Ai fini di una diagnosi di infezioni sessuali come clamidia, gonorrea e micoplasmi, che differenza c

Ai fini di una diagnosi di infezioni sessuali come clamidia, gonorrea e micoplasmi, che differenza c'è tra un esame che ricerca la presenza di tali batteri nelle urine, rispetto a un esame che invece ne ricerca la presenza esaminando il liquido seminale? Un metodo è più attendibile dell'altro o è la stessa cosa?

1 risposta


Buonasera, per la diagnosi di infezioni sessualmente trasmesse come clamidia (Chlamydia trachomatis) e gonorrea (Neisseria gonorrhoeae) oggi si utilizzano quasi sempre test molecolari NAAT/PCR, che hanno un’elevata accuratezza diagnostica. Urine (primo getto urinario): negli uomini è uno dei campioni più utilizzati nello screening perché non invasivo e molto affidabile. In generale gli studi riportano: - sensibilità circa 90–95% per la clamidia - specificità >98–99% valori molto simili si osservano anche per la gonorrea. Tampone uretrale: ha prestazioni leggermente superiori perché il campione viene prelevato direttamente dal sito dell’infezione: - sensibilità circa 95–98% - specificità >99% Liquido seminale: può essere analizzato con le stesse tecniche molecolari, ma non è il campione standard per la diagnosi delle IST. Viene utilizzato soprattutto in ambito andrologico (per esempio nello studio dell’infertilità). L’accuratezza dipende molto dal laboratorio e non è generalmente superiore a quella del test su urine o tampone uretrale. In pratica, per la diagnosi routinaria negli uomini: - urine primo getto o tampone uretrale sono i metodi più validati - l’analisi del liquido seminale non è normalmente necessaria per lo screening delle infezioni sessualmente trasmesse.

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