Esperienze
Sono una psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico lacaniano con esperienza clinica nel trattamento dei disturbi d’ansia. Lavoro a partire dall’ascolto attento e singolare di ciascun paziente, offrendo uno spazio in cui il sintomo può essere interrogato e compreso nella sua funzione soggettiva. Il mio approccio non si limita alla riduzione del disagio, ma mira a favorire un'elaborazione profonda delle cause inconsce alla base della sofferenza, per aprire la possibilità di un nuovo rapporto con sé stessi, con gli altri e con il proprio desiderio.
Offro uno spazio di ascolto e cura fondato sul rispetto della singolarità di ogni soggetto. La mia formazione si radica nella teoria e nella clinica psicoanalitica di Jacques Lacan, con particolare attenzione al modo in cui il disagio contemporaneo si esprime nella vita affettiva, lavorativa e relazionale.
Ho maturato inoltre dieci anni di esperienza clinica in comunità terapeutiche per persone con dipendenze, lavorando con pazienti affetti da dipendenze da sostanze, comportamentali e patologie psichiatriche correlate. Questo percorso ha arricchito la mia pratica, consentendomi di sviluppare una sensibilità specifica per il lavoro con soggetti in situazioni complesse e spesso segnati da storie di grande sofferenza.
Aree di competenza principali:
- Psicologo clinico
- Psicoterapia
- Psicoterapia psicoanalitica
Principali patologie trattate
- Crisi
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Ansia
- Attacco di panico
- Dipendenza affettiva
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Prestazioni e prezzi
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Psicoterapia
70 € -
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Psicoterapia individuale
70 € -
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Colloquio individuale
60 € -
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Colloquio psicologico di coppia
90 € -
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Colloquio psicoterapeutico
70 € -
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Indirizzi (3)
Via Papa Giovanni XXIII 27, Brunello 21020
Disponibilità
Pagamento online
Accettato
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
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ha risposto a 8 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve sto con mia moglie da 15 anni ....abbiamo sempre avuto un legame forte... ma dopo la nascita del primo figlio ci siamo allontanati, perché lei si è dedicata totalmente al. Bambino mettendomi da parte...io ho reagito male... per il primo anno mi sono poco occupato del bambino, perché non volevo cambiare le mie abitudini.... in questo periodo ho spesso tirato in ballo la questione ...ma lei arrivo al punto di dirmi che è tutto quello che poteva offrirmi al momento ....e che se mi andava bene era così sennò pace.....io li ho sbagliato perché avrei dovuto subito andare in terapia....ma ho preferito staccarmi e dedicarmi completamente a nostro figlio... adesso mio figlio ha 4 e 1 mese fa mia moglie ha detto che non sa se mi ama ancora.... da quando me lo ha detto lei ha avuto un distacco emotivo nei miei confronti....abbiamo parlato tanto in questo periodo , civilmente e lei è rimasta ferita per come mi sono comportato nel primo anno del figlio.....abbiamo deciso di andare in terapia di coppia... lei la vedo molto decisa e convinta di provarci... ma si può riaccendere i sentimenti in una coppia?
Buonasera, certamente la terapia è importante nei momenti di crisi della coppia, come quello che mi pare state affrontando lei e sua moglie. La terapia di coppia aiuta i partner a riconoscere e a dare parola ai movimenti inconsci che agiscono nella relazione. E' però importante sapere che non si tratta di "aggiustare" l'altro, ma di comprendere insieme ciò che ognuno porta nel legame: solo così il rapporto può trasformarsi anziché ripetere gli stessi conflitti.
Ho 25 anni e sto insieme al mio ragazzo da 7 mesi. Prima relazione: ho ponderato ogni singolo passo, anche solo se valesse la pena avere o meno un’uscita successiva (non voglio perdere tempo ed energie se ritengo che quella persona non è stimolante); datogli mille modi per fuggire in un mondo dove tutto é “facile e pronto”, io ero l’opposto, un po’ diffidente, apparentemente emotivamente non disponibile, fredda. Pian piano ci siamo conosciuti, diventati amici, confidenti, migliori amici, complici… ci siamo scoperti, affrontato discorsi su cose serie sia superficiali sia delicate sia che ci fanno soffrire. Mai nascosto la polvere sotto il tappeto: sempre parlato di tutto, discusso, e ogni discussione però portava a maggiore consapevolezza, cambiamenti tangibili e miglioramenti.
Dolce, attento alle piccole cose, premuroso, sensibile, grande osservatore, un po’ introverso ma grande chiacchierone con me, brillante e divertente. Si ricorda dei dettagli e non mi ha mai fatta sentire “messa in disparte”.
Succede che, in macchina, stavamo discutendo perché gli stavo facendo notare, in modo non troppo pacato, che non aveva ringraziato i miei genitori per il pranzo. Veniva da un periodo molto intenso e stressante a lavoro e in famiglia e sapeva quanto l’opinione della mia famiglia impatti su di me. Sentendosi attaccato dalle mie parole, mi ha dato una manata col dorso della mano sul lato della mia coscia. Io, sbalordita dal gesto, gli ho detto di riportarmi subito a casa. Ha continuato a scusarsi e mi ha chiesto di parlarne. Non ho voluto.
Ho raccontato l’avvenimento ai miei genitori, che mi hanno proibito di continuare la relazione.
Per 10gg non ci siamo più sentiti: ho sofferto tanto perché quel gesto era completamente L’antitesi di quel che ha sempre dimostrato di essere. Ci rivediamo: mi dice che ha iniziato subito un percorso con una psicoterapeuta per capire come mai abbia commesso un atto del genere, che ha shockato pure lui. Non era mai successo, si è scusato ancora e non riusciva a guardarmi negli occhi perché, mi ha detto, si vergognava troppo del gesto che ha fatto e per avermi messo in pericolo. Sta lavorando sulle cicatrici irrisolte che non é riuscito a risolvere da solo, con un percorso strutturato affinché non emergano mai più con un tale episodio.
Nella mia testa, volevo dargli una seconda possibilità perché credo nel suo percorso e ha totale consapevolezza.
In pratica, i miei genitori mi hanno costretto a lasciarlo perché altrimenti non mi avrebbero permesso di finire gli studi (medicina, sono al V’ anno).
Può davvero una persona cambiare con un percorso strutturato? È troppo rischioso stargli affianco e andare contro il volere dei miei? A 7 mesi di relazione, significa che lui ha questa indole ed é quindi pericoloso?
Buongiorno,
vorrei provare a proporle uno spunto di riflessione.
Innanzitutto, non credo sia possibile esprimersi circa le possibilità di cambiamento del ragazzo, perché questo è legato al suo percorso psicoterapeutico, ma certamente attraverso questa strada se ne è dato la possibilità.
Io credo che la questione sia più legata all'altra sua domanda e cioè poter fare una propria scelta, contro il volere dei suoi genitori, aldilà dell'argomento specifico. In termini generali, la difficoltà a prendere una decisione propria quando si teme il giudizio dei genitori potrebbe indicare una sorta di conflitto tra il bisogno di autonomia e il desiderio di mantenere il loro amore e la loro approvazione. Crescere, però, implica tollerare una quota di disapprovazione per costruire un'identità autentica. Potremmo aggiungere anche che la domanda non è solo "cosa penseranno loro?", ma anche: "Chi sono io, al di là del loro sguardo?".
Certamente questo è un discorso fatto in termini generali, ma sarebbe importante affrontarlo all'interno di un percorso individuale, per reperirne i risvolti più strettamente personali.
Spero di esserle stata utile.
Un saluto
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