Buongiorno a seguito di episodi dolorosi notturni al pene qualche mese fa. Dopo aver escluso cause
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Buongiorno
a seguito di episodi dolorosi notturni al pene qualche mese fa. Dopo aver escluso cause infettive ed aver effettuato vari esami quali urine, tampone uretrale, ecografia addominale, uroflussometria e cistoscopia, con esito per tutti sostanzialmente negativo. Manifestandosi anche episodi di disuria ed urgenza minzionale, mi è stata diagnosticata una possibile condizione di vescica iperattiva, per la quale mi è stato prescritta tamsulosina, che ho assunto per un mese, poi ho smesso e poi ho ripreso ormai da altre tre settimana. Tale farmaco diciamo che tiene sotto controllo la situazione, ma non senza effetti collaterali (praticamente quelli indicati nel bugiardino). Non essendo del tutto soddisfatto, ho provato a chiedere all'urologo se fossero possibile terapie alternative tipo fitofarmaci, citando il Serenoa Repens, ma ho ricevuto in risposta un diniego assoluto. Eppure leggo che, per quanto l'efficacia di tali preparati non sia cosi "sicura", il loro utilizzo possa essere considerato come una alternativa possibile, avendo il vantaggio di effetti collaterali molto minori. A questo punto, ha ragione il mio urologo a neppure considerare l'utilizzo di fitofarmaci? Oppure devo pensare che anche tra urologi ci possono essere idee diverse sul tema? Anche perchè, mi chiedo, non potrò mica andare avanti per sempre con tamsolosina, magari nel tempo potrebbe creare veramente dei problemi o no?
grazie
cordiali saluti
a seguito di episodi dolorosi notturni al pene qualche mese fa. Dopo aver escluso cause infettive ed aver effettuato vari esami quali urine, tampone uretrale, ecografia addominale, uroflussometria e cistoscopia, con esito per tutti sostanzialmente negativo. Manifestandosi anche episodi di disuria ed urgenza minzionale, mi è stata diagnosticata una possibile condizione di vescica iperattiva, per la quale mi è stato prescritta tamsulosina, che ho assunto per un mese, poi ho smesso e poi ho ripreso ormai da altre tre settimana. Tale farmaco diciamo che tiene sotto controllo la situazione, ma non senza effetti collaterali (praticamente quelli indicati nel bugiardino). Non essendo del tutto soddisfatto, ho provato a chiedere all'urologo se fossero possibile terapie alternative tipo fitofarmaci, citando il Serenoa Repens, ma ho ricevuto in risposta un diniego assoluto. Eppure leggo che, per quanto l'efficacia di tali preparati non sia cosi "sicura", il loro utilizzo possa essere considerato come una alternativa possibile, avendo il vantaggio di effetti collaterali molto minori. A questo punto, ha ragione il mio urologo a neppure considerare l'utilizzo di fitofarmaci? Oppure devo pensare che anche tra urologi ci possono essere idee diverse sul tema? Anche perchè, mi chiedo, non potrò mica andare avanti per sempre con tamsolosina, magari nel tempo potrebbe creare veramente dei problemi o no?
grazie
cordiali saluti
Ovvio che anche tra professionisti ci siano opinioni differenti e che possano essere impiegate strategie terapeutiche anche differenti. Tuttavia la questione principale è la diagnosi, ovvero la attenta valutazione del quadro alla base della sintomatologia e la valutazione delle ragioni del quadro locale, ragioni che possono anche essere più generali di quelle strettamente urinarie, aprendo così il campo andrologico che ha un ben più ampio respiro. Lea fatto alcune cose sul fronte urinario, ma molto poche sul fronte andrologico. Occorre quindi rivalutare quanto ha fatto alla luce di una attenta valutazione clinica per poi svolgere le adeguate valutazioni andrologiche sia genitali (ecodoppler pelvico-prostatico e testicolare, analisi spermatica completa e coltura del secreto prostatico estratto) che più generali (stato metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, vascolare, fisico e stressogeno). Solo poi si potrà evitare una terapia esclusivamente sintomatologica e si potrà attivare una adeguata terapia causale.
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