Buonasera, sono un ragazzo di 23 anni che da circa 3/4 anni consuma abitualmente marijuana, solitame
Buonasera, sono un ragazzo di 23 anni che da circa 3/4 anni consuma abitualmente marijuana, solitamente la sera, prima di andare a dormire (non fumo sigarette), mi chiedevo secondo la comunità scientifica a quali tipi di conseguenze potrei andare in contro nel lungo periodo.. comprendo il danno ai polmoni dato dalla combustione, ma a livello cognitivo-comportamentale possono esserci alterazioni? Personalmente ritengo di avere un approccio molto maturo alla cosa, fumo soltanto se so di non dover uscire e/o mettermi alla guida di un mezzo e riconosco che mi abbia aiutato molto per quanto riguarda i problemi di insonnia di cui ho sempre sofferto, al contrario, se il giorno dopo ho da fare qualcosa di importante mi causa ansia innescando una serie di pensieri che rendono più difficoltoso il sonno ed in quel caso infatti evito direttamente.
25 risposte
Gentilissimo, la questione che ci pone in maniera esplicita e’ relativa ad eventuali “alterazioni” e danni “a livello cognitivo-comportamentale” prodotti dalla sostanza psicotropa, salvo poi sottolineare il suo “approccio maturo” all’uso della sostanza. Forse, oltre a domandarsi legittimamente se, nonostante il suo “approccio maturo”, la sostanza non possa recare danno e causare “alterazioni” (alterazioni che lei stesso evidenzia e cui fa riferimento parlando di “ansia” e di “pensieri”, che la portano ad evitare di assumere la sostanza quando sa che il giorno dopo deve “fare qualcosa di importante”) occorrerà domandarsi come mai la sua insonnia sia, pur in un’eta’ così giovane, tanto significativa da necessitare una sorta di automedicazione con la sostanza stessa. Non sarà meglio capire le ragioni di tale insonnia ed intervenire con una psicoterapia che vada a risolvere il problema alla base, oltre agli eventuali problemi che ad essa sono correlati? Un caro saluto, Marta Corradi.
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Buongiorno, se si fa questa domanda evidentemente qualcosa non va. La questione secondo me è: a cosa le serve la sostanza? Qual è la sua funzione nella sua vita? Serve per esempio a sostituire una relazione? O che altro? Credo che la persona sia fatta per entrare in relazione con l'altro e per essere amata. Tutto ciò che serve per sostituire o mitigare qualcosa che ci fa male, può essere utile sul momento, ma nel tempo non farà che aumentare il nostro disagio. Un caro saluto.
Buongiorno, come lei stesso scrive, se è tranquillo la marijuna le concilia il sonno, se è agitato per qualcosa che deve fare il giorno dopo "le inchioda" il pensiero. Quindi al momento oltre al chiedersi che danno può procurarle a lungo termine, mi chiedevo quale fosse il reale beneficio sul qui e ora che ne trae, cosa sostituisce? L'insonnia è un disagio che va affrontato, io partirei da quello chiedendo un consulto psicoterapico e valutando insieme la situazione. un caro saluto, Wanda Donisi
Buonasera, non sottovaluti la comparsa di questa ansia, che rischia di peggiorare nel tempo. Tendenzialmente il ricorso a sostanze è da monitorare e possibilmente debellare. Le consiglio di intraprendere una psicoterapia al più breve, in modo da risolvere la situazione. dott Tealdi
Buonasera gentile utente, per rispondere alla sua domanda posso dirle che numerose ricerche scientifiche dimostrano che l’uso continuativo di cannabis può danneggiare sia l’amigdala, coinvolta nei processi di elaborazione della paura e delle altre emozioni, e l’ippocampo, coinvolto nella memoria e nelle abilità spaziali. Credo però che, aldilà di queste implicazioni potrebbe pensare ad una consultazione psicologica per conoscere quali siano i motivi sottostanti o quale emozione sente di dover regolare attraverso l’utilizzo di questa sostanza. Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Elisa Taverniti
