Dolore neuropatico post sternotomia e impianto di pace maker. Può aiutare l'agopuntura?
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Buongiorno
Sono Stefano di Venezia, ho 52 anni. Tre mesi fa sono stato sottoposto a intervento di sostituzione valvola aortica e plastica del tratto ascendente dell'aorta. Mi è stato impiantato anche un pace maker. Dopo il primo mese di convalescenza ho iniziato ad avere forti dolori nella regione addominale, nella parte alta vicino allo sterno e alle clavicole. Una sensazione di blocco, come se avessi delle placche pesanti sopra al petto, è una sensazione di dolore freddo e scosse elettriche. Il dolore non è mai diminuito da allora. Sono stato visitato in cardiochirurgia più volte, lo sterno si è saldato perfettamente, la ferita della sternotomia è asciutta, mai avuto febbre e i valori ematochimici sono nella norma. Ho però progressivamente " capito" che il dolore si origina dal pacemaker e si irradia poi al petto e, cosa che mi ha sorpreso, il dolore è generato dal contatto con gli indumenti ( ma non sento dolore al tatto) e si interrompe quasi del tutto se sto a torso numero, a parte un indolenzimento è una sensazione di peso intorno al Pm. Il cardiologo mi ha visto anche stamattina e sconsiglia di riposizionare il Pm visto che non ci sono tracce di infezione, rigonfiamento o altro, perché riaprire mi esporrebbe a rischi di infezione che non posso correre. Mi chiedo se l'agopuntura potrebbe aiutarmi a ridurre o addirittura eliminare questo dolore molto invalidante che sembra dovrò gestire ancora a lungo.
Aggiungo che sono una persona molto ansiosa e che dopo l'intervento sono precipitato ulteriormente in una situazione psicologica di estrema fragilità che mi ha anche indebolito fisicamente è fatto perdere molto peso (ora sono intorno ai 58 kg. x mt. 1,74 di altezza)
Attendo un suo suggerimento cortese.
Grazie.
Sono Stefano di Venezia, ho 52 anni. Tre mesi fa sono stato sottoposto a intervento di sostituzione valvola aortica e plastica del tratto ascendente dell'aorta. Mi è stato impiantato anche un pace maker. Dopo il primo mese di convalescenza ho iniziato ad avere forti dolori nella regione addominale, nella parte alta vicino allo sterno e alle clavicole. Una sensazione di blocco, come se avessi delle placche pesanti sopra al petto, è una sensazione di dolore freddo e scosse elettriche. Il dolore non è mai diminuito da allora. Sono stato visitato in cardiochirurgia più volte, lo sterno si è saldato perfettamente, la ferita della sternotomia è asciutta, mai avuto febbre e i valori ematochimici sono nella norma. Ho però progressivamente " capito" che il dolore si origina dal pacemaker e si irradia poi al petto e, cosa che mi ha sorpreso, il dolore è generato dal contatto con gli indumenti ( ma non sento dolore al tatto) e si interrompe quasi del tutto se sto a torso numero, a parte un indolenzimento è una sensazione di peso intorno al Pm. Il cardiologo mi ha visto anche stamattina e sconsiglia di riposizionare il Pm visto che non ci sono tracce di infezione, rigonfiamento o altro, perché riaprire mi esporrebbe a rischi di infezione che non posso correre. Mi chiedo se l'agopuntura potrebbe aiutarmi a ridurre o addirittura eliminare questo dolore molto invalidante che sembra dovrò gestire ancora a lungo.
Aggiungo che sono una persona molto ansiosa e che dopo l'intervento sono precipitato ulteriormente in una situazione psicologica di estrema fragilità che mi ha anche indebolito fisicamente è fatto perdere molto peso (ora sono intorno ai 58 kg. x mt. 1,74 di altezza)
Attendo un suo suggerimento cortese.
Grazie.
Certo non è facile capire l origine probabilmente multifattoriale del suo dolore . Sembra in parte un dolore neuropatico (la sternotomia comunque interrompe alcune vie nervose che possono reagire in questo modo) in parte di tipo psicosomatico, in parte meccanico ( c è comunque un oggetto che se pur piccolo ha una massa propria ). Dopo aver escluso come sembra lei abbia fatto tutte le altre possibili cause, il mio consiglio è di provare con alcune sedute di agopuntura . È un trattamento dolce, non aggressivo , senza complicanze e potrebbe agire almeno in parte su tutte le componenti del suo dolore.
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