Salve, sono donna e ho 33 anni, sono in cura da otto anni con una psicoterapeuta e da cinque con uno

Salve, sono donna e ho 33 anni, sono in cura da otto anni con una psicoterapeuta e da cinque con uno psichiatra, ho iniziato la terapia con Zarelis, Tolep e Neuleptil( poi passato ad Aripiprazolo e infine al Rxulti). La terapia mi ha letteralmente salvato la vita e migliorato la qualità della stessa. Negli ultimi tre anni abbiamo scalato lo Zarelis da 225 mg a 37,5mg (da Aprile 2026) mentre il Tolep lo abbiamo completamente sospeso a Settembre 2025( senza nessun effetto collaterale, praticamente non me ne sono accorta). Il Rxulti invece il mio psichiatra lo mantiene invariato a 2mg e non lo vuole toccare( anche se dice che potremmo con il tempo valutare di abbassarlo a 1mg). La mia domanda e preoccupazione che non trovano risposta nel mio psichiatra che vedo molto riluttante a rispondere è se potrò mai sospendere del tutto il Rxulti o se è un farmaco talmente forte che me lo porterò a vita. Grazie

2 risposte


Gentilissima, comprendo perfettamente la sua frustrazione; quando si lavora duramente e con successo per scalare una complessa terapia psicofarmacologica, incontrare il silenzio o la riluttanza del proprio specialista di fronte a domande legittime sul futuro genera inevitabilmente ansia. La mia risposta diretta alla sua preoccupazione è che il Rxulti non è un farmaco che crea una dipendenza fisica insuperabile, per cui non esiste alcuna impossibilità biologica a sospenderlo. Se le verrà indicato di mantenerlo a lungo termine, non sarà certo per la "forza" intrinseca della molecola, ma esclusivamente per tutelare l'equilibrio del suo disturbo di base. Analizzando oggettivamente i suoi recenti cambi terapeutici: avendo già eliminato del tutto il Tolep e avendo ridotto lo Zarelis al dosaggio minimo di 37,5 mg proprio in queste settimane, il Rxulti a 2 mg potrebbe rappresentare in questo momento la vera "chiave di volta" della sua architettura terapeutica. Considerando che questa cura le "ha salvato la vita", il suo psichiatra è riluttante probabilmente perchè "spezzare" quest'ultimo pilastro stabilizzante potrebbe esporla a un rischio di una ricaduta clinica. Continuare ad assumere un farmaco a lungo termine non deve essere percepito come una sconfitta o una condanna a vita, ma come una preziosa "cintura di sicurezza" che le sta oggettivamente garantendo una buona qualità di vita. Il mio consiglio è di non vivere questo mantenimento con il terrore di non poterne uscire, ma di porre al suo psichiatra, nel corso della prossima visita, tutte le domande che le servono per fare chiarezza. In quanto paziente, ha tutto il diritto di esigere una spiegazione trasparente sul razionale della sua diagnosi e sulle prospettive future: solo una comunicazione chiara le permetterà di valutare serenamente se in futuro ci sarà il margine per ottimizzare la terapia farmacologica, mettendo sempre e solo al primo posto il benessere vitale che ha duramente conquistato. Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Un caro saluto.

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Salve, comprendo la sua preoccupazione, soprattutto dopo un percorso terapeutico così lungo e importante. Da quello che racconta, negli anni c’è stato un netto miglioramento clinico e anche una progressiva riduzione della terapia, e questo è già un dato molto positivo. Il Rxulti non è un farmaco “forte” nel senso in cui spesso le persone lo immaginano, ma è uno strumento terapeutico che probabilmente il suo psichiatra ritiene ancora utile per mantenere il suo equilibrio clinico. Il fatto che abbia già ipotizzato in futuro una riduzione da 2 mg a 1 mg fa pensare che la situazione venga monitorata con gradualità e prudenza, non che sia una terapia immutabile. Provi a pensare a come avviene per altre condizioni croniche come ipertensione o diabete: a volte le terapie vengono mantenute per lunghi periodi, altre volte ridotte o modificate nel tempo in base alla stabilità della persona. In psichiatria spesso facciamo qualcosa di simile, cercando il miglior equilibrio possibile tra benessere, prevenzione delle ricadute e qualità della vita. La cosa più importante è che ogni eventuale modifica venga fatta con gradualità e monitoraggio specialistico, senza avere l’idea che assumere una terapia significhi “essere definiti” da quella terapia o dalla diagnosi. Un caro saluto.

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