Buongiorno, esiste l'abuso di sostanze caratterizzata da uso continuativo della sostanza malgrado le conseguenze negative e, la dipendenza da sostanze che comprende l'uso continuativo, l'uso compulsivo e la perdita di controllo cioè l'utilizzo di quantità sempre maggiori di droga. Nella dipendenza può esserci, non sempre, sintomi di dipendenza fisica e psichica. La marijuana ha un'emivita lunga cioè rimane nei consumatori regolari per più giorni nel sangue quindi è utile anche considerare questo aspetto. Questa sostanza viene utilizzata in medicina come antivomito, anoressia ecc. ecc.. Il fatto che la marijuana venga utilizzata sempre più in medicina non giustifica il suo utilizzo in modo indiscriminato e le proprietà automedicanti, rilassanti o antidolorifici sono tali solo all'interno di un protocollo. I problemi psichici sono relativi a perdita di memoria e una sindrome chiamata amotivazionale. I deficit fisici comprendono per le cause sopra citate, aumento dei tempi di reazione, immunosoppressione, danni ai polmoni, calo della produzione ormonale (Fischer e Harrison, 1997). In ogni caso è capire cosa c'è dietro all'utilizzo di marijuana, cioè che funzione ha realmente la sostanza oltre che essere un rito che applica prima di dormire. È possibile con uno psicologo acquisire maggiore consapevolezza e diventare più abile nel comprendere la necessità reale di assumerla. Tanti auguri. Omar Vitali
Buongiorno. L'utilizzo prolungato di marijuana provoca disturbi di memoria nel lungo termine. Esistono anche in rete immagini di risonanze cerebrali che mostrano chiaramente le differenze con un cervello sano. Sempre più viene utilizzata come automedicazione per l'ansia, ma nessun neurologo la prescriverebbe x tale motivo. Esistono viceversa degli estratti di cannabis che si assumono esclusivamente come farmaco, talvolta anche nell'Alzheimer, ma con intenti differenti dal contenimento dell'angoscia
Buongiorno, come hanno evidenziato i miei colleghi, l'uso prolungato di sostanze può generare disturbi psichiatrici significativi. Un aspetto da tenere in considerazione, non riguarda tanto le conseguenze dell'uso/abuso di sostanze, che ovviamente non vanno sottovalutate. Ma, secondo me, è necessario comprendere le aree di fragilità personali e le inclinazioni emotivie, rispetto alle quali il consumo di sostanze si insinua lentamente. Il consumo va sempre messo in relazione ad eventi e fasi dell'esistenza. Solo attraverso una comprensione di sé più articolata, la persona può riappropriarsi della propria esperienza. Esperienza, che nel consumo prolungato diventa l'unica modalità per sentirsi e per provare piacere. La invito pertanto, a considerare la possibilità, qualora non l'avesse già fatto, di parlarne con uno psicologo. Può diventare un'opportunità per iniziare ad occuparsi di sé. Buona giornata. Paola Uriati
Gentile l'uso prolungato di marijuana da strada comporta diverse problematiche, dalla diminuzione della memoria a problematiche comportamentali che agiscono sul controllo degli impulsi e dell'emotività. In alcuni casi l'uso di marijuana si è visto slatentizzare problemi psichici più pervasivi quali disturbi dell'umore e psicosi. La questione è perché lei hai bisogno di una sostanza per addormentarsi, cosa la turba, cosa cerca di nascondere e coprire con tale sostanza? Mi pare di capire che c'è un vissuto di ansia e irrequietezza che soggiace tale comportamento. Inoltre dice di gestire la cosa in maniera adulta, ma essere adulto significa riconoscere le proprie emozioni e difficoltà e agire di conseguenza, accogliere, non fuggire nello stordimento.
