Buongiorno. A ottobre 2025 sono stato sottoposto a trattamento rezum, fortemente caldeggiato dagli u

7 risposte
Buongiorno. A ottobre 2025 sono stato sottoposto a trattamento rezum, fortemente caldeggiato dagli urologi, con la promessa che non avrei avuto conseguenze sull'eiaculazione. Invece ho totale assenza eiaculatoria. LA cosa, che è costantemente sottovalutata, crea una immensa sofferenza psicologica, addirittura identitaria, in quanto io sono io e non voglio diventare un altro. Quindi rifiuto ogni consiglio su come fare a rassegnarmi alla nuova condizione, assolutamente insoddisfacente. Mi chiedo francamente, perchè la sofferenza maschile sia sempre banalizzata. Se si facesse qualcosa di simile alle donne, per prolasso, per endometriosi o altro, ci sarebbe -giustamente- un esercito di femministe pronto a scendere sul piede di guerra. Ma vabbè. Piuttosto vorrei sapere se ci sono sistemi per evitare il tormento post orgasmico da eiaculazione retrograda, come il nervoso fortissimo che prende, al posto del senso di pace (viene voglia di rompere qualcosa) e lo stimolo imperioso a urinare. Doversi alzare, incavolato nero, per giunta per urinare due o tre volte, è davvero un tormento. Grazie. Per favore, questa volta senza frottole. Gli urologi me ne hanno raccontate abbastanza!
Dr. Giuseppe Cenzato
Ginecologo, Venereologo, Sessuologo
Napoli
se ha praticato questo sistema terapeutico avrebbe dovuto sapere che esistono effetti collaterali , diversi da soggetto a soggetto. Se la ha sospesa attenda 60/90 giorni per il ripristino delle condizioni iniziali, e poi , se l'urologo lo ritiene opportuno, pensi all'intervento, che in mani esperte non le porterà problemi

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive merita di essere preso sul serio e non banalizzato. La perdita dell’eiaculazione dopo un intervento come il Rezum può avere un impatto psicologico molto profondo, non solo sulla sessualità ma anche sul senso di identità, continuità personale e percezione di sé come uomo. Per molte persone non si tratta affatto di un “dettaglio tecnico”, ma di una modifica vissuta come invasiva e dolorosa. È comprensibile quindi che lei provi rabbia, frustrazione, senso di tradimento e anche rifiuto verso l’idea di “doversi semplicemente abituare”.
Dal punto di vista fisiologico, i sintomi che descrive — nervosismo intenso post-orgasmico, irritabilità marcata, sensazione di mancato appagamento e bisogno urgente di urinare — possono comparire quando l’orgasmo non è accompagnato dalla normale emissione del liquido seminale o quando è presente eiaculazione retrograda. Alcuni uomini riferiscono proprio una sensazione di “circuito interrotto”: il corpo arriva all’orgasmo ma manca quella componente di scarica e rilassamento che prima produceva benessere e distensione.
Il bisogno di urinare dopo l’orgasmo, in questi casi, è spesso legato al fatto che il liquido seminale viene convogliato in vescica; inoltre la contrazione muscolare pelvica e l’attivazione neurovegetativa possono lasciare una sensazione di tensione invece che di rilascio. Non è “nella sua testa”, né un capriccio.
Purtroppo non esiste una soluzione universale, ma ci sono alcuni aspetti che possono essere valutati:


verificare con un andrologo/urologo esperto in sessualità maschile se si tratti di assenza eiaculatoria completa o di eiaculazione retrograda;


valutare eventuali terapie farmacologiche che, in alcuni casi selezionati, possono migliorare la chiusura del collo vescicale;


lavorare sulla componente neurovegetativa e tensiva che accompagna l’orgasmo, perché il sistema nervoso può “associarsi” nel tempo a frustrazione, rabbia e iperattivazione;


affrontare anche il vissuto traumatico legato all’intervento e alla percezione di non essere stati adeguatamente informati. Questo aspetto spesso viene trascurato, ma può amplificare enormemente la sofferenza post-orgasmica.


È importante però chiarire una cosa: elaborare psicologicamente ciò che è accaduto non significa “rassegnarsi” o negare il danno percepito. Significa piuttosto dare uno spazio serio e competente a una sofferenza che sta incidendo sulla qualità della vita, sul corpo e sull’identità.
Le consiglierei quindi di approfondire sia con un andrologo esperto in sessuologia maschile sia con uno psicoterapeuta/sessuologo che abbia esperienza nel lavoro con le conseguenze psicologiche dei cambiamenti corporei e sessuali post-intervento.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Concettina Dodson Saija
Sessuologo, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Capisco molto bene la rabbia che descrive, e credo sia importante dirlo chiaramente: per molti uomini la perdita dell’eiaculazione non è un “dettaglio tecnico”, ma può essere vissuta come una frattura profonda dell’identità corporea, sessuale ed emotiva.
Il problema è che spesso ci si concentra solo sull’esito urologico dell’intervento, sottovalutando completamente l’impatto neuropsicologico e simbolico che può avere sulla sessualità maschile.

Quello che descrive dopo l’orgasmo — irritabilità intensa, nervosismo, sensazione di “scarica incompleta”, bisogno urgente di urinare, assenza della sensazione di quiete post-orgasmica — è qualcosa che alcuni uomini riferiscono dopo alterazioni dell’eiaculazione, e può diventare estremamente frustrante e destabilizzante.

