Buongiorno, sono medico di pronto soccorso e sono in burnout. Sono stata curata da uno psichiatra
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Buongiorno,
sono medico di pronto soccorso e sono in burnout. Sono stata curata da uno psichiatra che mi ha fatto assumere fluexitina 40mg per ben 3 anni. Adesso ho sospeso e sto meglio. Per 3 anni mi sono sentita congelata, non riuscivo nemmeno a piangere per cose importanti. Oltre al lavoro la mia situazione era ed è aggravata da un marito che purtroppo è molto assente e debole e da una figlia con un carattere molto aggressivo fin da piccola. A messo in crisi anche un pò di insegnanti, specialmente quelli meno autorevoli e fermi. Adesso a quasi 18 anni e le cose a scuola sono a posto, ma nello sport per niente. Soffre molto, è super critica con se stessa e anche con le compagne. Non tollera di perdere o di sbagliare. Avrebbe avuto anche talento, ma a causa di questo problema ha dovuto abbandonare. L'ho fatta seguire dal mio stesso psichiatra. Prima ovviamente aveva fatto della psicoterapia, ma in teoria lei è bravissima, poi in partita non ragiona. Lo psichiatra le aveva dato anche a lei fluoexitina, poi le dato risperdal. Quest'ultimo l'ha resa uno zombie anche a scuola per quel periodo è stato un disastro. Adesso prende Resilient, ma non fa più sport. Si sente una fallita, soffre in silenzio. Non so proprio come aiutarla. Grazie
sono medico di pronto soccorso e sono in burnout. Sono stata curata da uno psichiatra che mi ha fatto assumere fluexitina 40mg per ben 3 anni. Adesso ho sospeso e sto meglio. Per 3 anni mi sono sentita congelata, non riuscivo nemmeno a piangere per cose importanti. Oltre al lavoro la mia situazione era ed è aggravata da un marito che purtroppo è molto assente e debole e da una figlia con un carattere molto aggressivo fin da piccola. A messo in crisi anche un pò di insegnanti, specialmente quelli meno autorevoli e fermi. Adesso a quasi 18 anni e le cose a scuola sono a posto, ma nello sport per niente. Soffre molto, è super critica con se stessa e anche con le compagne. Non tollera di perdere o di sbagliare. Avrebbe avuto anche talento, ma a causa di questo problema ha dovuto abbandonare. L'ho fatta seguire dal mio stesso psichiatra. Prima ovviamente aveva fatto della psicoterapia, ma in teoria lei è bravissima, poi in partita non ragiona. Lo psichiatra le aveva dato anche a lei fluoexitina, poi le dato risperdal. Quest'ultimo l'ha resa uno zombie anche a scuola per quel periodo è stato un disastro. Adesso prende Resilient, ma non fa più sport. Si sente una fallita, soffre in silenzio. Non so proprio come aiutarla. Grazie
Per sua figlia più che un trattamento farmacologico consiglierei una psicoterapia fatta da qualcuno che sia in grado di affrontare il problema specifico della ragazza. Cordialmente Domenico Fargnoli
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Buongiorno,
comprendo molto bene la complessità della situazione che sta attraversando, sia personalmente che come madre. La condizione di burnout che lei ha vissuto, aggravata da un contesto familiare complesso e da un trattamento farmacologico che ha percepito come "congelante", è certamente difficile e delicata.
La storia che descrive riguardo a sua figlia è altrettanto significativa: da un lato emerge il talento sportivo e intellettivo, dall'altro una forte vulnerabilità emotiva che si manifesta con estrema autocritica, paura del fallimento, aggressività, e reazioni emotive difficilmente controllabili in situazione di stress o competizione.
Le terapie farmacologiche intraprese (fluoxetina, risperidone e attualmente Resilient) non hanno evidentemente portato agli effetti desiderati e, come spesso accade, i farmaci da soli difficilmente riescono a risolvere un disagio che ha radici profonde nella personalità, nell'autostima e nel modo di percepirsi e di gestire le emozioni.
