Ciao, Ho cominciato a seguire una terapia farmacologica dopo che il mio psicologo mi ha detto che i
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Ciao,
Ho cominciato a seguire una terapia farmacologica dopo che il mio psicologo mi ha detto che il percorso cognitivo comportamentale per il mio DOC era stato fatto e adesso avevo bisogno di medicine per calmarmi e magari lavorare meglio in terapia, il tutto per lavarsi le mani dato che dopo ha chiuso il percorso con me. Da quindi 3 anni faccio uso di farmaci come citalopram, fluvoxamina, risperdal, anafranil e adesso olanzapina. Sono molto triste per questo, perché per quanto in un certo senso hanno sedato i miei pensieri e magari farmi sentire meglio in certi periodi, mi hanno dato effetti collaterali che oggi mi hanno portato in 'depressione'. Prima lavoravo come modello e come cubista/stripper nelle discoteche, ma da quando ho cominciato la terapia farmacologica sono passato da 72 kg a 88, seppur continuando un allenamento periodico di 5/6 volte a settimana con tanto cardio e un sano regime alimentare. Questo mi ha fatto perdere molte opportunità, seppur grazie allo sport sono riuscito a spargere i chili in eccesso nei migliore dei modi. La mia domanda è; dato che adesso ogni volta che provo a calare con i medicinali mi viene un colpo di ribasso che mi porta a stare male, soprattutto adesso dopo la rottura con la mia ex..riuscirò pian piano a togliere questa mia dipendenza da questi farmaci?
Ne approfitto per sconsigliare a tutte le persone che sono ad un bivio di questa scelta se cominciare o meno con un tipo di terapia farmacologica, tranne in caso veramente di completa distruzione..perché sì, da una parte ti fanno stare meglio, ma dall'altra ti annientano..per non parlare dei disturbi come la mancanza di libido, l'eccesso di appetito e la mancanza di sonno continuo che mi ha portato a 25 anni a prendere una pillola di cialis al giorno (la mia situazione sessuale è sempre attiva) e sonniferi per dormire. Trovate la forza dentro di voi e le persone che vi vogliono bene, le medicine tamponano solo il vostro malessere. Detto questo, calando con i farmaci per smettere riuscirò a tornare al mio peso forma per poter tornare a lavorare come prima e a sentirmi più a mio agio con il mio corpo?
Ho cominciato a seguire una terapia farmacologica dopo che il mio psicologo mi ha detto che il percorso cognitivo comportamentale per il mio DOC era stato fatto e adesso avevo bisogno di medicine per calmarmi e magari lavorare meglio in terapia, il tutto per lavarsi le mani dato che dopo ha chiuso il percorso con me. Da quindi 3 anni faccio uso di farmaci come citalopram, fluvoxamina, risperdal, anafranil e adesso olanzapina. Sono molto triste per questo, perché per quanto in un certo senso hanno sedato i miei pensieri e magari farmi sentire meglio in certi periodi, mi hanno dato effetti collaterali che oggi mi hanno portato in 'depressione'. Prima lavoravo come modello e come cubista/stripper nelle discoteche, ma da quando ho cominciato la terapia farmacologica sono passato da 72 kg a 88, seppur continuando un allenamento periodico di 5/6 volte a settimana con tanto cardio e un sano regime alimentare. Questo mi ha fatto perdere molte opportunità, seppur grazie allo sport sono riuscito a spargere i chili in eccesso nei migliore dei modi. La mia domanda è; dato che adesso ogni volta che provo a calare con i medicinali mi viene un colpo di ribasso che mi porta a stare male, soprattutto adesso dopo la rottura con la mia ex..riuscirò pian piano a togliere questa mia dipendenza da questi farmaci?