Non credo però che la strada utile sia “rassegnarsi”. Ok
Esiste uno spazio di lavoro serio, psicosessuologico e neurofisiologico, che può aiutare a comprendere meglio cosa stia accadendo al suo sistema sessuale e nervoso dopo l’intervento, e soprattutto come ridurre questa condizione di tormento post-orgasmico che sta vivendo.

In questi casi spesso è necessario lavorare non solo sull’aspetto medico, ma anche sulla risposta neurovegetativa, sulla percezione orgasmica, sulla rabbia accumulata e sul vissuto di perdita e alterazione del Sé corporeo.

Le consiglierei una valutazione sessuologica approfondita, senza approcci banalizzanti o rassicurazioni vuote.
Il fatto che lei stia cercando risposte lucide e non “frottole” è già un punto importante.
Dott.ssa Elisa Salvati
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Sono la dottoressa Salvati.
Capisco che lei stia vivendo questa conseguenza dell’intervento non come un semplice effetto collaterale, ma come qualcosa che ha inciso profondamente sul suo vissuto corporeo, sessuale e identitario ed è comprensibile che possa sentirsi arrabbiato e tradito, soprattutto alla luce delle rassicurazioni ricevute prima del trattamento.
Quello che lei descrive merita di essere preso sul serio, senza ridurlo né a un dettaglio tecnico né a una questione puramente psicologica.
Da un lato c’è la trasformazione concreta della funzione corporea, dall’altro l’impatto che questa trasformazione ha sul modo in cui lei si riconosce e si percepisce.
Anche i sintomi che riferisce dopo l’orgasmo (l’irritazione intensa, la tensione nervosa e l’urgenza urinaria) vanno ascoltati nella loro realtà soggettiva, perché fanno parte dell’esperienza che sta vivendo e del modo in cui il corpo oggi risponde.
Credo che, in parallelo al lavoro di elaborazione di ciò che questa perdita comporta per lei, possa essere utile anche un approfondimento medico specifico, non per smentire il suo vissuto ma per comprenderne meglio i meccanismi e verificare se vi siano margini di intervento sul piano fisico.
Da parte mia, mi interessa che questo non venga ridotto né a un problema “da accettare” né a qualcosa che la riguarda solo psicologicamente, ma che possa essere pensato nella sua complessità.
Dott.ssa Stefania Crocetta
Sessuologo, Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buon giorno, purtroppo non c'è niente che possa alleviare 'il tormento post-orgasmico'. Sento forte un senso di ribellione e non accettazione 'io sono io e non voglio diventare un altro'. Capsco che si senta tradito da chi non l'ha saputo informarla nella maniera più corretta, ma al di làdella legittima rabbia, dovrà col tempo accettare la sua nuova realtà e così il dolore dell'anima si attenuerà e imparerà a gioire di nuovo del senso di pace post-orgasmico. P.S. Tra l'altro per le donne non c'è molta differenza. Anzi alcune potrebbero apprezzarla anche di più.
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno. Quello che descrivi merita di essere preso sul serio.
La perdita dell'eiaculazione o una sua alterazione dopo una procedura prostatica può essere vissuta da alcuni uomini come una conseguenza molto più pesante di quanto venga spesso rappresentato. Per alcune persone non è soltanto una questione sessuale: coinvolge identità, immagine di sé, mascolinità, continuità con il proprio corpo e con il modo in cui hanno vissuto la sessualità per decenni. Non c'è nulla di irrazionale nel considerarla una perdita significativa.
Venendo alla questione pratica, ci sono alcuni punti da considerare.
Riguardo ai rimedi, purtroppo non esiste una soluzione universalmente efficace.
Un aspetto che approfondirei con uno specialista che abbia esperienza specifica in medicina sessuale maschile (non necessariamente l'urologo che ha eseguito l'intervento) è proprio questo: esiste ancora emissione di liquido seminale che finisce in vescica oppure l'emissione è sostanzialmente assente?
Dott.ssa Maria Gabriella Scuderi
Sessuologo, Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge anzitutto un aspetto che merita di essere riconosciuto: non sta soffrendo soltanto per un cambiamento fisico, ma per la sensazione di aver perso qualcosa di importante della sua identità sessuale e corporea. Quando una persona affronta un intervento con l'aspettativa di preservare una funzione e poi sperimenta un esito diverso, è comprensibile che possa sentirsi delusa, arrabbiata e persino tradita. Per quanto riguarda i sintomi che riferisce dopo l'orgasmo (forte nervosismo, irritabilità, senso di tensione e bisogno urgente di urinare), è importante distinguere tra gli aspetti psicologici e quelli medici, pertanto una valutazione urologica specialistica è necessaria per chiarire se vi siano altri fattori coinvolti. Sul piano psicologico, spesso la rabbia intensa che segue l'orgasmo non dipende esclusivamente dal fenomeno fisico in sé, ma anche dal significato che quel cambiamento ha assunto per la persona. Se ogni orgasmo diventa la conferma di una perdita subita, il momento che prima era associato a piacere e rilassamento può trasformarsi in un'esperienza di frustrazione e sofferenza. Questo non significa che "sia tutto nella testa", ma che corpo ed esperienza emotiva finiscono per influenzarsi reciprocamente.
Comprendo il suo desiderio di non sentirsi dire semplicemente di rassegnarsi, quindi potrebbe essere utile confrontarsi sia con un urologo esperto nelle complicanze funzionali post-Rezum sia con uno psicoterapeuta o sessuologo che abbia esperienza in ambito andrologico, non per minimizzare il problema, ma per aiutarla a gestire il forte impatto emotivo che sta avendo sulla sua qualità di vita.
Le auguro di trovare professionisti che sappiano ascoltare la sua sofferenza senza banalizzarla.

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