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Esperienze

Sono la Dott.ssa Adele Bernardi, psicologa clinica iscritta all'Albo degli Psicologi del Veneto con n. 15627 e specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale presso la Scuola Mara Selvini Palazzoli di Brescia.

Nel mio lavoro accompagno adolescenti e adulti in percorsi di sostegno e crescita personale. Offro percorsi di supporto psicologico orientati alla comprensione di sé, alla regolazione emotiva e alla costruzione di relazioni più consapevoli.

Mi occupo in particolare di:
Difficoltà emotive e ansia, soprattutto nei periodi di stress, scelte personali o professionali, blocchi e riorganizzazioni di vita;
Autostima, identità e crescita personale, per chi sente il bisogno di ritrovare direzione, motivazione o fiducia nelle proprie risorse;
Orientamento professionale e carriera, supportando l’esplorazione delle proprie competenze, la valorizzazione del curriculum, la preparazione a colloqui e i passaggi di ruolo o settore;
Relazioni affettive e familiari, con attenzione alle dinamiche di coppia, ai legami significativi e ai temi dell’attaccamento in età adulta;
Neurodivergenze in età adulta, offrendo sostegno e psicoeducazione a persone con ADHD, autismo o diagnosi tardive, e alle coppie in cui una o entrambe le persone sono neurodivergenti.

Accanto alla psicologia coltivo e insegno lo yoga, un'esperienza che arricchisce la mia pratica clinica e mi permette di offrire strumenti concreti per migliorare consapevolezza, radicamento e autoregolazione.

Unisco quindi la prospettiva sistemico-relazionale a pratiche di consapevolezza corporea, costruendo percorsi che rispettano la storia e le esigenze di ciascuno, valorizzando risorse personali e modalità relazionali.

Ricevo online ed in presenza. Per chi si rivolge a me per la prima volta, offro una consulenza conoscitiva gratuita della durata di circa 20 minuti: uno spazio di ascolto in cui potrai raccontarmi la tua situazione, pormi domande e capire meglio come lavoro, così da valutare insieme se intraprendere un percorso.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologo clinico
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia della salute
  • Criminologia clinica
  • Psicobiologia e neuroscienze cognitive
  • Psicologia clinica
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Studio Privato Dott.ssa Adele Bernardi

Via V. Bachelet 2, Belvedere 36056

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2 recensioni

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  • D

    Ottima esperienza. Dottoressa molto preparata e dotata di una empatia speciale. Molto consigliata. Grazie

     • Studio Privato Dott.ssa Adele Bernardi colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Adele Bernardi

    Ringrazio di cuore per queste parole e soprattutto per la fiducia.
    Per me è fondamentale costruire uno spazio sicuro, empatico e competente, in cui potersi muovere con autenticità.
    Le auguro una buona continuazione. Rimango a disposizione, un caro saluto.


  • J

    La dottoressa è una professionista molto empatica e disponibile. Mi ha messo subito a mio agio e mi ha aiutato a comprendere meglio me stesso e le situazioni che stavo vivendo. Consiglio vivamente a chiunque cerchi un sostegno serio e umano.

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico online  • 

    Dott.ssa Adele Bernardi

    Grazie di cuore per le sue parole e per la fiducia. Mi fa piacere sapere che si è sentito accolto e compreso: è proprio questo lo spazio che cerco, e spero, di riuscire ad offrire, un luogo in cui poter guardare a sé con maggiore chiarezza e gentilezza.
    Le auguro il meglio.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno a tutti,

