Diagnosticato tramite esame urine disbiosi indicano. Sto prendendo kjimea pro da 35 gg e sono un poc

Diagnosticato tramite esame urine disbiosi indicano. Sto prendendo kjimea pro da 35 gg e sono un pochino migliorato. Da esame sono negativo alla celiachia. IgA IgG sono un po’ alte ma dentro al range. IGM basse ma dentro al range. VES negativa. PCR negativa. Mi conviene sostituire kijmea pro con un antibiotico mirato intestinale per esempio norflex ? Grazie

2 risposte


Il problema é, come da me più volte sottolineato su questo sito, che il test all’indacano per evidenziare una eventuale disbiosi é molto grossolano, poco attendibile e quindi di fatto fuorviante. Ne consegue che anche il risultato delle terapie é scarsamente prevedibile e che prima occorre verificare la diagnosi in altro modo

Dr. Mario Guslandi

Dr. Mario Guslandi

gastroenterologo

Milano

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Buongiorno. Non sostituirei Kijimea PRO con un antibiotico sulla base del solo test urinario per la “disbiosi”. I test urinari utilizzati per diagnosticare genericamente una disbiosi intestinale non sono sufficienti, da soli, per dimostrare una proliferazione batterica che debba essere trattata con antibiotici. Inoltre, se dopo 35 giorni con Kijimea riferisce un sia pur modesto miglioramento, non vedo la necessità di passare automaticamente a una terapia antibiotica. Prima di tutto chiarirei anche il nome del farmaco: Norflex non è un antibiotico intestinale, ma un farmaco miorilassante a base di orfenadrina. Se invece si riferisce a Normix (rifaximina), si tratta effettivamente di un antibiotico scarsamente assorbito utilizzato in determinate condizioni gastrointestinali, ma non dovrebbe essere assunto semplicemente per “eliminare la disbiosi”. I valori di IgA, IgG e IgM che rimangono all'interno degli intervalli di riferimento non rappresentano, da soli, un'indicazione alla terapia antibiotica. Anche VES e PCR negative sono elementi rassicuranti, pur dovendo essere interpretati insieme ai sintomi. Il consiglio è quindi di non iniziare antibiotici autonomamente. Se i disturbi persistono, sarebbe più utile definire esattamente quali siano i sintomi – gonfiore, dolore, diarrea, stitichezza o alterazioni dell'alvo – e impostare su questi una diagnosi e una terapia mirata. Un antibiotico intestinale può essere appropriato in situazioni specifiche, ma non è necessariamente il passo successivo dopo un probiotico e, se utilizzato senza una precisa indicazione, può a sua volta modificare il microbiota intestinale.

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