Salve, vorrei chiedervi un consulto riguardo al contatto con fluidi corporei indiretto e alla trasmi

Salve, vorrei chiedervi un consulto riguardo al contatto con fluidi corporei indiretto e alla trasmissibilità dei patogeni. Ho appena iniziato il mio tirocinio in ospedale e sono spesso in ansia perché anche se nel mio ruolo non si toccano più di tanto le persone può capitare di toccare oggetti come pulsanti, letti e macchinari d'ospedale, o magari la testa o le braccia del paziente (es: doppler, EEG, elettromiografia, eccetera) e a volte capita che l'attrezzatura non sia pulitissima e di toccarla con le mani nude, perché per le mansioni che svolgiamo non sempre ci fanno usare i guanti. Vorrei capire se toccare ad esempio sangue secco su degli oggetti oppure per sbaglio anche fresco toccando un paziente o altri fluidi (come vomito o fluidi freschi sui letti) sia effettivamente un pericolo per HIV, epatiti e simili, perché la mia paura più grande è di rischiare un contagio. Poi vorrei chiedervi anche un parere personale: come si può superare l'ansia dell'ambiente ospedaliero se si sa che il contatto con i patogeni è sempre possibile e come vivere tranquillamente nei limiti della prudenza? Vi ringrazio in anticipo se vorrete rispondermi. Per me è tutto molto nuovo e tendo all'ansia purtroppo.

1 risposta


Buonasera, capisco bene la sua preoccupazione, soprattutto all’inizio di un tirocinio in ambiente ospedaliero: è normale sentirsi più vulnerabili quando si entra in contatto con un contesto nuovo. Per quanto riguarda HIV, epatite B ed epatite C, il contagio non avviene semplicemente toccando letti, pulsanti, macchinari o superfici ospedaliere. Il rischio reale si configura soprattutto in caso di esposizione significativa a sangue o altri liquidi biologici potenzialmente infettivi, ad esempio attraverso puntura con ago, taglio con materiale contaminato, contatto con mucose oppure contatto di sangue con cute non integra. Il contatto accidentale con superfici, sangue secco o piccoli residui su oggetti, soprattutto se la pelle delle mani è integra, non rappresenta una modalità realistica di trasmissione di HIV. Anche per epatite B e C il rischio richiede generalmente un’esposizione più significativa, in particolare sangue che entri in contatto con ferite aperte, mucose o strumenti taglienti/pungenti. La protezione più importante non è vivere l’ospedale con paura, ma applicare con regolarità le precauzioni standard: igiene delle mani, uso dei guanti quando si prevede contatto con sangue/liquidi biologici o cute non integra, evitare di toccarsi occhi/bocca con mani non lavate, segnalare eventuali punture, tagli o schizzi su mucose secondo il protocollo della struttura. È inoltre importante verificare di essere correttamente vaccinata per epatite B e, se necessario, controllare il titolo anticorpale anti-HBs. Per l’ansia, può aiutare distinguere tra “contatto sporco” e “contatto a rischio”: non tutto ciò che appare contaminato comporta un rischio infettivo significativo. Con il tempo, la formazione e l’esperienza, di solito questa paura si riduce molto. Se però l’ansia diventa molto intensa o interferisce con il tirocinio, parlarne con un professionista può essere davvero utile. In sintesi: prudenza sì, paura costante no. Le corrette misure di igiene e protezione sono pensate proprio per permettere di lavorare in sicurezza. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.