Buonasera sono una mamma di un ragazzo di 21 anni che ormai da anni vivo una situazione di disagio.M
Buonasera sono una mamma di un ragazzo di 21 anni che ormai da anni vivo una situazione di disagio.Mio figlio è oppositivo provocatorio e ossessivo compulsivo, probabilmente ha anche ADHD non diagnosticato,ma dai suoi comportamenti si deduce che ha proprio questo disturbo.Io sono il suo capoespriatorio,mi tratta male,mi umilia,mi dice parole brutte che nessuna madre vorrebbe sentirsi dire,non so più che fare,la vita in famiglia è da tanti anni ormai distrutta a causa sua che è consapevole che è malato ma non vuole fare nulla per risolvere questa situazione,non vuole intraprendere nessun percorso terapeutico ci abbiamo provato in tutti i modi,io purtroppo non sto bene di salute,un anno e mezzo fa ho avuto una pancreatite acuta necrotica emorragica,e mi sono salvata per miracolo,non ce la posso più fare.
2 risposte
Buongiorno, la sua storia è molto seria e dolorosa, il centro di salute mentale ha la facoltà di intervenire a domicilio e/o di prescrivere un accertamento sanitario obbligatorio o addirittura un TSO in caso di necessità.
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Comprendo quanto questa situazione sia estenuante, soprattutto considerando le tue condizioni di salute che richiederebbero invece serenità e minor stress. A 21 anni tuo figlio è maggiorenne e questo cambia completamente la prospettiva: non puoi obbligarlo a curarsi, ma puoi e devi proteggerti. Il fatto che sia consapevole del problema ma rifiuti qualsiasi aiuto è un elemento centrale: significa che al momento non c'è motivazione al cambiamento. In questa fase devi lavorare su due fronti. Il primo riguarda te stessa: dopo quello che hai passato con la pancreatite, il tuo organismo ha bisogno di tranquillità. Lo stress cronico che vivi può compromettere seriamente la tua salute. Considera un supporto psicologico per te, per imparare a porre confini chiari e proteggerti emotivamente, anche se questo significa prendere decisioni difficili riguardo alla convivenza. Il secondo fronte riguarda tuo figlio: puoi comunicargli con fermezza che sei disponibile ad accompagnarlo in un percorso terapeutico quando sarà pronto, ma che non sei più disposta a essere il suo bersaglio. Questo può significare che se i comportamenti violenti continuano, potrebbero esserci conseguenze concrete, fino a valutare soluzioni abitative diverse. Non è abbandonarlo, è dargli la responsabilità delle sue scelte. Se i comportamenti includono minacce o violenza fisica, non esitare a coinvolgere le autorità competenti. A volte proprio una crisi che porta a un intervento esterno può diventare il punto di svolta che apre alla consapevolezza della necessità di cura. Ricorda che non puoi salvare chi non vuole essere salvato, ma puoi salvare te stessa. La tua vita ha valore e merita di essere protetta. Come sta scritto: "Ciascuno infatti porterà il suo proprio fardello" (Galati 6:5). Non puoi portare anche il suo, soprattutto quando lui rifiuta attivamente qualsiasi aiuto.
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