Gentile Dottore/Dottoressa, Sono un uomo di 29 anni e soffro di un disturbo da comportamento sess

2 risposte
Gentile Dottore/Dottoressa,

Sono un uomo di 29 anni e soffro di un disturbo da comportamento sessuale compulsivo, che si manifesta attraverso un uso problematico e fuori controllo della pornografia. Combatto questa dipendenza da circa 12 anni. I miei periodi più lunghi di astinenza sono stati rispettivamente di 1 anno e 6 mesi, 1 anno, 7 mesi.

Durante ogni ricaduta, utilizzo una tecnica nota come edging, che consiste nel posticipare l’orgasmo per poter visionare quante più scene possibili, alla ricerca continua di novità e per ottenere il massimo stimolo di piacere e rilascio dopaminico. L’intera sessione – che comprende anche una lunga fase di ricerca, nonostante l’uso di numerosi filtri – può durare da 1 a 2 ore ma in passato arrivava anche a 3 ore.

Il giorno seguente mi ritrovo in uno stato di forte disfunzionalità: fatico a muovermi, provo un umore profondamente depresso, senso di vergogna e rimorso, insieme a sintomi fisici importanti (disturbi del sistema autonomico e cardiaco), perdita di peso e massa muscolare, dolori addominali sul lato sinistro, oltre a problemi di memoria e un peggioramento delle capacità cognitive, che temo siano conseguenza di un danno cerebrale. Si tratta, a mio avviso, di una dipendenza patologica che necessita di un trattamento mirato, con cui non riesco a convivere.

Attualmente seguo un percorso di psicoterapia, ma con risultati poco soddisfacenti: lo psicologo non sembra attribuire al problema la giusta gravità. Per questo motivo, sto riponendo maggiore fiducia in un percorso psichiatrico.

Oltre al disturbo compulsivo, soffro anche di ansia sociale, ansia legata alla salute, ruminazioni e sintomi depressivi legati al consumo pornografico.

Avevo avviato un trattamento con fluoxetina, ma ho dovuto interromperlo al terzo giorno a causa di disturbi del ritmo cardiaco e dolore al petto sinistro (sintomi che ho riscontrato anche in passato dopo episodi di masturbazione e che ritengo legati a una disfunzione del sistema nervoso autonomo).

Dopo una settimana di sospensione, sto considerando di iniziare la paroxetina. Ho letto che la fluoxetina può avere un impatto più rilevante sul sistema cardiovascolare, in particolare causando una lieve riduzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca.

Secondo la Vostra esperienza clinica, quale dei due farmaci – fluoxetina o paroxetina – presenta minori effetti collaterali a livello cardiovascolare in soggetti con pressione bassa? Ho letto che sertralina ed escitalopram possono essere efficaci per questo tipo di problema e che presentano meno effetti collaterali rispetto ad altri farmaci. Non so quanto ciò corrisponda al vero.

Questa dipendenza ha rovinato profondamente la mia vita e sono determinato a fare qualunque cosa pur di liberarmene definitivamente, senza mai tornarvi più.
Vi sarei molto grato per qualsiasi informazione o consiglio che vorrete fornirmi. Grazie mille!
Il suo problema non può essere sottovalutato. La gravità di un problema psicologico non si basa soltanto sui contenuti del pensiero, che potrebbero sembrare comuni, ma soprattutto sul coinvolgimento emotivo, sulla sofferenza soggettiva, sull'impatto nella vita quotidiana, lavorativa, sociale, sul corteo di sintomi dello spettro ansioso che descrive. Pertanto ritengo necessario intraprendere un percorso psichiatrico. I farmaci che ha elencato sono tutti validi. Sta allo psichiatra poi stabilire la terapia più adatta per lei. Devo aggiungere che gli effetti collaterali che descrive durante l'assunzione di fluoxetina potrebbero anche essere dovuti al timore di assumere farmaci. Questo tipo di reazione è frequente nei soggetti con i disturbi d'ansia di cui lei soffre. Auguri

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Dott.ssa Rosalba Cagna
Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Salve. L'effetto collaterale su di lei della fluvoxamina ci dice che, come per tutti gli psicofarmaci, va monitorato nel tempo la risposta dell'organismo alla molecola. Certo ci sono molecole che statisticamente danno una percentuale maggiore di effetti collaterali come fluvoxamina e paroxetina, ( ma su quali organi o apparati?). Noi sappiamo solo che quella molecola funziona secondo le indicazioni dell'AIFA (agenzia italiana del farmaco) in un'alta percentuale di casi (superiore al placebo), ma non sappiamo quella molecola come funzionerà su quell'organismo lì se ci saranno effetti collaterali e quali, pertanto occorre monitorare nel tempo. Sempre dal punto di vista statistico, risulta che sertralina e escitalopram hanno meno effetti collaterali e sono certamente efficaci su questo tipo di disturbi, come peraltro anche la paroxetina , sempre da un punto di vista statistico.
Cordialmente
Dr.ssa Rosalba Cagna

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