La marijuana evidentemente ha degli effetti psicoattivi importanti che possono variare da un senso di stordimento, d'allegria e di relax fino all'ansia con indici anche rilevanti. Ovviamente questa diversità di effetti è dovuta sia da alcune influenze psicologiche in atto che da una certa capacità di sintesi del THC che differisce rispetto ad ogni singola persona. La comunità scientifica attualmente sta riflettendo con molta serietà sull'opportunità di una sua legalizzazione e, al di là delle questioni politiche, sociali e culturali, ci sono ancora delle questioni aperte legate al suo utilizzo in rapporto alla salute pubblica. In linea di principio comunque, al di là di ogni altra possibile e opportuna riflessione anche sul suo utilizzo terapeutico, credo che minori dipendenze si hanno meglio è; pertanto la invito a verificarsi specialmente nelle motivazioni che la spingono verso la sostanza ed eventualmente avviare un processo terapeutico dedicato proprio per superare l'abitudine. Cordialmente
Hashish e Marijuana hanno un meccanismo d’intossicazione che si caratterizza per senso di euforia e di benessere, seguito da disinibizione, aumento dell’appetito e dell’attività sessuale, alterazione delle prestazioni cognitive e psicomotorie. Hall ed i suoi collaboratori (1995) hanno descritto le conseguenze acute e croniche, fisiche e psichiche, dell’abuso di cannabinoidi. Tra gli effetti acuti si ritrovano: ansia, disforia, panico, paranoia (specialmente in “fumatori” non sperimentati o in soggetti che ricevono THC a fini terapeutici) e compromissione cognitiva, soprattutto a carico della memoria e dell’attenzione (la memoria a breve termine è compromessa e le associazioni mentali sono allentate). Sì chieda come mai ha necessità di simili sostanze. È facile entrare nel meccanismo di dipendenza, ma é difficile uscirne
Salve, i miei colleghi gli hanno spiegato benissimo con spiegazioni dettagliate tutte le ripercussioni fisiche e mentali che provocano sia l'Hashish che la Marijuana. La cosa peggiore per un ragazzo giovane come lei è che ha già fumato da 3/4 anni e che quindi, a lungo andare, gli provocherà la perdita della memoria a breve termine, mi sembra un peccato per un suo futuro sia di studio che lavorativo. Inoltre ha già constatato degli effetti negativi quando il giorno dopo deve fare delle cose importanti. Dovrebbe pensare seriamente perchè in un età cosi giovane ha avuto bisogno di una stampella, per poter affrontare le difficoltà della vita, che normalmente le dovremmo affrontare senza nessun sostegno ma con tanta forza. Quindi colga l'occasione per iniziare un lavoro psicologico ed analizzare le sue criticità profonde, non menzionate nella sua domanda, che vengono coperte dall'abuso della marijuana. Data la sua giovane età sicuramente potrà fare un buon lavoro su di sè le auguro di andare a stare bene anche senza stampella, cordiali saluti, dott. Eugenia Cardilli.
Salve, l'uso di sostanze psicoattive comportano comunque nel breve periodo - una dipendenza fisica e psicologica - quindi è bene non considerarle come rimedio. Le consiglio di farsi aiutare da uno psicoterapeuta e da un medico evitando l'autocura . Cordialmente Enza Marangella
Gentile utente, tutte le sostanze stupefacenti comprese le cosiddette "leggere" provocano, a lungo andare, degli effetti collaterali sia a breve sia a lungo termine. Data la sua giovane età davvero è un comportamento molto rischioso e sarebbe utile indagare le origini e le cause di questo bisogno. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per affrontare tali problematiche. Un saluto D.ssa Gemma Bosco
Buongiorno. Come Lei giustamente sospetta, l'utilizzo continuativo, anche se in dosi basse, produce purtroppo effetti negativi su attenzione, memoria, qualità del sonno, controllo degli impulsi. In alcuni casi, genera ansia - come Lei stesso nota, a seconda della tonalità affettiva nella quale si pone Lei stesso nel momento dell'assunzione. Alla luce della Sua giovane età cercherei di comprendere, se fossi in Lei, per quale motivo lo stato di benessere e di rilassatezza che ricerca è diventato necessario negli ultimi tre anni e se vi siano possibilità di ottenerlo anche altrimenti, non in vista di una definitiva sospensione dell'utilizzo (se non è ciò che desidera!) ma piuttosto di una conoscenza più consapevole di sè e della possibilità di