Gentili Medici, vorrei un vostro parere professionale per comprendere come interpretare i risultati

Gentili Medici, vorrei un vostro parere professionale per comprendere come interpretare i risultati di un test per le sensibilità alimentari IgG ("Basic: 54 alimenti Mediterranean Basic") che ho eseguito di recente. ​Il referto mostra come unico valore positivo la Farina di grano, con un punteggio di 34,3 (su una scala in cui i valori sotto 15 sono considerati bassi). Il Glutine (12,7) e la Farina di farro (12,0) sono invece risultati nella norma. ​Vorrei sottoporvi tre quesiti specifici alla luce della mia situazione: Circa due anni fa avevo effettuato un altro test che aveva evidenziato una positività per limone, sedano e ananas. Nel test attuale questi tre alimenti sono negativi, mentre è emersa solo la farina di grano. Come si spiega questa differenza? È possibile che le intolleranze precedenti siano svanite o i due test usano metodologie/logiche differenti? Fino ad oggi ho sempre consumato regolarmente il grano e continuo a mangiarlo quotidianamente senza avvertire particolari fastidi evidenti. Come devo comportarmi adesso? Ha senso ridurlo o eliminarlo dalla mia dieta? Vorrei comprendere se questo risultato comporti il rischio biologico di sviluppare reazioni allergiche acute (come shock anafilattico o problemi respiratori) o se la positività per le IgG debba essere trattata e considerata in modo completamente diverso rispetto a un'allergia alimentare classica (IgE). ​Vi ringrazio anticipatamente per la disponibilità e per il prezioso servizio che offrite. ​Cordiali saluti

1 risposta


Buongiorno. Il punto fondamentale è che i test delle IgG verso gli alimenti non sono considerati strumenti validati per diagnosticare allergie, intolleranze o “sensibilità alimentari”. Per questo eviterei di interpretare il valore 34,3 della farina di grano come indicazione di una patologia. Le differenze rispetto al test di due anni fa non significano necessariamente che le precedenti “intolleranze” a limone, sedano e ananas siano guarite e che ne sia comparsa una nuova al grano. I livelli di IgG alimentari possono variare nel tempo e sono influenzati anche dall'esposizione agli alimenti. Proprio questa scarsa correlazione con una reale malattia è uno dei motivi per cui questi pannelli non vengono utilizzati per diagnosticare le intolleranze alimentari. Nel suo caso c'è inoltre un elemento particolarmente rassicurante: mangia quotidianamente grano senza avere reazioni cliniche. Non vedo quindi motivo, sulla base di questo risultato, per eliminare pane, pasta o altri alimenti contenenti grano. Una dieta di esclusione non necessaria rischierebbe soltanto di complicare l'alimentazione senza un beneficio dimostrato. Anche per quanto riguarda la sua preoccupazione maggiore, può stare tranquillo: una positività delle IgG al grano non significa che stia sviluppando un'allergia e non predice il rischio di shock anafilattico o di future reazioni respiratorie. Le allergie alimentari immediate sono generalmente mediate da meccanismi differenti, in particolare dalle IgE, e vengono diagnosticate partendo soprattutto dalla presenza di sintomi riproducibili dopo l'ingestione dell'alimento. È diverso anche il discorso della celiachia, che non viene diagnosticata né esclusa attraverso questi pannelli IgG alimentari. Se vi fosse un sospetto clinico di celiachia, servirebbero gli esami specifici, in primo luogo anticorpi anti-transglutaminasi IgA e IgA totali, mentre si continua ad assumere glutine. In conclusione, non modificherei la sua alimentazione sulla base di questo test. Se tollera normalmente il grano, può continuare a consumarlo. Eventuali approfondimenti allergologici o gastroenterologici avrebbero senso solo in presenza di sintomi concreti e riproducibili associati agli alimenti, non per la sola positività delle IgG.

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