Buonasera, sono una sig.tra di 52 anni, ho vulvodinia localizzata alla clitoride, dopo vari farmaci,
Buonasera, sono una sig.tra di 52 anni, ho vulvodinia localizzata alla clitoride, dopo vari farmaci, integratori, tossina botulinica al pavimento pelvico e radiofrequenza pulsata, ho alti e bassi con dolore che non mi fa vivere, sono 3 anni che e apparso questo sintomo. Ho sentito parlare della neuralterapia o di infiltrazioni paraclitoridee, con tossina. Potreste darmi un consiglio in base alla vs esperienza qualle approccio, potrebbe essermi utile..Grazie Sono disperata
4 risposte
Il suo caso deve essere preso in carico da un centro di terapia del dolore per valutare la necessità di mettere un neurostimolatore.
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Potremmo fare una radiofrequenza mirata e se non dovesse andar bene magari si potrebbe pensare ad uno stimolatore periferico sacrale. Mi contatti e la seguiremo nel percorso di terapia del dolore.
Gentile Signora, la vulvodinia/clitoridodinia cronica richiede un inquadramento presso un Centro di Terapia del Dolore esperto in dolore pelvico cronico. Dopo i trattamenti già eseguiti, è fondamentale rivalutare la componente prevalente (neuropatica, miofasciale, infiammatoria) prima di ulteriori procedure. In casi selezionati possono essere considerate tecniche come blocchi/infiltrazioni mirate dei nervi coinvolti (es. pudendo), infiltrazioni locali o trattamenti con tossina botulinica, ma solo dopo valutazione specialistica. Le consiglio un centro multidisciplinare con algologo, ginecologo esperto di vulvodinia e fisioterapista del pavimento pelvico per definire il percorso più appropriato.
Buonasera. Dopo tre anni di dolore e numerosi trattamenti locali con beneficio solo parziale e temporaneo, è probabile che sia presente una importante componente nociplastica, cioè una sensibilizzazione persistente del sistema nervoso. In questo quadro continuare a eseguire infiltrazioni o tossina nella zona dolorosa difficilmente rappresenta la soluzione e può mantenere l’attenzione sul distretto come se vi fosse ancora un danno locale da correggere. È più utile impostare un percorso di desensibilizzazione, consapevolezza corporea, graduale recupero del movimento e della funzione, associando farmaci solo se realmente utili.
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