlare di "resistenza" ci sono dei criteri precisi. In merito ad eventuali cause neurologiche purtroppo è difficile darle una risposta certa senza averla prima visitata e senza conoscere adeguatamente la sua storia clinica ed eventuali fattori di rischio, per cui, ancora una volta, la esorto a parlarne con il suo specialista di riferimento e con il suo medico di famiglia. Le auguro buona fortuna per tutto.

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Dr. Fabio M. P. Tortorelli
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Gentilissima,

la situazione che descrive porta con sé un carico emotivo e fisico di enorme portata, assistere un familiare con una patologia complessa come la SLA per otto anni rappresenta uno stress cronico logorante che rende la sua reazione depressiva assolutamente comprensibile e umana.

Entrando nel merito tecnico della farmacologia, ci sono due aspetti distinti da analizzare per rispondere ai suoi dubbi.

Il primo riguarda i tempi di risposta, quindici giorni di terapia con il Brintellix sono un intervallo di tempo biologicamente troppo breve per valutare un fallimento terapeutico o una resistenza.

Questo farmaco, come molti antidepressivi multimodali, necessita di un periodo di latenza che va dalle 2 alle 4 settimane per modulare efficacemente i recettori e iniziare a sostenere il tono dell'umore.

Tuttavia, c'è un secondo aspetto che merita un'attenzione immediata e riguarda il sintomo che lei descrive come impossibilità a stare seduta e necessità di camminare continuamente.

Questo fenomeno, che clinicamente viene definito acatisia, potrebbe non essere una semplice manifestazione dell'ansia o della depressione, ma un possibile effetto collaterale di tipo motorio talvolta legato all'assunzione di neurolettici come l'Olanzapina o all'attivazione iniziale di alcuni antidepressivi in soggetti sensibili.

L'acatisia si manifesta proprio con una smania motoria interna che costringe il paziente al movimento continuo e impedisce il riposo, peggiorando drasticamente l'insonnia e lo stato di angoscia percepita.

Se così fosse, non si tratterebbe di una malattia neurologica degenerativa né di una resistenza alla cura, ma di una risposta individuale avversa a una specifica molecola che necessita di essere gestita tempestivamente.

Le consiglio vivamente di contattare il medico che le ha prescritto la terapia riferendo nello specifico questa irrequietezza motoria, in quanto potrebbe essere necessario aggiustare i dosaggi o la scelta dei farmaci per alleviare questo sintomo che le impedisce il recupero fisico.

La sua non sembra essere una resistenza ai farmaci, quanto piuttosto la necessità di calibrare una terapia complessa su un organismo che è attualmente molto provato e sensibile.

Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.

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