chiedo scusa in anticipo per la lunghezza del mio messaggio, ma mi è impossibile riassumere ulteriormente quello che è accaduto, pena la perdita di dettagli a mio avviso importanti.
Sono un ragazzo di quasi 32 anni che sta attraversando un momento piuttosto difficile della sua vita, in quanto si è ritrovato a dover chiudere una relazione durata 7 anni con il proprio partner. Una relazione fatta di alti e bassi, di difficoltà ma anche di momenti indimenticabili. Sono cresciuto con questa persona, emotivamente e caratterialmente. O è meglio dire che insieme abbiamo fatto un percorso in cui entrambi abbiamo aiutato l'altro a migliorare su alcuni propri aspetti personali e abbiamo condiviso le nostre prime volte in molte cose. Io all'inizio della nostra relazione ero sicuramente più immaturo nell'affrontare le sfide della vita, e grazie a lui che mi ha spronato, ho avuto la forza di affrontare grandi temi personali come l'accettazione (alla fine positiva) della mia sessualità da parte della mia famiglia e nell'uscire dal guscio domestico per andare a vivere insieme al mio compagno. Dal mio lato invece, ho dato tutto me stesso per aiutarlo nei suoi tanti momenti bui, in quanto prima ha perso la madre a cui era molto legato e poi anni dopo il padre, e ha sempre avuto difficoltà anche in ambito lavorativo, il che non gli ha dato molta stabilità emotiva negli anni, anzi. Per questi motivi, ha sempre avuto un carattere particolare che ho dovuto imparare a gestire nel tempo, lunatico ed altanelante, come su una montagna russa. Ma c'è da riconoscere anche che è sempre stato un ragazzo solare, dolce e forte, che si è sempre fatto voler bene da tutti, che nonostante le difficoltà della vita ha sempre trovato il modo di rialzarsi. Tuttavia, io avevo una visione romantica dell'amore che negli anni ha dovuto combattere con la cruda realtà dei fatti della vita (soprattutto la sua). Ma questo fa parte di un percorso di crescita e non dico che sia stato negativo, anzi, ha aiutato anche a me ad evolvere. Tuttavia, dopo diversi anni, anche il più instancabile degli ottimisti (io) si è ritrovato a cedere le armi, perchè si era raggiunto un limite in cui ho cominciato a sentirmi anche male fisicamente per via dei pensieri e delle ansie collegate al mio stato d'animo non più sereno da tempo. Purtroppo devo riconoscere di aver avuto sempre un carattere piuttosto chiuso ed ermetico, nell'esprimere le mie emozioni e i miei desideri, soprattutto nei confronti del mio compagno, che era spesso giù di corda, arrabbiato con la vita e senza aspirazioni forti. Questo perchè di base sono sempre stato piuttosto timido, anche in famiglia, e ho sempre tenuto dentro le mie emozioni, soprattutto quelle più scomode, per paura delle conseguenze. Paura di non essere visto come prima, di essere lasciato o di non piacere più. In questi mesi di riflessione, ho capito anche di aver avuto sempre l'indole, passatemi il termine, della "crocerossina", soprattutto nei confronti del mio compagno, che nel tempo ne ha viste davvero tante. Lui l'ho sempre visto, erroneamente, come un bambino da proteggere. Perchè così mi è sempre parso, nelle situazioni più difficili. E l'ho fatto anche con piacere e con amore, donandomi completamente. Ma ho capito solo dopo la nostra rottura di aver sbagliato, perchè aveva invece bisogno di paletti da parte mia, di capire quando esagerava con me, di sentirsi dire da me quando qualcosa mi faceva star male o non mi andava bene. Ovvero di un compagno e non di un genitore. Ma io, purtroppo, per via della mia indole altruista e del voler piacere sempre a tutti, ho sotterrato questi miei stati d'animo nel profondo per diverso tempo fino a quando, circa 6 mesi fa, è venuto tutto fuori, dietro sua insistenza per via di miei atteggiamenti freddi e distaccati da giorni. E' stato devastante lasciarlo, ma in quel momento ho sentito di doverlo fare, per il suo bene ma soprattutto per il mio. Sono dovuto tornare dai miei genitori e lasciare