Buongiorno, Cerco l'opinione di un infettivologo. Sono una donna di 35 anni. Il 12 maggio sono stat
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Buongiorno,
Cerco l'opinione di un infettivologo. Sono una donna di 35 anni. Il 12 maggio sono stata ricoverata per induzione del parto (causa polidramnios). Le torture sono durate 3 giorni per finire in cesareo d'urgenza. Da lì è iniziato il calvario. Già finita l'operazione avevo la febbre a 38. Da lì è iniziato il trattamento del dolore con brufen e paracetamolo. Durante l'operazione ho perso molto sangue a causa di un fibroma e così due giorni dopo, con emoglobina a 6,9, mi hanno fatto una trasfusione. Si sono fermati alla prima sacca a causa del rialzo della temperatura.
Dal giorno del parto mi hanno trattata con clindamicina. Sono stata dimessa il 18 che non mi reggevo in piedi. Dopo 3 giorni a casa ho iniziato ad avere picchi di febbre altissima. Mi hanno ricoverata il 22 maggio e hanno aumentato la dose di clindamicina ma nonostante ciò il 25 ho avuto un picco di febbre che ha sfiorato i 40 e sono pure svenuta. Il 26 i ginecologi hanno sentito l'infettivologo in seguito al referto dell'emocoltura che è risultata positiva ad enterococcus faecalis. A causa della mia allergia alle penicilline, ha suggerito terapia endovena con vancomicina e gentamicina. La procalcitonina era a 19,80 e la proteina C reattiva a 69.
Hanno ripetuto l'emocoltura giovedì 29 ed era ancora positiva. L'ho rifatta ieri, 1 giugno, e attendiamo gli esiti.
In data 1 giugno la PCR era a 5 e la procalcitonina se mi hanno riferito bene era a 0,38.
Volevo avere un parere realistico di un infettivologo perché i ginecologi in reparto sono molto vaghi: queste infezioni da enterococcus faecalis passano senza lasciare conseguenze? Quando posso considerarmi fuori pericolo? Qual è il rischio di recidiva?
Ho bisogno di vedere la luce in fondo al tunnel.
Cordialmente
Cerco l'opinione di un infettivologo. Sono una donna di 35 anni. Il 12 maggio sono stata ricoverata per induzione del parto (causa polidramnios). Le torture sono durate 3 giorni per finire in cesareo d'urgenza. Da lì è iniziato il calvario. Già finita l'operazione avevo la febbre a 38. Da lì è iniziato il trattamento del dolore con brufen e paracetamolo. Durante l'operazione ho perso molto sangue a causa di un fibroma e così due giorni dopo, con emoglobina a 6,9, mi hanno fatto una trasfusione. Si sono fermati alla prima sacca a causa del rialzo della temperatura.
Dal giorno del parto mi hanno trattata con clindamicina. Sono stata dimessa il 18 che non mi reggevo in piedi. Dopo 3 giorni a casa ho iniziato ad avere picchi di febbre altissima. Mi hanno ricoverata il 22 maggio e hanno aumentato la dose di clindamicina ma nonostante ciò il 25 ho avuto un picco di febbre che ha sfiorato i 40 e sono pure svenuta. Il 26 i ginecologi hanno sentito l'infettivologo in seguito al referto dell'emocoltura che è risultata positiva ad enterococcus faecalis. A causa della mia allergia alle penicilline, ha suggerito terapia endovena con vancomicina e gentamicina. La procalcitonina era a 19,80 e la proteina C reattiva a 69.
Hanno ripetuto l'emocoltura giovedì 29 ed era ancora positiva. L'ho rifatta ieri, 1 giugno, e attendiamo gli esiti.
In data 1 giugno la PCR era a 5 e la procalcitonina se mi hanno riferito bene era a 0,38.
Volevo avere un parere realistico di un infettivologo perché i ginecologi in reparto sono molto vaghi: queste infezioni da enterococcus faecalis passano senza lasciare conseguenze? Quando posso considerarmi fuori pericolo? Qual è il rischio di recidiva?
Ho bisogno di vedere la luce in fondo al tunnel.
Cordialmente
e' POSSIBILE CHE ABBIA SUBITO UNA CONTAMINAZIONE BATTERICA INTRA-OPERATORIA DA enterococcus faecalis!. Spesso sono germi antibiotico resistenti ed è importante scegliere l'antibiotico giusto e il dosaggio dopo aver eseguito un antibiogramma. Spesso si associano anche infezioni virali ospedaliere. Utile effettuare un controllo dei IgG e IgM contro i piu comuni virus ospedalieri. Oltre all'emocoltura è utile controllare anche l'urinocoltura.
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