Dott.
Carmine Di Rosa
Psichiatra
·
Psicoterapeuta
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Andria 1 indirizzo
Esperienze
Svolgo attività come Dirigente Psichiatra presso il DSM-ASL Brindisi. Mi occupo di Disturbi del comportamento Alimentare, in particolar modo Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Binge eating disorder. Mi occupo inoltre di psicoeducazione alimentare nei pazienti affetti da obesità e di riabilitazione psiconutrizionale in pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica. Effettuo sedute di psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale-familiare e terapia di coppia.
Aree di competenza principali:
- Psicoterapia
Principali patologie trattate
- Depressione
- Stress
- Disturbi alimentari
- Disturbo Ossessivo Compulsivo
- Crisi relazionali
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Prestazioni e prezzi
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Visita psichiatrica
70 € -
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Consulenza online
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EMDR (Psicoterapia dei disturbi post-traumatici)
70 € -
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Primo colloquio psichiatrico
70 € -
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Psicoeducazione alimentare
70 € -
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Disponibilità
Telefono
Assicurazioni non accettate
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
Recensioni
29 recensioni
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A
Andrea Larotonda
Carmine si può definire dottore con la D maiuscola, da tre anni sono in cura da lui e m ha spronato a lottare per vincere la mia patologia, e un dottore molto gentile empatico premuroso sempre disponibile anche telefonicamente.. C'è ne fossero di dottori come lui
• Studi Medici Ippocrate • visita psichiatrica •
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A
Angela M.
Diverso dagli altri psicoterapeuti.
Grande preparazione.
Schietto attento ed amorevole.
Ti senti al centro dell'attenzione e si porta pure i compiti a casa.• Studi Medici Ippocrate • psicoterapia familiare •
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P
Pavel alexandra
Consiglio con tutto il cuore. Dottore molto bravo e gentile.
• Studi Medici Ippocrate • primo colloquio psichiatrico •
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C
CF
Il dottor Di Rosa è una persona empatica e gentile.
È stato accogliente ed illuminante.
Disponibile crea un'ambiente in cui è facile aprirsi e confrontarsi.
• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
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A
Anonimo
inizialmente sembrava essere un professionista davvero in gamba, ma successivamente a mio parere si è rivelato poco professionale, durante la visita rispondeva in continuazione alle chiamate della compagna e a fine visita (quando ero ancora dentro lo studio) ci ha fatto una videochiamata e le ha detto dei miei problemi con il cibo… violando completamente la mia privacy. Per il resto mi ha aiutata davvero poco, non c’era per niente comprensione tra noi, anzi mi faceva stare peggio, perché mi diceva delle cose che non mi appartenevano affatto. Anche la cura farmacologica non mi è stata d’aiuto. Personalmente vi consiglio,se avete la possibilità, di andare altrove.
• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
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E
Essc
Avevo bisogno di un monitoraggio della mia terapia, mi è stata data una diversa diagnosi e un nuovo farmaco. Mi sono affidata. Dopo pochi giorni iniziano dei disturbi motori prima subdoli ma poi sempre più invalidanti. Glieli segnalo, mi consiglia della fisioterapia. La situazione si aggrava (barcollo, non riesco a stare in nessuna posizione se non per pochi minuti, non riesco a prendere sonno perché non riesco a star sdraiata, ho bisogno di aiuto per farmi la doccia, ho paura), la risposta è sempre: non può essere il farmaco, il dosaggio è basso. Riesco a fare una videochiamata in cui il dottore mi vede e dice che si tratta di acatisia e sospende il farmaco(farmaco che scopro poi può causare acatisia). Ci accordiamo per un appuntamento domiciliare ma il dottore non si fa più vivo né il giorno dell'ipotetico appuntamento, né in seguito.
• PAM STUDI MEDICI • Altro •
Dott. Carmine Di Rosa
Mi dispiace, deve esserci stato un malinteso, evidentemente da parte mia, sopratutto alla luce delle numerose telefonate e videochiamate, anche di domenica effettuate per le quali non ho chiesto un centesimo.
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S
SE
Un uomo buono, comprensivo, diretto. Lascio sperimentare a chi ne farà conoscenza le sue qualità umane e relazionali
• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
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F
FG
Il Dott. Di Rosa è un professionista che cerca sin da subito di mettere a proprio agio con un modo di fare molto amichevole ma allo stesso tempo professionale. L'empatia nell'ascolto e la preparazione nelle spiegazioni fanno il resto. Ha capito subito ciò di cui avevo bisogno, consigliato.
• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
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G
Giovanni
È stato cortese e puntuale. 1* visita.
Empatico e disponibile.• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
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Paziente
Gentile, attento e anche simpatico per metterti a tuo agio.