quella che era stata la mia vita per sette anni. Mi sono ritrovato, lentamente ho capito e analizzato diversi aspetti sia miei personali che della relazione avuta con lui, ho iniziato per la prima volta un percorso psicologico con un terapeuta che mi ha aiutato a focalizzare diverse questioni e mi sono riavvicinato alla mia famiglia. Nel frattempo, ho conosciuto per caso un altro ragazzo con cui ho instaurato un bel rapporto. Sarebbe meglio dire che questo ragazzo ha creato la "scintilla" che mi ha dato la forza nel tirare fuori tutto con il mio ex. Questa nuova persona mi ha mostrato subito la maturità e tutte quelle qualità che ricercavo nel mio ex compagno. Ci siamo trovati molto simili sotto tanti aspetti, mentre con il mio ex eravamo i classici opposti caratteriali che hanno dovuto imparare a combaciare, acqua e fuoco, anche se abbiamo sempre condiviso i valori della vita che contavano per entrambi. Mentre con questo ragazzo tutto è stato molto naturale, come se lo conoscessi da tempo. E questo mi ha mandato fuori di testa. Sebbene sia stato molto male nel lasciare il mio ex, ho deciso di continuare a frequentare questa nuova persona credendo di non amare più il mio ex ma di volergli solo un gran bene. Il mio ex ha tentato in tutti i modi di riavvicinarmi, a volte anche in maniera insistente, ma nonostante questo in lui ho sempre letto la purezza dei suoi gesti. Mi ha distrutto perchè ha cercato in tutti i modi di dimostrarmi che era cambiato e che poteva migliorare insieme a me. Ma io dal mio lato non sono tornato indietro perchè non riuscivo a sentire quel trasporto che si dovrebbe sentire per una persona che ami, soprattutto sotto il profilo sessuale. Troppe cose si sono sedimentate nel tempo e nel mio cuore. E non volevo mentirgli. Con questo nuovo ragazzo per i primi tempi ho creduto di essere innamorato, ma ad oggi mi ritrovo a domandarmi che cosa voglio; un mese fa, dopo una ventina di giorni di silenzio assoluto con il mio ex (con cui dopo la rottura avvenuta 6 mesi fa ci siamo comunque sentiti e visti più volte) in cui ho pensato continuamente a lui e mi veniva da piangere, abbiamo poi ripreso a sentirci e vederci saltuariamente per scambiarci pensieri e opinioni su di noi e il nostro passato, oltre che per questioni di circostanza (convivevamo e alcune cose mie sono rimaste a casa da lui). Ho capito che mi manca, e non credo che mi manchino solo i momenti passati insieme e la nostra vita, ma lui come persona. E sebbene i suoi problemi e il modo sbagliato in cui li riversava su di me, una voce dentro di me dice che forse avrei potuto lottare ancora una volta per dare una svolta alla nostra relazione. Crederci ancora. Portarla su altro livello. Ma ammetto che ho paura, di ricadere in vecchi errori e dinamiche, di non essere di nuovo felice. Di non riprovare attrazione completa per lui. Di illuderlo. Dall'altro lato, sento che questo nuovo ragazzo mi dà pace, mi fa sentire capito, mi da stabilità e anche sessualmente mi appaga.. ma sento come una morsa sullo stomaco, come se qualcosa non andasse come dovrebbe. Che mi manca qualcosa, non sono sereno al 100%. In questo momento non sento di dire che sono innamorato perdutamente di questa persona, anche se ammetto che da lui sono preso; è come se sulla carta tutto funzionasse, ma poi nella pratica sento che il mio pensiero e il mio cuore è altrove. Lui è molto dolce e mi dispiacerebbe molto ferirlo. Ma mi trovo in un momento in cui ho molta confusione dentro e forse non voglio sentire quello che il mio cuore mi sta indicando, nonostante la mia testa mi dica altro.
Paradossalmente, in alcuni momenti è come se volessi entrambi questi ragazzi nella mia vita, ma so che non è possibile.
Nonostante tutto questo, rimango uno spirito romantico che crede nella forza dei sentimenti e nel valore di un legame, e che quindi lotta fino all'ultimo per preservarlo.
Per questo ho scritto questo messaggio, nella speranza di ricevere un punto di vista esterno, e un aiuto.