sviluppare anche strategie alternative. Se l'unica che ha è questa, con il tempo potrebbe risultare problematico limitare l'assunzione, e in dosi elevate e continuative, questo comporterebbe rischi che come professionisti sanitari (e quindi al di là di qualsiasi tipo di giudizio "morale", che deve essere rigorosamente sospeso) siamo tenuti a sconsigliarLe. Rivisiterei l'asserzione di "utilizzo maturo" alla luce di queste considerazioni, e in virtù del fatto che questo implica la conoscenza degli effetti (possibilmente prima dei 3 anni di utilizzo abituale...). E, in ottica di maturità verso sè stesso, consiglierei invece un percorso personale mirato a migliorare le Sue risorse di coping nei confronti di eventi potenzialmente asiogeni - e di rilassamento funzionale. La rilassatezza indotta dalla sostanza è certamente per Lei molto importante perché implica una modalità di sentir-si (o di non sentirsi) che è per Lei identitaria e finalizzata al mantenimento di sè; non è detto tuttavia che non ve ne siano di ulteriori, con meno effetti collaterali. Fossi in Lei, contatterei un terapeuta per un colloquio conoscitivo. In bocca al lupo! Cordialmente, DMP
La marijuana è una sostanza psicoattive, varie ricerche hanno dimostrato che il suo uso prolungato specialmente durante l'adolescenza può causare problemi a livello di memoria e attenzione. Soggetti giovani sottoposti a RM, hanno evidenziato ipotrofia dei lobi frontali del cervello.Lei usa la sostanza come automedicazione per l'insonnia. Usa quindi la sostanza come ausilio per gestire le sue difficoltà. Sarebbe opportuno che lei si rivolgesse ad uno psicoterapeuta per poter imparare a gestire meglio le sue difficoltà senza dipendenza dalla sostanza.Cordialmente
Buongiorno. I danni neurologici dell' uso prolungato delle sostanze sono ben noti e documentati. Di certo nell' immediato si può osservare che si viene ad instaurare un meccanismo di dipendenza sostenuto dall' illusione di avere tutto sotto controllo e che ogni difficoltà, conflitto o sensazione possa essere messa a tacere con la sostanza che anestetizza l' emozione e il sentire. Tuttavia sentire e ascoltare il proprio mondo interno ha una funzione fondamentale nel benessere psichico della persona e quindi analizzare i motivi, portare alla luce i significati, rafforzare l' Io permette alla persona di vivere la vita in un modo più ricco, variegato e quindi con maggior benessere psichico. Ritengo quindi che sarebbe utile approfondire la sua situazione all' interno di una consultazione psicologica. Un caro saluto, Daniela drssa Carletti
Buongiorno. L'utilizzo prolungato di marijuana, anche se in dosi esigue, è legato a diverse spiacevoli problematiche, comportando ad esempio un effetto negativo su attenzione, concentrazione, memoria, sonno e impulsività...ormai sono molte le evidenze scientifiche al riguardo! Come lei stesso ha notato, in alcuni casi, può generare anche stati ansiosi o labilità emotiva. In quanto professionista sanitario (aldilà di qualsiasi giudizio morale) mi sento di doverla mettere in guardia rispetto agli effetti che questa sostanza potrebbe avere su di lei, non solo in termini fisiologici ma anche psicologici! Se questa è l'unica modalità che negli ultimi anni attua per riuscire a "tranquillizzarsi", il rischio è che senz'altro andando avanti sarà sempre più difficile controllare questo comportamento. E' importante comprendere i motivi che la portano a volersi "spegnere" in alcune situazioni, ricorrendo all'uso della sostanza come aiuto per estraniarsi da sé e da quello che la circonda, problemi compresi (mi lasci dire, un comportamento tutt'altro che definibile come maturo). Le consiglio di trovare strategie più funzionali per affrontare tali circostanze in maniera consapevole e responsabile, al fine di riappropriarsi di sé e della sua vita. Si rivolga a un professionista. In bocca al lupo! un saluto. AC
Salve, fortunatamente la sua ansia le sta inducendo a considerare l'uso che fa di questa sostanza. Ha bisogno di non pensare a nulla, perché mai? Un saluto, MMM
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