• PAM STUDI MEDICI • visita psichiatrica •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore
Dopo un episodio di vertigini molto forti.mi e stata fatta al ps, una tac con esito negativo ,da quel momento che sono passati due anni,dopo visite neurologiche ,prendo antidepressivi ,amisulpride al mattino da cinquanta mezza pasticca ,e alla sera zarelis da 35 credo il piu basso. Prendo anche al mattino una compressa di candesartan x la pressione .e come provo a sospendere un psicofarmaco vado in depressione, vorrei smettere ma mi e impossibile ,premetto che anche in vecchia data ho sofferto di episodi depressivi ,ma dopo una piccola cura, mi ristabilivo e stavo bene x molto tempo.ora invece e diverso non riesco a smettere ho 69 anni,tra i vari pensieri che mi frullano ,mi viene da attribuire alla compressa della pressione candesartan la colpa di questo malessere.soffro anche di episodi di aura visiva molto di rado una volta piu o meno ogni sei mesi poi magari due volte consecutive.. aggiungo che dopo questa cura il sesso e solo un ricordo ,saluti.
Certamente. Riscrivo mantenendo registro professionale, rispettoso e umano, usando il Lei.
Capisco bene la sua fatica. Ciò che descrive non è né raro né “anomalo” alla sua età, ma è comprensibilmente frustrante, soprattutto per una persona che in passato riusciva a sospendere le cure e a mantenere un buon equilibrio per lunghi periodi. Provo a offrirle una lettura chiara e rispettosa della sua esperienza, senza minimizzare nulla.
1. L’episodio di vertigini e il “prima” e il “dopo”
L’episodio acuto di vertigini, con TAC negativa, ha probabilmente rappresentato più una rottura dell’equilibrio psico-corporeo che un evento neurologico strutturale.
In persone con una storia depressiva pregressa, eventi improvvisi che coinvolgono il corpo (vertigini, sbandamenti, aura visiva) possono:
• aumentare l’iperattenzione alle sensazioni corporee
• attivare uno stato di allarme e di ansia anticipatoria
• riattivare una forma depressiva più persistente
Questo aiuta a comprendere perché l’andamento attuale sia diverso rispetto agli episodi depressivi del passato.
2. Perché oggi risulta difficile sospendere i farmaci
È importante chiarire un punto fondamentale: non si tratta di dipendenza nel senso comune del termine.
Più spesso, in situazioni come la sua, siamo di fronte a:
• una depressione a decorso ricorrente o parzialmente cronico
• un sistema neurobiologico che, con l’età e la storia clinica, fatica maggiormente a riassestarsi autonomamente
Quando prova a sospendere un farmaco, il peggioramento dell’umore non indica che il farmaco “crea il problema”, ma che viene meno un sostegno oggi necessario. Questo è un fenomeno frequente dopo i 65 anni, anche in persone che in precedenza rispondevano a cicli terapeutici brevi.
3. Amisulpride e venlafaxina: efficacia ed effetti collaterali
La terapia che assume è clinicamente coerente, ma non priva di effetti collaterali.
Amisulpride a basso dosaggio (25 mg)
• utile per ansia somatizzata, instabilità, vertigini funzionali
• può determinare aumento della prolattina e riduzione del desiderio sessuale
Venlafaxina (Zarelis, dose minima)
• spesso utilizzata negli anziani proprio per la buona tollerabilità
• può comunque incidere su libido, erezione e risposta orgasmica
Ciò che riferisce sulla sfera sessuale è quindi compatibile con la terapia in atto e non rappresenta una perdita irreversibile o “naturale” legata esclusivamente all’età.
4. Il ruolo del candesartan
Comprendo il suo dubbio, ma è importante rassicurarla.
Il candesartan non è una causa probabile del suo malessere depressivo.
Si tratta di uno degli antipertensivi:
• meglio tollerati sul piano psichico
• non associati a depressione clinicamente significativa
• generalmente neutri, se non favorevoli, sulla funzione sessuale
È comprensibile cercare una causa esterna e “risolvibile”, ma su questo punto può stare tranquillo.
5. Aura visiva
Gli episodi rari di aura visiva, anche se talvolta ravvicinati, sono compatibili con una emicrania con aura, anche in assenza di cefalea intensa.
Da quanto riferisce:
• non emergono segnali di patologia neurologica degenerativa
• l’ansia e l’iperattenzione corporea possono amplificare la percezione di questi episodi
I farmaci non sembrano la causa diretta, mentre il contesto emotivo può avere un ruolo rilevante.
