Gent.mi Dott., nel 2018 ho iniziato a soffrire di stipsi e dolori addominali. Nel febbraio 2019, a

Gent.mi Dott., nel 2018 ho iniziato a soffrire di stipsi e dolori addominali. Nel febbraio 2019, a seguito di una legatura elastica per emorroidi, ho sviluppato un'ulcerazione con successuva formazione di una ragade anale sulla commissura posteriore. Da quel momento è iniziato un lungo percorso di fallimenti terapeutici e forte sofferenza: - Terapie inefficaci: ho provato diverse pomate (tra cui la nitroglicerina reperibile solo in Svizzera), dilatatori anali, rammollitori e bagni caldi, senza benefici duraturi. - Gestione del dolore: la somministrazione di tramadolo, sospeso poi senza adeguate istruzioni sul scalaggio, mi ha anche causato una faticosa crisi di astinenza. - Opzione chirurgica: nel 2020 un chirurgo mi ha proposto l'intervento, ma i tempi di attesa indefiniti, uniti al timore di nuove complicanze viste le esperienze pregresse, mi hanno portato a desistere. Negli ultimi anni ho vissuto la problematica in modo passivo, affrontando continue e dolorose riacutizzazioni senza più consultare specialisti per sfiducia nel sistema. Oggi vorrei chiedere: - dopo un quadro così lungo di sofferenza e tentativi falliti, esistono terapie risolutive efficaci o la chirurgia rimane l'unica opzione? - Quali esami o visite specialistiche avrebbe senso pianificare per un percorso risolutivo? Ringrazio sin d'ora chi avrà la pazienza di rispondermi.

2 risposte


La soluzione al suo problema e il trattamento crio della ragade, tecnica ambulatoriale, mininvasiva

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Buonasera, comprendo come un percorso così lungo possa aver generato sfiducia. Dopo anni di sintomi è però importante effettuare una nuova valutazione, senza dare per scontato che il dolore dipenda ancora esclusivamente dalla ragade iniziale. La chirurgia non è l’unica possibilità: oltre alla corretta gestione della stipsi e alle pomate specifiche, può essere valutata la tossina botulinica. Nelle ragadi croniche resistenti, tuttavia, la sfinterotomia laterale rimane il trattamento con maggiore probabilità di guarigione, ma va personalizzata considerando tono dello sfintere e rischio di incontinenza; in alcuni pazienti sono preferibili tecniche che preservano lo sfintere. Consiglierei una visita presso un proctologo o chirurgo colorettale esperto, con esame locale e valutazione della continenza. Per la stipsi resistente possono essere utili manometria anorettale e test di espulsione del palloncino; defecografia, studio del transito o colonscopia vanno richiesti soltanto quando indicati dal quadro clinico. Esistono quindi ancora concrete possibilità terapeutiche, ma occorre ripartire da una diagnosi aggiornata e da un percorso unitario.

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