L'uso abituale di marijuana può comportare alterazioni cognitive che possono variare a seconda della frequenza d'uso. della quantità assunta e della vulnerabilità individuale. le conseguenze a livello cognitivo: deficit di memoria e apprendimento, riduzione dell'attenzione e della concentrazione, rallentamento nei tempi di reazione, compromissione delle funzioni esecutive, alterazione della percezione del tempo. per quanto riguarda le conseguenze comportamentali e psicologiche: ridotta motivazione, alterazioni dell'umore, aumento di ansia e paranoie, disturbi del sonno e alterazioni di capacità sociali. Spero di essere stata abbastanza esaustiva da suscitarle la consapevolezza per un auspicabile cambiamento verso un migliore stile di vita. Dott.ssa Anna maria Nicoletti
Buonasera, gli effetti a lungo termine per l'utilizzo di questa sostanza sono vari, tutta via dovrebbe concentrarsi sulla funzione della sostanza; come ha riferito spesso ha un effetto calmante dell'insonnia e questo potrebbe essere proprio un esempio del motivo per cui vengono utilizzate: l'utilizzo di sostanze è associato ad una compromissione della regolazione emotiva. Se vuole saperne di più resto a disposizione.
Gentile utente, l’uso regolare di marijuana, anche se percepito come sotto controllo, può nel tempo influire su diversi aspetti del funzionamento cognitivo ed emotivo. Le ricerche scientifiche mostrano che un consumo prolungato può incidere su memoria, concentrazione, motivazione e regolazione emotiva, specialmente se iniziato in giovane età o mantenuto con costanza nel tempo. Inoltre, l’associazione tra cannabis e ansia o insonnia è complessa: nell’immediato può sembrare che aiuti a rilassarsi o a dormire, ma alla lunga tende a modificare i ritmi fisiologici del sonno e la capacità del sistema nervoso di rilassarsi in modo naturale, creando una dipendenza psicologica dal rituale del consumo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere più a fondo il significato che questa abitudine ha assunto per Lei — come strumento di compensazione, autoregolazione o protezione — e a trovare strategie più efficaci e sostenibili per gestire ansia e insonnia. Un saluto cordiale, Dott.ssa Sara Petroni
Ti ringrazio per la fiducia e per la precisione con cui descrivi la tua situazione, un approccio che denota già una spiccata capacità di auto-osservazione, fondamentale in qualsiasi percorso di consapevolezza. Comprendo profondamente come l'uso della sostanza sia diventato per te uno strumento di gestione dell'insonnia e di rilassamento serale, tuttavia la letteratura scientifica ci indica che il cervello a 23 anni è ancora in una fase cruciale di rifinitura sinaptica, specialmente nelle aree della corteccia prefrontale deputate alle funzioni esecutive e alla regolazione emotiva. A livello cognitivo-comportamentale, l'uso cronico, seppur limitato alla sera, può portare nel lungo periodo a una progressiva alterazione della "qualità" del sonno, poiché la marijuana tende a ridurre la fase REM, influenzando sottilmente ma costantemente i processi di consolidamento della memoria e la lucidità mentale diurna. Esiste inoltre il rischio di una "sindrome amotivazionale" strisciante, che non si manifesta necessariamente come pigrizia, ma come una lieve erosione della spinta verso nuovi stimoli o una ridotta tolleranza alle frustrazioni quotidiane senza il supporto della sostanza. Molto interessante è il fenomeno dell'ansia che descrivi quando hai impegni importanti: questo suggerisce che la sostanza stia già interagendo con il tuo sistema di allerta, creando un paradosso dove ciò che dovrebbe calmarti diventa un innesco di pensieri intrusivi proprio quando la posta in gioco si alza. Questo meccanismo indica che la gestione delle tue fragilità, come l'insonnia o l'ansia da prestazione, sta venendo delegata a un fattore esterno anziché essere integrata attraverso risorse psicologiche interne, rischiando di cristallizzare queste difficoltà invece di risolverle. Sarebbe estremamente utile esplorare in sede di colloquio cosa si nasconde dietro questa insonnia di cui soffri da sempre e come mai il tuo sistema nervoso necessiti di una "disattivazione chimica" per trovare riposo. Un confronto clinico ci permetterebbe di trasformare quel tuo approccio che definisci maturo in una vera e propria padronanza delle tue emozioni, offrendoti strumenti per gestire l'ansia e il sonno in modo autonomo e duraturo. Resto a tua completa disposizione per fissare un primo incontro conoscitivo, così da approfondire questi aspetti in un clima di totale assenza di giudizio e massima professionalità.