6. Il nodo centrale
A 69 anni, con:
• una storia depressiva alle spalle
• un evento destabilizzante
• una risposta positiva ma non completa alla terapia
l’obiettivo clinico realistico non è necessariamente sospendere completamente i farmaci, ma:
• raggiungere e mantenere il miglior benessere possibile
• con la dose minima efficace
• riducendo gli effetti collaterali, più che eliminando ogni supporto farmacologico
In alcune fasi della vita, la terapia di mantenimento va considerata alla stregua di quella per l’ipertensione o altre patologie croniche.
7. Cosa può essere utile valutare
Senza entrare in indicazioni operative personali, alcune linee di riflessione da condividere con il curante possono essere:
• riduzioni molto graduali, se e quando indicate
• rivalutazione del ruolo dell’amisulpride nel lungo periodo
• eventuali alternative con minore impatto sulla sessualità
• affiancamento di un supporto psicologico mirato alla fase di vita e all’elaborazione dei cambiamenti corporei
8. Una considerazione umana
Il disagio che vive, nonostante le cure, non indica un fallimento. Indica che sta attraversando una fase diversa della vita, con bisogni nuovi.
La difficoltà ad accettare una terapia continuativa, la perdita della sessualità, il timore di non “tornare come prima” sono vissuti profondi e legittimi, spesso poco riconosciuti.
Non sono segni di debolezza, ma di consapevolezza.
E, soprattutto, non escludono la possibilità di stare meglio, anche se in una forma diversa rispetto al passato.
Se lo desidera, nel prossimo scambio posso aiutarla a strutturare in modo chiaro le domande da porre allo specialista o a definire quali obiettivi di benessere siano oggi più importanti per lei.
Un cordiale saluto.
Buonasera, mi chiamo Sandra, ho 60 anni. Ho fatto 18 anni di psicoterapia cognitiva + qualche mese di emdr. La prima volta che ho fatto EMDR ho capito che ciò che descrivevo come un fatto traumatico avvenuto a 18 anni era sostenuto da altri traumi in età infantile, causati da una madre disregolata dal punto di vista emotivo, probabilmente con traumi suoi, ansia, aggressiva, forse ADHD, minacciosa ogni qualvolta c’era un problema. Gli altri 18 anni di psicoterapia ho trovato psicologi che non affrontavano mai i temi traumatici. Ne ho avuto beneficio mediocre. Soffrivo molto, non so dire se fosse sempre depressione ciò che sentivo, direi dolore da ferita aperta. Anche depressione e ansia. Ho sofferto di attacchi di panico e sintomi dissociativi (e ne soffro ancora). Cinque anni fa ho avuto un brutto scompenso depressivo e da allora assumo antidepressivi che però non risolvono mai il problema, lo attenuano soltanto. Dopo il ciclo di EMDR la terapeuta non ha potuto fare altro per me. Non capisco perché. Qualche mese fa ho ripreso EMDR ma la terapeuta ha fatto veramente delle uscite poco felici e mi ha sconfortato molto. Io credo di avere una depressione secondaria a trauma complesso ma il mio psichiatra non si sbilancia. Non so se vale la pena tentare ancora, sia con un altro psichiatra (eventualmente non in Sardegna dove mi trovo) e un altro psicoterapeuta o mi fermo e basta. Sono sfinita, scoraggiata e resto con una ferita aperta che non guarisce mai. Scusate la lunghezza. Grazie a chi vorrà rispondere
Buonasera Sandra. Il suo sfinimento è la risposta naturale a una cura che finora ha sfiorato la superficie senza toccare il cuore della ferita. Ecco una sintesi armonizzata per orientarsi:
EMDR e Trauma Complesso: In presenza di sintomi dissociativi e traumi infantili, l'EMDR da solo può risultare "scollegato". Deve essere inserito in una cornice più ampia che prepari il sistema nervoso a tollerare il dolore senza frammentarsi ulteriormente.
Integrazione Sistemica: Questo approccio è prezioso per dare un senso alla sua storia familiare. Permette di vedere sua madre non solo come "carnefice", ma come parte di un incastro di traumi irrisolti, aiutandola a restituire a chi di dovere i pesi che porta sulle spalle da 60 anni.
Revisione Farmacologica: Se l'antidepressivo "attenua" ma non risolve, serve una consulenza psichiatrica (anche fuori Sardegna) specializzata in disturbi post-traumatici. Esistono molecole più specifiche per la disregolazione e i sintomi dissociativi che possono creare la stabilità necessaria per far funzionare la psicoterapia.
In sintesi: La ferita resta aperta perché non è stata ancora trattata come un Trauma Complesso. Non è lei a essere "inguaribile", è il metodo che va aggiornato con uno specialista esperto in dissociazione.
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