Data la sua esperienza personale, forse ha già intuito quanto sia importante che un approccio farmacologico, quando necessario, sia integrato con un lavoro psicologico di tipo più profondo, come una psicoterapia ad orientamento psicodinamico o analitico, focalizzata sul comprendere le cause profonde del disagio emotivo di sua figlia. Probabilmente, dietro al suo perfezionismo, alla paura estrema di sbagliare e all'aggressività, ci sono dinamiche interne di insicurezza, bisogno di approvazione, desiderio di controllo, e probabilmente anche difficoltà nel gestire sentimenti di rabbia o frustrazione verso figure di riferimento che percepisce come poco solide.
Una buona psicoterapia psicodinamica potrebbe aiutarla ad affrontare meglio queste problematiche, a conoscere sé stessa in modo più autentico, e a riconoscere e accettare anche i propri limiti senza sentirsi "una fallita". Contestualmente, potrebbe essere utile che anche lei stessa, da madre, trovasse un supporto psicologico per comprendere come aiutare sua figlia, gestendo meglio la sofferenza personale accumulata in questi anni e migliorando il clima emotivo familiare.
Credo dunque che, più che proseguire con farmaci che possono avere effetti collaterali importanti e limitare la sua naturale energia e motivazione, sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico più orientato all'analisi e alla comprensione delle dinamiche interne profonde, per entrambe.
Resto naturalmente a disposizione se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti o approfondimenti.
Un caro saluto,
Federico Baranzini
comprendo molto bene la complessità della situazione che sta attraversando, sia personalmente che come madre. La condizione di burnout che lei ha vissuto, aggravata da un contesto familiare complesso e da un trattamento farmacologico che ha percepito come "congelante", è certamente difficile e delicata.
La storia che descrive riguardo a sua figlia è altrettanto significativa: da un lato emerge il talento sportivo e intellettivo, dall'altro una forte vulnerabilità emotiva che si manifesta con estrema autocritica, paura del fallimento, aggressività, e reazioni emotive difficilmente controllabili in situazione di stress o competizione.
Le terapie farmacologiche intraprese (fluoxetina, risperidone e attualmente Resilient) non hanno evidentemente portato agli effetti desiderati e, come spesso accade, i farmaci da soli difficilmente riescono a risolvere un disagio che ha radici profonde nella personalità, nell'autostima e nel modo di percepirsi e di gestire le emozioni.
Data la sua esperienza personale, forse ha già intuito quanto sia importante che un approccio farmacologico, quando necessario, sia integrato con un lavoro psicologico di tipo più profondo, come una psicoterapia ad orientamento psicodinamico o analitico, focalizzata sul comprendere le cause profonde del disagio emotivo di sua figlia. Probabilmente, dietro al suo perfezionismo, alla paura estrema di sbagliare e all'aggressività, ci sono dinamiche interne di insicurezza, bisogno di approvazione, desiderio di controllo, e probabilmente anche difficoltà nel gestire sentimenti di rabbia o frustrazione verso figure di riferimento che percepisce come poco solide.
Una buona psicoterapia psicodinamica potrebbe aiutarla ad affrontare meglio queste problematiche, a conoscere sé stessa in modo più autentico, e a riconoscere e accettare anche i propri limiti senza sentirsi "una fallita". Contestualmente, potrebbe essere utile che anche lei stessa, da madre, trovasse un supporto psicologico per comprendere come aiutare sua figlia, gestendo meglio la sofferenza personale accumulata in questi anni e migliorando il clima emotivo familiare.
Credo dunque che, più che proseguire con farmaci che possono avere effetti collaterali importanti e limitare la sua naturale energia e motivazione, sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico più orientato all'analisi e alla comprensione delle dinamiche interne profonde, per entrambe.
Resto naturalmente a disposizione se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti o approfondimenti.
Un caro saluto,
Federico Baranzini
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