Dott.ssa
Chiara Romito
Psicologa clinica
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Psicologa
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Sono una psicologa e psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, specializzata nel lavoro con individui, coppie e famiglie. Il mio approccio parte dal presupposto che ogni persona sia inserita in un sistema di relazioni significative — familiari, affettive, sociali — che influenzano profondamente il benessere psicologico. Mi occupo di difficoltà relazionali, crisi di coppia, disagio adolescenziale, disturbi d’ansia, stress, eventi traumatici, e in generale di quei momenti in cui la persona si sente bloccata o in crisi rispetto al proprio percorso di vita. Offro percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia rivolti ad adulti, giovani adulti, coppie e famiglie, con l’obiettivo di favorire un nuovo equilibrio, rafforzare le risorse personali e migliorare la qualità delle relazioni. Il mio lavoro si fonda sull’ascolto attivo, la costruzione di un’alleanza terapeutica solida e su un’interazione empatica e non giudicante. L’obiettivo è accompagnare la persona o il sistema familiare in un processo di consapevolezza, cambiamento e crescita. Ricevo su appuntamento in studio privato, ad Arcore e Albiate, e offro anche consulenze online.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia nutrizionale
- Psicologia sportiva
Principali patologie trattate
- Stress
- Disturbi del comportamento alimentare (DCA)
- Dipendenza affettiva
- Ansia
- Problemi comportamentali
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Presso questo indirizzo visito
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico clinico
Da 60 € -
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Consulenza online
70 € -
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Colloquio psicologico di coppia
90 € -
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Colloquio psicologico individuale
70 € -
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Consulenza psicologica
Da 60 € -
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Indirizzi (3)
Via A. Casati 201, Arcore 20862
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
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Viale Lombardia 30, Albiate 20847
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Assicurazioni non accettate
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
Recensioni
8 recensioni
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V
Veronica
Ottima professionista. In cura col mio bambino che si trova davanti una dottoressa competente ma allo stesso tempo dolce e premurosa.
• Tibodywork • •
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Michela
Ottima esperienza per mio figlio. Chiara è una professionista eccellente!
• Tibodywork • •
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G
Gaia
Professionista davvero brava. È stata la prima seduta e ha avuto una buonissima impressione su di me. Raccomandata.
• Tibodywork • •
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M
Marco
Dottoressa cortese, alla mano ,gentile e molto rassicurante.
• Tibodywork • •
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A
A.
Molto empatica, seria e professionale. Mi sono trovata subito a mio agio e sono felice di iniziare il mio percorso con lei
• Tibodywork • •
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F
Fabrizio
Sin da subito mi sono sentito accolto. Punti forti della dottoressa: empatia, cortesia e disponibilità. Un servizio davvero eccellente.
• Tibodywork • •
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M
M. C.
Avevo provato ad iniziare un percorso con un’altra professionista tempo fa, ma non è andata tanto bene e purtroppo ci avevo rinunciato. Poi ho trovato la Dottoressa Romito, e ho deciso di darmi una seconda possibilità.
Il suo sorriso e la sua gentilezza mi hanno da subito fatto sentire libera di parlare di qualsiasi cosa e sento che insieme stiamo facendo un bel percorso.
La consiglio a chi come me, aveva perso un po’ di fiducia.• Tibodywork • •
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N
NN
E’ molto empatica, seria e preparata. Pur essendo molto professionale con il suo sorriso ti mette subito a tuo agio
• Tibodywork • •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno Dottori,
Ho questa situazione in casa molto difficile.
Sono padre di una bambina di 3 anni e con la mia compagna stiamo cercando di crescerla al meglio.
Solo che ultimamente stanno apparendo delle dinamiche sempre più allarmanti che vengono da me sottolineate e che mi stanno portando a sentire il mio ruolo sempre più sottovalutato e dalla madre invece vengono sottovalutate.
La madre vuole il bene per nostra figlia, fa il massimo, è sempre presente, e per lei vuole sempre il meglio.
Questo vuol dire che decide in pratica quasi tutto quello che riguarda nostra figlia: quando dormire, quando mangiare, cosa mangiare, in quale quantità, dove andare, se dorme troppo o poco, quanta tv guardare, se una cosa va bene o va male, come vestirsi, ecc…
Io come padre mi sento marginale, ogni volta che provo ad entrare in questo circuito devo passare, involontariamente da parte sua ovviamente, da un filtro.
Per esempio se io devo uscire con nostra figlia da sola spesso sento dire “magari portala qui” oppure se devo giocare con lei “magari leggile questo libro” ecc…
Ho provato più di una volta a dire la mia o a sdrammatizzare o a mettere regole. Niente, spesso sono stato etichettato come quello che dice sempre No… oppure per Isterico perchè alla lunga mi sono arrabbiato che non venivo ascoltato e lei non mi appoggiava, ahimè davanti alla bambina. Una frustrazione molto pesante.