Ne approfitto per sconsigliare a tutte le persone che sono ad un bivio di questa scelta se cominciare o meno con un tipo di terapia farmacologica, tranne in caso veramente di completa distruzione..perché sì, da una parte ti fanno stare meglio, ma dall'altra ti annientano..per non parlare dei disturbi come la mancanza di libido, l'eccesso di appetito e la mancanza di sonno continuo che mi ha portato a 25 anni a prendere una pillola di cialis al giorno (la mia situazione sessuale è sempre attiva) e sonniferi per dormire. Trovate la forza dentro di voi e le persone che vi vogliono bene, le medicine tamponano solo il vostro malessere. Detto questo, calando con i farmaci per smettere riuscirò a tornare al mio peso forma per poter tornare a lavorare come prima e a sentirmi più a mio agio con il mio corpo?
Buongiorno.
Intanto mi permetta di correggerla perché non esiste una "dipendenza da farmaci", in particolare per i farmaci che cita lei. La difficoltà nella riduzione può essere legata sia a "errori tecnici" sia a persistenza della sintomatologia. Non tutte le condizioni cliniche sono uguali, e ci sono anche situazioni mediche (in senso ampio: psichiatrico e non) in cui la terapia farmacologica deve intendersi come continuativa e a lungo termine. Detto ciò mi spiace per gli effetti sgradevoli da lei presentati, ma in ogni caso le terapie farmacologiche devono essere precedute e accompagnate da una costante valutazione del rapporto del costo (quindi degli effetti collaterali possibili o effettivi) e del beneficio, e il paziente dovrebbe essere sempre coinvolto attivamente nel progetto di cura. Per quanto riguarda la sua domanda la risposta è che certamente quando riuscirà a sospendere tutto riuscirà a tornare alla situazione fisica precedente, gli effetti indesiderati dei farmaci non sono permanenti.
Buona giornata.
Intanto mi permetta di correggerla perché non esiste una "dipendenza da farmaci", in particolare per i farmaci che cita lei. La difficoltà nella riduzione può essere legata sia a "errori tecnici" sia a persistenza della sintomatologia. Non tutte le condizioni cliniche sono uguali, e ci sono anche situazioni mediche (in senso ampio: psichiatrico e non) in cui la terapia farmacologica deve intendersi come continuativa e a lungo termine. Detto ciò mi spiace per gli effetti sgradevoli da lei presentati, ma in ogni caso le terapie farmacologiche devono essere precedute e accompagnate da una costante valutazione del rapporto del costo (quindi degli effetti collaterali possibili o effettivi) e del beneficio, e il paziente dovrebbe essere sempre coinvolto attivamente nel progetto di cura. Per quanto riguarda la sua domanda la risposta è che certamente quando riuscirà a sospendere tutto riuscirà a tornare alla situazione fisica precedente, gli effetti indesiderati dei farmaci non sono permanenti.
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Buongiorno,
comprendo bene il senso di delusione e frustrazione che traspare dalle sue parole. La situazione che descrive è complessa e molto sentita: da una parte c'è l'innegabile utilità iniziale della terapia farmacologica nel contenere rapidamente sintomi particolarmente invalidanti (come il Disturbo Ossessivo-Compulsivo), permettendo alle persone di non focalizzarsi continuamente sui propri problemi; dall'altra, vi sono i pesanti effetti collaterali che lei ha descritto molto chiaramente, come aumento di peso, perdita di energia e motivazione, alterazioni del sonno e della libido.
I farmaci spesso vengono scelti proprio perché offrono sollievo in tempi brevi, a differenza della psicoterapia che richiede invece impegno costante, pazienza e molto tempo per produrre cambiamenti profondi e duraturi.
Da quanto emerge dalla sua storia personale, lei si è impegnato con serietà e disciplina, soprattutto nell'attività fisica e nella cura della dieta, ed è giusto valorizzare anche questi aspetti positivi. Tuttavia, sembra che il nodo fondamentale—e che oggi emerge con forza—sia il senso più profondo che attribuisce a questa esperienza: una terapia farmacologica da sola, per quanto importante, raramente riesce a risolvere in maniera stabile e completa i conflitti interiori, le difficoltà emotive o le cause sottostanti ai sintomi.
