Salve a tutti, sono un ragazzo di 36 anni. Circa sei mesi giocando a calcetto ho avuto un trau

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Salve a tutti,

sono un ragazzo di 36 anni.

Circa sei mesi giocando a calcetto ho avuto un trauma del rachide cervicale con flessione laterale.

Da allora ho iniziato ad avere alcuni strani sintomi come vertigini, nausea, mal di stomaco e tra gli altri anche problemi di deglutizione.

Da quello che mi hanno detto gli specialisti che si tratta di sintomi neurovegetativi, o secondo altri, di problematiche più strettamente legate al nervo vago.

Col tempo alcuni di questi sintomi si sono attenuati ma continuano nausea, dolore cervicale, mal di stomaco, torcicollo, pallore in viso e altri fastidi che ciclicamente si ripresentano nel momento in cui muovo la testa in determinate direzioni, o che si acutizzano nel momento in cui svolgo alcune attività che coinvolgono le parte superiore del corpo (e.g. giocare a ping pong, portare dei pesi, suonare la chitarra, esercizi posturali, etc..)

Ho già fatto una serie di accertamenti strumentali quali:

rx e raggi vari (anche dinamiche del rachide)

rm encefalo, rachide, e collo

gastroscopia, rx tubo digerente, fees, e otorino per la deglutizione

In generale tutto negativo a parte una lieve disfagia con esame FEES di cui non si capisce le causa e mi è stata prescritta un’elettromiografia della lingua e del motoneurone.

Ho già visto 2 fisiatri, 2 otorini, neurologo e osteopati, fisioterapisti, chiropratici da cui ho fatto vari trattamenti (tecar, manipolazioni, trattamenti osteopatia..)

Ognuno sembra avere un’opinione diversa a riguardo.

Secondo l’osteopatia è un problema di crisi vaso vagale che si risolverà da sola col tempo. Secondo altri fisioterapisti c’è una sintomatologia centrale neurologica che impedisce di poter fare riabilitazione correttamente e che causa ciclicamente problemi cervicali. Secondo il fisiatra e il neurologo non c’è una contrattura cervicale tale da spiegare la sintomatologia e bisogna attendere ulteriori accertamenti che spieghino la sintomatologia.

In questo momento sto aspettando di fare nuovamente la risonanza dell’encefalo e l’RM dei vasi intracranici.

Il neurologo ha inoltre rilevato una ipoestesia in un lato del corpo.

Qualcuno ha qualche suggerimento su cosa fare o ha avuto esperienze/casi simili? con sintomi neurovegetativi o vagali?

Purtroppo non riuscendo ad avere un diagnosi è difficile capire cosa fare per poter recuperare e tornare a fare quello che facevo prima senza problemi.

Tra i farmaci provati: cortison, anti-infiamatori, mio-rilassanti, integratori, norms, etc..

Grazie in anticipo.

Cosimo
Buongiorno, attenderei l'esito degli accertamenti in corso, consigliati dal fisiatra e del neurologo, in quanto senza una chiara diagnosi non si possono fare terapie mirate ma solo terapie sintomatiche con risultati spesso parziali. In attesa di ciò eviterei comunque trattamenti manipolativi sul rachide da parte di osteopati e chiropratici. Cordialità. Massimiliano Noseda, fisiatra a Milano.

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Gentile paziente, i sintomi che descrive dopo il trauma cervicale (vertigini, nausea, mal di stomaco, difficoltà alla deglutizione, pallore, malessere che si riacutizza con alcuni movimenti del collo o attività delle braccia) rientrano effettivamente nello spettro dei disturbi cosiddetti “neurovegetativi”. Allo stesso tempo, la presenza di una ipoestesia da un lato del corpo, il fatto che i sintomi persistano da mesi e il quadro di disfagia (seppur lieve) giustificano l’atteggiamento prudente dei neurologi e fisiatri, che stanno completando gli accertamenti.

Detto questo, la presenza di segni neurologici oggettivi (come l’ipoestesia unilaterale che il neurologo ha rilevato) e di disturbi della deglutizione rientra tra i cosiddetti “segnali d’allarme” per la cervicalgia, che impongono esattamente il percorso che sta già facendo. Fino a quando questi accertamenti non saranno completati e rivalutati in maniera unitaria da un riferimento principale (idealmente il neurologo o un fisiatra esperto di disturbi cervicali e vertigini), è comprensibile che ci siano pareri diversi.

Nell’attesa, consiglio di evitare manipolazioni cervicali ad alta velocità e trattamenti “forti” sul collo.
Capendo la frustrazione nel non avere ancora una diagnosi definitiva, il passo più utile ora è proprio attendere il completamento degli esami in corso e programmare una visita di rivalutazione “globale”, portando un diario dei sintomi (quando compaiono, con quali movimenti, quanto durano), così da aiutare lo specialista a collegare meglio i tasselli e a decidere se si tratta di un quadro principalmente funzionale/riabilitativo o se servono ulteriori approfondimenti.

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