Lei è brava con nostra figlia, ma anche io só di esserlo, só che i miei consigli e le mie regole possono essere utili. Ma lavorando e dedicandomi a molte altre cose che non riguardano direttamente nostra figlia, lei passa più tempo con lei.
Ora siamo arrivati a nostra figlia che fa i capricci per ogni cosa, e se c’è la madre intorno corre da lei alla minima cosa, e soprattutto se la madre vuole provare a suddividere il compito con me (tipo vestirla) la bambina dice No e corre dalla madre, e lei per non sentirla piangere o fare veloce fa 3 cose contemporaneamente. Mentre io sto a guardare. Impotente.
Perchè se dico qualcosa mi ignora e si concentra 100% su nostra figlia, se mi arrabbio mi da dell’isterico, se mi lamento che voglio anche io fare io mio mi etichetta come Geloso.
La situazione è dificile da reggere.
Quando riesco a rimanere da solo con nostra figlia dopo poco lei torna ad ascoltarmi, a giocare con me, a divertirsi, a parlare e tutto il resto, appena torna la madre io passo in secondo piano. E qualsiasi compito che puó essere diviso in casa io non posso farlo.
Il problema è anche che quando la madre non ce la fa chiama me. Come ultima spiaggia. E passo sempre come poliziotto cattivo. E soprattuto mi sento come se lei schiacciasse un bottone e io dovessi essere sull’attenti a darle una mano perchè non ce la fa.
Mi sto spegnendo gradualmente.
Internamente sento tanto disagio.
Ho sempre desiderato una famiglia ma queste dinamiche mi stanno destabilizzando perchè sembra quasi che questo andrà sempre peggio.
Ad ogni minimo urlo della bambina la madre corre. Se siamo per strada e la madre entra in un negozio la bambina piange che deve andare con lei. E io che sono lì è come se non esistessi.
Mentre prima la tenevo con me, mi sentivo un po’ di ruolo…
Ora mi sento davvero come marginale.
Lei non lo vuole capire. Sottovaluta la mia frustrazione e risponde che le mie reazioni non le piacciono. Arrabbiarmi.
Ma sono esaurito da questa situazione.
La bambina piange e fa capricci praticamente SEMPRE, e lei corre disperata per tappare quel problema il prima possibile.
Quando io le dicevo No oppure le davo regole venivo etichettato dalla madre come un padre despota che non le faceva fare nulla.
Da quando mi sono arreso la situazione è peggiorata.
Lei non vuole capire che parlarle e cercare una soluzione assieme serve a tornare ad essere una squadra.
Sono davvero a pezzi…
Anche ora sento la bambina urlare e lei che cerca di calmarla in tutti i modi.
Só che se vado di la tanto sono tapezzeria. Perchè lei vuole solo la mamma e la mamma rimane passiva.
A volte ci sono momenti buoni… e vengo anche valutato ma sono rari…
Gentilissimo,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità ciò che sta vivendo. Capisco quanto possa essere frustrante sentirsi progressivamente messi ai margini nel proprio ruolo genitoriale: quando ci si impegna per essere presenti, ma si percepisce di non avere spazio o voce nelle decisioni, è naturale provare demoralizzazione, fatica e un senso di impotenza.
Dalle sue parole emerge una dinamica complessa, che coinvolge non solo la relazione con sua figlia, ma anche il modo in cui lei e la sua compagna vi coordinate come genitori. È importante sottolineare che il suo ruolo è fondamentale: una bambina trae beneficio dalla presenza di entrambe le figure genitoriali, ciascuna con il proprio stile, le proprie modalità e il proprio contributo.
Per comprendere meglio la situazione sarebbe utile esplorare alcuni aspetti che lei accenna solo in parte. Ad esempio:
- queste modalità di funzionamento tra lei e la sua compagna erano presenti anche prima della nascita della bambina?
- chi tendeva a prendere più iniziativa nelle decisioni quotidiane?
- eravate allineati nella gestione della casa e nella divisione dei compiti?
- che ruolo hanno i nonni o altre figure di supporto nella vostra vita familiare?
Questi elementi possono aiutare a capire se le difficoltà attuali sono un’esasperazione di dinamiche preesistenti o se sono nate e cresciute con l’arrivo della bambina.
Il fatto che lei senta di “spegnersi gradualmente” è un segnale importante, che merita ascolto e attenzione. Un percorso di confronto e sostegno può aiutarla a ritrovare un senso di equilibrio, a comprendere meglio i suoi bisogni e a trovare modalità più efficaci per comunicare e collaborare all’interno della coppia genitoriale.
Se lo desidera, posso accompagnarla (o in caso lo volesse, da terapeuta sistemico-famigliare, ACCOMPAGNARVI) in questo processo di chiarificazione.
