Buongiorno, Un anno e mezzo una psichiatra mi ha diagnosticato il disturbo borderline, poi ho.ingeri
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Buongiorno, Un anno e mezzo una psichiatra mi ha diagnosticato il disturbo borderline, poi ho.ingerito 6-7 pillole di tavor e voleva aumentare olanzapina, io non volevo per il peso e allora mi ha consigliato un suo collega per uno stabilizzatore. Dopo.questo episodio io stavo bene e non ci sono andata, anzi a un certo punto la psicologa aveva dettonche secondo lei quasi potevamo scalare I farmaci..poi un giorno mi sono tagliata e anche per scrupolo ho preso appuntamento con questonnuovo psichiatra... il quale ha detto dopo una sola seduta che ero bipolare ciclotimica( con gli stessi racconti fatti alla precedente psichiatra)e farmaci a vita. Onestamente sono amareggiata e confusa. Possibile che se fossi stata bipolare la mia psichiatra in un anno non se ne sia accorta?
Buonasera. Tutto troppo esiguo e privo di dati importanti per esprimere un giudizio. A volte non è possibile individuare chiaramente a quelle diagnosi si riferisce la sintomatologia che il paziente ci descrive. Molti sintomi sono comuni, più o meno frequenti o in intensità diversa, in molte entità cliniche.
Anche il ripetersi di alcuni episodi critici può spostare l'ago della bilancia di una diagnosi, o la risposta ai farmaci prescritti fa comprendere meglio alcuni aspetti della patologia in questione. Con lo stesso ragionamento, allora, dovrebbe far sorgere un legittimo dubbio anche la diagnosi cosi "veloce", ma forse giusta, dell'ultimo specialista che l'ha visitato. Vada in studi referenziati e colleghi con una importante esperienza. E poi rammenti una cosa: è suo diritto farsi scrivere, anche solo in orientamento diagnostico di disturbo o sindrome, quello che i professionisti hanno valutato e diagnosticato e prescritto. Questo aiuta nei successivi consulti. Un saluto.
Anche il ripetersi di alcuni episodi critici può spostare l'ago della bilancia di una diagnosi, o la risposta ai farmaci prescritti fa comprendere meglio alcuni aspetti della patologia in questione. Con lo stesso ragionamento, allora, dovrebbe far sorgere un legittimo dubbio anche la diagnosi cosi "veloce", ma forse giusta, dell'ultimo specialista che l'ha visitato. Vada in studi referenziati e colleghi con una importante esperienza. E poi rammenti una cosa: è suo diritto farsi scrivere, anche solo in orientamento diagnostico di disturbo o sindrome, quello che i professionisti hanno valutato e diagnosticato e prescritto. Questo aiuta nei successivi consulti. Un saluto.
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Buongiorno,
in primo luogo vorrei sottolineare che la psicologa non potrebbe e non dovrebbe suggerire o proporre cambiamenti della terapia farmacologia, poiché non è assolutamente formata sulla terapia farmacologica avendo fatto un percorso totalmente diverso a livello universitario.
Detto questo, non c'è bisogno di essere amareggiata, gli psichiatri in base alla scuola dove si sono formati chiamato lo stesso quadro in modo diverso. Per cui i due psichiatri hanno avuto una percezione simile del suo quadro, ma lo chiamano diversamente per la diversa formazione teorica che hanno. Peraltro dire bipolare può indicare condizioni molto gravi, ma anche quadri più lievi, quindi non percepisca questa diagnosi come una condanna. In ogni caso se è preoccupata per il peso, è possibilissimo trattare il suo disturbo rispettando questa sua preoccupazione. In secondo luogo vista la diagnosi il trattamento a vita o se è molto giovane per almeno 5-6 anni è probabilmente la cosa migliore, meglio con stabilizzanti dell'umore. So che i pazienti sono molto restii ad accettare trattamento a vita, ma purtroppo certi disturbi non riescono a passare totalmente con la psicoterapia. Inoltre la terapia a vita può essere anche una terapia molto leggera dopo un periodo di iniziale stabilizzazione. Si dovrebbe fare un bilancio rischi benefici: è meglio prendere poca terapia e stare bene e fare proprie cose? Oppure è meglio prendere terapia e poi interromperla, riprenderla e poi interromperla nel frattempo tagliandosi, ingerendo tavor in modo pericoloso, stando male e finendo con avere problemi anche sul lavoro o nelle relazioni? Soprattutto se è giovane stare così è grave perché non le permette di "costruirsi" la sua vita. Ne discuta pure con il suo psichiatra, è fondamentale che ci sia una relazione di fiducia per cui lei si sente tranquilla di condividere tali dubbi. Cordiali saluti.
in primo luogo vorrei sottolineare che la psicologa non potrebbe e non dovrebbe suggerire o proporre cambiamenti della terapia farmacologia, poiché non è assolutamente formata sulla terapia farmacologica avendo fatto un percorso totalmente diverso a livello universitario.
Detto questo, non c'è bisogno di essere amareggiata, gli psichiatri in base alla scuola dove si sono formati chiamato lo stesso quadro in modo diverso. Per cui i due psichiatri hanno avuto una percezione simile del suo quadro, ma lo chiamano diversamente per la diversa formazione teorica che hanno. Peraltro dire bipolare può indicare condizioni molto gravi, ma anche quadri più lievi, quindi non percepisca questa diagnosi come una condanna. In ogni caso se è preoccupata per il peso, è possibilissimo trattare il suo disturbo rispettando questa sua preoccupazione. In secondo luogo vista la diagnosi il trattamento a vita o se è molto giovane per almeno 5-6 anni è probabilmente la cosa migliore, meglio con stabilizzanti dell'umore. So che i pazienti sono molto restii ad accettare trattamento a vita, ma purtroppo certi disturbi non riescono a passare totalmente con la psicoterapia. Inoltre la terapia a vita può essere anche una terapia molto leggera dopo un periodo di iniziale stabilizzazione. Si dovrebbe fare un bilancio rischi benefici: è meglio prendere poca terapia e stare bene e fare proprie cose? Oppure è meglio prendere terapia e poi interromperla, riprenderla e poi interromperla nel frattempo tagliandosi, ingerendo tavor in modo pericoloso, stando male e finendo con avere problemi anche sul lavoro o nelle relazioni? Soprattutto se è giovane stare così è grave perché non le permette di "costruirsi" la sua vita. Ne discuta pure con il suo psichiatra, è fondamentale che ci sia una relazione di fiducia per cui lei si sente tranquilla di condividere tali dubbi. Cordiali saluti.
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