Da giugno ho notato una mancanza di sensibilità al tatto che parte dall’alluce, si estende lungo il
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Da giugno ho notato una mancanza di sensibilità al tatto che parte dall’alluce, si estende lungo il lato esterno del piede e prosegue lungo il polpaccio e la coscia, fino ad arrivare all’inguine. La sensazione è presente su entrambe le gambe, è costante, fissa e continua, senza mai variare di intensità o di estensione.
Ho già eseguito un’elettromiografia agli arti inferiori (piede e polpaccio), che è risultata negativa, quindi i nervi periferici sono risultati sani. Ho effettuato due visite neurologiche: nella seconda mi sono stati prescritti esami del sangue per valutare eventuali cause reumatologiche, ma non è emerso nulla.
Dalle analisi è risultata una tiroidite di Hashimoto, ma l’endocrinologa che mi segue ha escluso un collegamento con la sintomatologia.
Dopo tre mesi, la situazione è rimasta invariata e non è ancora chiaro a quale specialista dovrei rivolgermi per ulteriori indagini.
Ho già eseguito un’elettromiografia agli arti inferiori (piede e polpaccio), che è risultata negativa, quindi i nervi periferici sono risultati sani. Ho effettuato due visite neurologiche: nella seconda mi sono stati prescritti esami del sangue per valutare eventuali cause reumatologiche, ma non è emerso nulla.
Dalle analisi è risultata una tiroidite di Hashimoto, ma l’endocrinologa che mi segue ha escluso un collegamento con la sintomatologia.
Dopo tre mesi, la situazione è rimasta invariata e non è ancora chiaro a quale specialista dovrei rivolgermi per ulteriori indagini.
Grazie per aver descritto in modo così preciso la tua storia clinica, questo rende più chiaro il percorso già fatto.
La distribuzione della riduzione di sensibilità che riferisci (dal piede fino all’inguine, bilateralmente) non corrisponde al territorio di un singolo nervo periferico, e questo spiega perché l’elettromiografia sia risultata normale. È un dato importante: i nervi periferici testati funzionano bene.
Quando i sintomi sono simmetrici e interessano aree estese, le possibili cause possono riguardare livelli più “alti” del sistema nervoso, come la colonna vertebrale (radici nervose, midollo) oppure il sistema nervoso centrale. In altri casi possono essere coinvolti meccanismi sistemici (metabolici, autoimmuni, infiammatori). La tiroidite di Hashimoto è una condizione frequente e in genere non causa disturbi sensitivi di questo tipo, soprattutto se la funzione tiroidea è ben compensata.
Dal punto di vista clinico, il passo successivo può essere una risonanza magnetica della colonna lombare e dorsale (e in alcuni casi anche encefalo), per valutare eventuali compressioni, mielopatie o alterazioni non visibili con l’elettromiografia. Una valutazione reumatologica e immunologica, come già avviata, è corretta per escludere altre condizioni sistemiche.
Dal punto di vista funzionale, va considerato che il sistema nervoso periferico e centrale è molto sensibile allo stato infiammatorio generale, allo stress ossidativo, al metabolismo del glucosio e al bilancio di vitamine e micronutrienti (in particolare B12, folati, vitamina D, magnesio). Anche fattori posturali e meccanici, come rigidità lombare o tensione miofasciale, possono amplificare la percezione di alterata sensibilità.
In sintesi:
L’elettromiografia negativa è un dato rassicurante.
Il coinvolgimento bilaterale suggerisce di indagare più a livello del midollo e del sistema nervoso centrale che dei singoli nervi.
Una risonanza magnetica del rachide può essere utile come prossimo passo.
Integrare l’approccio clinico con valutazioni funzionali (nutrienti, stato infiammatorio, postura) può aiutare a comprendere meglio e, in alcuni casi, ad alleviare la sintomatologia.
La distribuzione della riduzione di sensibilità che riferisci (dal piede fino all’inguine, bilateralmente) non corrisponde al territorio di un singolo nervo periferico, e questo spiega perché l’elettromiografia sia risultata normale. È un dato importante: i nervi periferici testati funzionano bene.
Quando i sintomi sono simmetrici e interessano aree estese, le possibili cause possono riguardare livelli più “alti” del sistema nervoso, come la colonna vertebrale (radici nervose, midollo) oppure il sistema nervoso centrale. In altri casi possono essere coinvolti meccanismi sistemici (metabolici, autoimmuni, infiammatori). La tiroidite di Hashimoto è una condizione frequente e in genere non causa disturbi sensitivi di questo tipo, soprattutto se la funzione tiroidea è ben compensata.
Dal punto di vista clinico, il passo successivo può essere una risonanza magnetica della colonna lombare e dorsale (e in alcuni casi anche encefalo), per valutare eventuali compressioni, mielopatie o alterazioni non visibili con l’elettromiografia. Una valutazione reumatologica e immunologica, come già avviata, è corretta per escludere altre condizioni sistemiche.
Dal punto di vista funzionale, va considerato che il sistema nervoso periferico e centrale è molto sensibile allo stato infiammatorio generale, allo stress ossidativo, al metabolismo del glucosio e al bilancio di vitamine e micronutrienti (in particolare B12, folati, vitamina D, magnesio). Anche fattori posturali e meccanici, come rigidità lombare o tensione miofasciale, possono amplificare la percezione di alterata sensibilità.
In sintesi:
L’elettromiografia negativa è un dato rassicurante.
Il coinvolgimento bilaterale suggerisce di indagare più a livello del midollo e del sistema nervoso centrale che dei singoli nervi.
Una risonanza magnetica del rachide può essere utile come prossimo passo.
Integrare l’approccio clinico con valutazioni funzionali (nutrienti, stato infiammatorio, postura) può aiutare a comprendere meglio e, in alcuni casi, ad alleviare la sintomatologia.
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