Egregio Dottore, Donna di 89 anni (senza patologie particolari), come molti, é stata colpita a Dice
Egregio Dottore, Donna di 89 anni (senza patologie particolari), come molti, é stata colpita a Dicembre da una forma influenzale che prende i bronchi e provoca catarro (senza febbre). Una sindrome che ho vissuto anche io (il figlio)) per mesi (tosse molto insistente, catarro, persino problemini respiratori, assenza di febbre) e da cui sono uscito solo dopo 2 settimane di antibiotici a dosaggio pieno. Il suo medico, dopo un temporeggiamento di diverse settimane, le ha prescritto, in aggiunta a sciroppi vari, una breve terapia antibiotica basata su cefalosporine. 5 compresse, una al giorno. Co sono stati visibili miglioramenti con antibiotici, ma permane tutt'ora della tosse e del catarro. Interpellato, il medico ha deciso di andare avanti con (costosi) sciroppi, di cui uno sedativo della tosse e l'altro una sorta di melassa di estratti naturali di vario tipo. Vista l'assenza di effetti collaterali dopo le 5 compresse, non sarebbe stato meglio continuare con gli antibiotici fino ad assenza o quasi di catarro? Che poi é quello che ha fatto il mio medico con me per risolvere la situazione. Anche perché, da quanto mi é sempre stato detto dal mio medico, il ciclo antibiotico deve debellare pressoché completamente l'infezione, altrimenti si rischia di protrarla con batteri che nel frattempo diventano resistenti al primo antibiotico somministrato. Che opinione ha in merito? Grazie molte. Cordiali saluti.
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