Grazie a chi vorrà dedicarmi del tempo.

Caro,
si percepisce con chiarezza quanta cura e profondità ci siano nel modo in cui racconti la tua storia. Le parole che usi rivelano non solo la sofferenza di un momento di passaggio, ma anche una grande consapevolezza di te, maturata attraverso l’esperienza, il dolore e l’onestà con cui ti stai interrogando.

Sette anni di relazione non si dissolvono semplicemente: restano dentro come una parte viva della propria storia, e anche quando la mente è convinta di aver scelto per il meglio, il cuore impiega tempo a riorganizzarsi. È naturale che oggi tu ti senta sospeso tra due direzioni: da un lato il passato che continua a muoverti dentro, dall’altro una nuova possibilità che sembra “giusta” ma non completamente abitata.

Non credo che la tua difficoltà parli solo di scegliere tra due persone, ma piuttosto di un dialogo profondo con te stesso: con la parte che ha imparato ad amare prendendosi cura dell’altro, e quella che oggi desidera essere amato in modo più leggero, più reciproco. È una tensione comune a chi, per anni, ha costruito il proprio modo di amare sul dare, sul proteggere, sul “reggere”, e che ora, di fronte a una relazione più stabile e serena, fatica a riconoscersi in quel tipo di quiete.

A volte, la “morsa sullo stomaco” non parla di una persona sbagliata, ma del bisogno di rallentare, di lasciare sedimentare tutto ciò che è accaduto prima di riempire nuovamente il silenzio. Hai appena concluso una storia che ha segnato la tua crescita personale, e stai iniziando un’altra mentre stai ancora elaborando la prima: è normale che emozione e lucidità si mescolino.
In questi momenti è facile che il cuore confonda la mancanza con il bisogno di tornare indietro: quando una relazione lunga e significativa finisce, il cuore e la mente procedono con tempi diversi e il primo tende a cercare ciò che conosce, anche se sa che non gli faceva più bene. È normale quindi che oggi tu senta nostalgia e confusione: il tuo sistema emotivo si era abituato a quella persona, a quei ritmi, a quel modo di stare insieme. Non perché fosse necessariamente il posto giusto, ma perché era familiare.

Questo significa che una parte di te sta ancora disimparando vecchi automatismi affettivi e imparando a sentire la sicurezza in forme nuove. Il cuore non sempre distingue tra ciò che è conosciuto e ciò che è sano: per questo, nei momenti di passaggio, è importante rallentare e lasciare che la mente e il corpo si riallineino. Non serve decidere tutto subito. Puoi concederti di restare nell’incertezza, di ascoltare il corpo e le sensazioni; ciò che conta ora è non tradire te stesso, né per paura di ferire qualcuno, né per nostalgia.

Forse la vera domanda ora non è chi scegliere, ma come vuoi amare e come vuoi essere amato. Darsi tempo per ascoltare questo è già un atto di coraggio e di maturità.

Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi

Dott.ssa Adele Bernardi

Buongiorno, sono molto affranta per un problema che ho da alcuni mesi
Non riesco più a guidare in tratti di strade dritte, senza imminenti uscite o soste,ogni volta studio un percorso alternativo per arrivare a destinazione cercando strade con curve e possibilmente secondarie
Grazie a chi mi potrà rincuorare

Gentile signora,
da come descrive la situazione, sembra che qualcosa l’abbia portata, negli ultimi mesi, a vivere la guida con maggiore tensione o timore. Può accadere che un episodio particolare, o anche un periodo di stress o cambiamento, renda più difficile sentirsi al sicuro in contesti che prima non creavano problemi.

Evitare certi tratti di strada è spesso un modo per cercare di tenere sotto controllo una sensazione di disagio più profonda: un tentativo di protezione, anche se alla lunga rischia di alimentare la paura stessa. Forse potrebbe chiedersi cosa succede dentro di lei quando si trova in quelle situazioni: quali pensieri o sensazioni fisiche emergono, cosa teme possa accadere, e se in questo periodo ci sono altri ambiti in cui si sente sotto pressione o più vulnerabile.

Dedicare uno spazio di ascolto a queste domande, magari con l’aiuto di un professionista, può essere un primo passo per comprendere meglio l’origine di ciò che prova e ritrovare fiducia, non solo nella guida, ma anche nelle proprie risorse.

Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi

Dott.ssa Adele Bernardi
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