In questo senso, potrebbe essere opportuno e molto utile affiancare alla farmacoterapia una psicoterapia di tipo psicodinamico, o comunque un’analisi personale più approfondita, che le consenta di esplorare le ragioni profonde del suo disagio, i conflitti interni, le paure e i desideri inconsci che alimentano i sintomi ossessivi e le difficoltà relazionali e affettive. Un percorso psicoterapeutico centrato sulla comprensione delle dinamiche personali, delle motivazioni più intime e della sua storia di vita potrebbe diventare lo strumento fondamentale per uscire gradualmente dalla situazione in cui si trova.
La riduzione o la sospensione dei farmaci, quando necessaria, dev'essere graduale, attentamente monitorata e sempre affiancata da un solido percorso psicoterapeutico: solo così sarà possibile evitare o ridurre significativamente quelle ricadute o quei "ribassi" di cui lei ha fatto esperienza. È possibile certamente tornare al proprio peso forma e al benessere psicofisico, soprattutto se supportati da un percorso che vada oltre il semplice tamponare i sintomi con i farmaci.
In sintesi, le consiglio di valutare concretamente un percorso di psicoterapia psicodinamica o analitica, che possa rappresentare una via di uscita stabile e duratura, in modo che la terapia farmacologica, se necessaria, sia vissuta solo come supporto temporaneo e non come unica soluzione possibile.
Resto a disposizione per eventuali altri chiarimenti e le faccio i migliori auguri per il suo percorso di crescita personale.
Federico Baranzini
comprendo bene il senso di delusione e frustrazione che traspare dalle sue parole. La situazione che descrive è complessa e molto sentita: da una parte c'è l'innegabile utilità iniziale della terapia farmacologica nel contenere rapidamente sintomi particolarmente invalidanti (come il Disturbo Ossessivo-Compulsivo), permettendo alle persone di non focalizzarsi continuamente sui propri problemi; dall'altra, vi sono i pesanti effetti collaterali che lei ha descritto molto chiaramente, come aumento di peso, perdita di energia e motivazione, alterazioni del sonno e della libido.
I farmaci spesso vengono scelti proprio perché offrono sollievo in tempi brevi, a differenza della psicoterapia che richiede invece impegno costante, pazienza e molto tempo per produrre cambiamenti profondi e duraturi.
Da quanto emerge dalla sua storia personale, lei si è impegnato con serietà e disciplina, soprattutto nell'attività fisica e nella cura della dieta, ed è giusto valorizzare anche questi aspetti positivi. Tuttavia, sembra che il nodo fondamentale—e che oggi emerge con forza—sia il senso più profondo che attribuisce a questa esperienza: una terapia farmacologica da sola, per quanto importante, raramente riesce a risolvere in maniera stabile e completa i conflitti interiori, le difficoltà emotive o le cause sottostanti ai sintomi.
In questo senso, potrebbe essere opportuno e molto utile affiancare alla farmacoterapia una psicoterapia di tipo psicodinamico, o comunque un’analisi personale più approfondita, che le consenta di esplorare le ragioni profonde del suo disagio, i conflitti interni, le paure e i desideri inconsci che alimentano i sintomi ossessivi e le difficoltà relazionali e affettive. Un percorso psicoterapeutico centrato sulla comprensione delle dinamiche personali, delle motivazioni più intime e della sua storia di vita potrebbe diventare lo strumento fondamentale per uscire gradualmente dalla situazione in cui si trova.
La riduzione o la sospensione dei farmaci, quando necessaria, dev'essere graduale, attentamente monitorata e sempre affiancata da un solido percorso psicoterapeutico: solo così sarà possibile evitare o ridurre significativamente quelle ricadute o quei "ribassi" di cui lei ha fatto esperienza. È possibile certamente tornare al proprio peso forma e al benessere psicofisico, soprattutto se supportati da un percorso che vada oltre il semplice tamponare i sintomi con i farmaci.
In sintesi, le consiglio di valutare concretamente un percorso di psicoterapia psicodinamica o analitica, che possa rappresentare una via di uscita stabile e duratura, in modo che la terapia farmacologica, se necessaria, sia vissuta solo come supporto temporaneo e non come unica soluzione possibile.
Resto a disposizione per eventuali altri chiarimenti e le faccio i migliori auguri per il suo percorso di crescita personale.
Federico Baranzini
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