Buonasera, la ringrazio per aver posto una domanda così riflessiva e consapevole. È evidente che abbia cercato nel tempo di sviluppare un rapporto regolato con il consumo di marijuana, ponendo attenzione alla sicurezza propria e altrui ed evitando situazioni a rischio come la guida o gli impegni importanti. Questa capacità di monitorarsi è certamente un fattore protettivo, ma non elimina completamente i possibili effetti legati a un uso abituale nel lungo periodo. Dal punto di vista scientifico, le evidenze mostrano che un consumo regolare e protratto di cannabis può essere associato ad alcune modificazioni sul piano cognitivo, in particolare riguardo all'attenzione, alla memoria di lavoro, alla capacità di apprendere nuove informazioni e ad alcune funzioni esecutive come pianificazione, concentrazione e flessibilità mentale. Questi effetti tendono a essere più evidenti durante il consumo e nelle ore successive, ma in alcune persone che ne fanno un uso frequente possono persistere, almeno in parte, anche nei periodi di astinenza. Un aspetto particolarmente studiato riguarda proprio la memoria: non sempre chi consuma cannabis percepisce chiaramente un peggioramento, perché spesso il cambiamento è graduale e si manifesta con piccole difficoltà nel mantenere informazioni a mente, recuperare ricordi recenti o sostenere l'attenzione per periodi prolungati. Sul piano emotivo e comportamentale, inoltre, la cannabis non produce gli stessi effetti in tutte le persone. Alcuni riferiscono rilassamento e riduzione dell'ansia, mentre altri possono sperimentare un aumento dell'ansia, della rimuginazione o della sensibilità allo stress, proprio come lei descrive quando sa di avere un impegno importante il giorno successivo. Questo suggerisce che il rapporto tra cannabis e gestione delle emozioni sia complesso e molto individuale. Un'altra riflessione che potrebbe essere utile riguarda il fatto che il consumo avvenga da diversi anni con una frequenza pressoché quotidiana e sia diventato una modalità abituale per favorire il sonno. Anche in assenza di una dipendenza grave, può svilupparsi una forma di dipendenza psicologica, nella quale la persona finisce gradualmente per percepire di avere bisogno della sostanza per addormentarsi o rilassarsi. Non significa necessariamente che questo stia accadendo nel suo caso, ma è un aspetto che merita attenzione. Da una prospettiva cognitivo-comportamentale, sarebbe interessante esplorare quali pensieri, emozioni e abitudini siano associati al momento dell'addormentamento e quanto la cannabis sia diventata parte della strategia utilizzata per gestire l'insonnia. Spesso è possibile lavorare proprio sui meccanismi che mantengono il disturbo del sonno, sviluppando strumenti alternativi che riducano progressivamente la necessità di ricorrere alla sostanza. Per questo motivo, se il tema la interessa, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo, sia per approfondire la qualità del sonno sia per valutare il ruolo che la cannabis ha assunto nella sua quotidianità. Non necessariamente con l'obiettivo di smettere a priori, ma per comprendere meglio il funzionamento del problema e acquisire maggiori possibilità di scelta rispetto alle proprie abitudini. Il fatto che si stia interrogando in modo critico sui possibili effetti a lungo termine e che non minimizzi i potenziali rischi è già un segnale di consapevolezza importante e rappresenta un buon punto di partenza per prendersi cura della propria salute nel lungo periodo.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.