Resto a disposizione.
Un cordiale saluto,
Chiara
Buongiorno,
scrivo perché sto vivendo un momento di forte sofferenza legato a una relazione importante della mia vita, e sento il bisogno di un supporto per comprendere meglio me stessa, i miei comportamenti e le dinamiche che si sono create.
Con questo ragazzo ci conosciamo da circa 4 anni. La nostra non è stata una relazione stabile e lineare, ma caratterizzata da molti alti e bassi, con frequenti allontanamenti e riavvicinamenti. Nonostante questo, tra noi si è creato un legame molto forte e significativo.
All’inizio della relazione ci sono state delle difficoltà importanti: lui mostrava immaturità e non riusciva a mettere limiti chiari, anche nelle amicizie che stavano interferendo tra noi. Questo ha contribuito a creare in me insicurezze e paura di perderlo. Col tempo, queste dinamiche hanno portato da parte mia a comportamenti altalenanti e ai primi “tira e molla”.
Successivamente c’è stato anche un tradimento da parte sua (lasciarlo spesso l’ha portato a cercare altre ragazze, ma quando siamo tornati insieme ha continuato a vederle e a sentirle provandoci con qualcuna di loro a mia insaputa). Questo episodio mi ha ferita molto, ma nonostante questo sono sempre tornata nella relazione, spesso spinta dalla paura di perderlo e da un forte attaccamento emotivo. Allo stesso tempo, però, non sono mai riuscita davvero a perdonare completamente, e questo ha alimentato ulteriormente sfiducia e instabilità.
Nel tempo si è creata una dinamica in cui, da una parte, io avevo bisogno di controllare e cercare conferme, dall’altra lui tendeva a dare molto ma anche a non gestire in modo maturo alcune situazioni. In alcuni periodi lui ha anche messo da parte i suoi amici per ricostruire la mia fiducia perché io non mi fidavo nemmeno più di loro, cosa che oggi riconosco come un sacrificio importante e che nel tempo può aver contribuito a creare squilibri e pressione nella relazione.
Abbiamo avuto diversi periodi di rottura, tra cui uno particolarmente lungo di circa 8 mesi. Dopo questo periodo siamo tornati insieme, ma al ritorno, anche a causa delle ferite non risolte, ho iniziato ad avere comportamenti più controllanti e diffidenti.
Durante la relazione ho avuto anche altre difficoltà: facevo fatica a entrare nel suo contesto familiare, provavo disagio e tendevo a evitare alcune situazioni importanti per lui (sono una ragazza molto timida.) Nei momenti di conflitto reagivo spesso in modo impulsivo, chiudendomi o mettendolo alla prova.
Lui, soprattutto in alcuni periodi, è stato molto presente e affettuoso, ma nel tempo ha accumulato stanchezza. Nell’ultimo periodo mi ha chiesto se fosse possibile costruire una relazione sana, ma io, presa dalla paura e dalla confusione, non sono riuscita ad affrontare quella richiesta nel modo giusto.
Dopo questo, lui ha deciso di allontanarsi e mi ha detto di voler stare da solo. Non c’è ostilità tra noi, ma percepisco un forte distacco emotivo.
Ad oggi mi sento molto in difficoltà: provo ancora un forte attaccamento nei suoi confronti, mi manca molto e ho paura di aver compromesso definitivamente il rapporto. Allo stesso tempo, mi rendo conto che la relazione è stata influenzata da dinamiche complesse e da responsabilità condivise.
Per questo motivo vorrei intraprendere un percorso per comprendere meglio me stessa, lavorare sui miei comportamenti e imparare a costruire relazioni più sane in futuro.
Grazie per l’attenzione.
Buongiorno Cara,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Non è semplice mettersi a nudo e chiedere aiuto, e il fatto che tu lo abbia fatto dimostra coraggio e un forte desiderio di prenderti cura di te.
Dalle tue parole emerge una storia complessa, segnata da dinamiche relazionali intense e altalenanti, che nel tempo possono aver lasciato ferite profonde e schemi difficili da sciogliere da soli. Proprio per questo, intraprendere un percorso terapeutico può essere molto utile: permette di ritrovare un senso di stabilità interna, di rafforzare l’autoefficacia personale e di comprendere meglio i propri bisogni, i propri comportamenti e le modalità con cui ci si lega agli altri.
A volte la terapia aiuta anche a rileggere il passato con uno sguardo nuovo: ciò che è stato può aver tolto, ma può anche aver lasciato insegnamenti importanti. Un percorso può offrire risposte, in un senso o nell’altro, e aiutarti a orientarti con maggiore chiarezza.
Il passo più importante, ora, è che tu possa rimettere al centro te stessa e il tuo benessere. Se lo desideri, posso accompagnarti in questo cammino.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Chiara
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