Buongiorno, mi sono operata a marzo al ginocchio, ricostruzione lca e meniscectomia menisco interno.
Buongiorno, mi sono operata a marzo al ginocchio, ricostruzione lca e meniscectomia menisco interno. Dopo 10 giorni a controllo, il mio ortopedico dice che ho gia una buona estensione, chiedo se devo fare fisio e lui risponde che non ce fosse bisogno, e cosi ho fatto. 3 mesi dopo, trovandomi ancora il ginocchio con decifit motorio in estensione e flessione, vado a fare fisio. In quasi due mesi di fisio non risolvo nulla. Di testa mia vado a fare una rmn. Faccio una visita con l'ortopedico del centro fisioterapico, lui vede un ciclope nelle immagini, nonostante il referto non riportasse noduli, e dice che 'se volevo' potevo 'provare' a fare un po di fisio (ancora?) E vedere come andare altrimenti operarmi. Stessa rmn la faccio vedere al mio ortopedico, lui dalle immagini non vede alcun ciclope, dice, e mi garantisce che il ginocchio sta bene, che devo fare corsa (con il ginocchio ancora visibilmente infiammato?) Cyclette, nuoto e riprendere a pieno regime le mie attività fisiche, perche il ginocchio ha bisogno di "sciogloersi". Io non so davvero cosa fare. Che pareri potete darmi?
3 risposte
Gentile paziente, premesso che mi sembra davvero singolare che non Le sia stato indicato un percorso di riabilitazione — trattandosi di una pratica standard e fondamentale dopo una ricostruzione del legamento crociato anteriore —, è importante chiarire alcuni aspetti sulla gestione post-operatoria. Di norma, a seguito di questo tipo di intervento, è indispensabile seguire un programma fisioterapico dedicato della durata complessiva di circa 8-10 mesi, strutturato in tappe ben definite per consentire il pieno recupero articolare e muscolare. Quando la fisioterapia non viene eseguita, è frequente l'insorgenza di rigidità e limitazioni nei movimenti. In particolare, la mancata mobilitazione precoce e guidata aumenta il rischio che si sviluppi una Cyclope Syndrome (o sindrome da ciclope), ovvero una formazione di tessuto fibroso/cicatriziale anteriore al trapianto che ostacola meccanicamente la completa estensione e la flessione del ginocchio. Naturalmente, la diagnosi definitiva e la valutazione clinica spettano sempre allo specialista ortopedico, il quale valuterà l'articolazione sul piano obiettivo e prenderà in visione direttamente le immagini di risonanza magnetica (piuttosto che affidarsi al solo referto scritto). Tuttavia, in assenza di un decorso riabilitativo adeguato, è purtroppo prevedibile riscontrare problematiche di questo tipo. Qualora siano già trascorsi 3-4 mesi dall'operazione e persista un deficit articolare significativo, un percorso fisioterapico tardivo potrebbe non essere più sufficiente. In questi casi, se la presenza della Cyclope Syndrome o di aderenze importanti viene confermata, si rende di solito necessario un secondo intervento in artroscopia (artrolisi) per rimuovere la lesione fibrosa e liberare l'articolazione. Le consiglio pertanto di pianificare quanto prima una visita ortopedica specialistica per un inquadramento clinico preciso e per definire il percorso terapeutico più idoneo.
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Buongiorno, dopo una ricostruzione del LCA il recupero dell’articolarità, in particolare della completa estensione, rappresenta uno degli obiettivi importanti della riabilitazione. Un deficit persistente di estensione e flessione a diversi mesi dall’intervento merita pertanto una rivalutazione specialistica. Il cosiddetto “nodulo ciclope” è una delle possibili cause di deficit dell’estensione dopo ricostruzione del LCA, ma la diagnosi non può essere stabilita o esclusa sulla sola base di pareri discordanti sulle immagini della risonanza: è necessario correlare la RM con l’esame clinico e con la misurazione del deficit articolare. In presenza di un ginocchio ancora gonfio e con articolarità incompleta, prima di aumentare attività come corsa o esercizi ad alto impatto, consiglierei una rivalutazione ortopedica dedicata al ginocchio, portando con sé anche le immagini della RM e la documentazione dell’intervento. In base alla causa del deficit si potrà stabilire se proseguire/modificare il percorso riabilitativo o se siano necessari altri provvedimenti. Cordiali saluti.
Buongiorno, capisco la sua confusione. Dopo una ricostruzione del LCA la fisioterapia è fondamentale: nel nostro protocollo inizia già dal primo giorno dopo l’intervento e prosegue in maniera continuativa per diversi mesi, con obiettivi progressivi di recupero dell’estensione, della flessione, della forza e della propriocezione. Un deficit di estensione che persiste può avere diverse cause, sia intra-articolari sia extra-articolari; alcune, come un’artrofibrosi o un ciclope, possono in determinati casi richiedere anche un trattamento chirurgico. È quindi fondamentale arrivare prima di tutto a una diagnosi corretta, mettendo insieme esame clinico, immagini della RM e andamento della riabilitazione. Nel suo caso, vista la persistenza del deficit e la presenza di infiammazione, le consiglierei una valutazione presso un ortopedico esperto di chirurgia del LCA e delle complicanze post-operatorie, prima di riprendere attività ad alto impatto o decidere per un eventuale reintervento.
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