Buongiorno ho subito una frattura al calcagno sono stato incassato per 30 giorni e poi ho ripreso a

Buongiorno ho subito una frattura al calcagno sono stato incassato per 30 giorni e poi ho ripreso a camminare dopo 50 giorni dalla frattura però sono passati 3 mesi da tutto questo è il dolore continua a persistere rendendo invalidante camminare normalmente ..E una cosa normale o devo richiedere un altro consulto ortografico

3 risposte


Gentile Signora, la situazione che descrive è complessa e, senza poter valutare direttamente la visita clinica e le immagini, non è possibile esprimere un giudizio specifico sul suo caso. In chirurgia della colonna, infatti, la decisione terapeutica si basa sempre sulla correlazione tra anamnesi, esame clinico e accertamenti radiologici. In termini generali, un distanziatore interspinoso come l'Aspen viene impiantato con un preciso obiettivo biomeccanico e, se a distanza di alcuni mesi i sintomi persistono e gli esami mostrano un beneficio insufficiente o un peggioramento della stenosi, è poco probabile che il dispositivo produca successivamente un miglioramento significativo solo con il passare del tempo. Tuttavia, questa valutazione dipende dal singolo caso e deve essere confermata dal chirurgo che la segue. Il dimagrimento, quando vi è un sovrappeso, può certamente ridurre il carico sulla colonna e migliorare la funzionalità generale, ma difficilmente è sufficiente a risolvere una stenosi lombare importante con claudicatio neurogena e sintomi persistenti. Analogamente, fisioterapia ed esercizio terapeutico rappresentano strumenti utili in molte situazioni, ma quando il restringimento del canale è marcato e i trattamenti conservativi sono già stati eseguiti senza beneficio, il loro margine di efficacia può essere limitato. Per quanto riguarda l'eventuale intervento di revisione, la scelta dipende principalmente dalla causa dei sintomi, dal grado di instabilità vertebrale e dall'entità della compressione delle strutture nervose. In alcuni pazienti una revisione con decompressione e stabilizzazione rappresenta il trattamento più indicato quando le cure conservative non sono più efficaci, ma la strategia chirurgica deve essere personalizzata. È vero che un'artrodesi può, nel tempo, aumentare il carico sui livelli adiacenti e in alcuni pazienti può comparire una degenerazione di questi segmenti. Tuttavia, questo non significa che tutti debbano necessariamente andare incontro a ulteriori interventi: molti pazienti mantengono un buon risultato clinico per molti anni. La decisione di operare deve quindi bilanciare i potenziali rischi con i benefici attesi in termini di dolore, autonomia e qualità di vita. Se non si esegue l'intervento, l'evoluzione è variabile e non prevedibile a distanza. Alcune persone rimangono stabili, mentre altre possono avere un peggioramento progressivo dei sintomi e della limitazione funzionale. Per questo motivo è importante che la decisione venga presa dopo un confronto approfondito con uno specialista della chirurgia vertebrale, valutando attentamente il quadro clinico e radiologico nel suo insieme. Un aspetto che merita particolare attenzione è quanto riferisce sulla debolezza della gamba destra. Se la perdita di forza fosse in progressione o comparissero nuovi disturbi neurologici, come alterazioni del controllo di vescica o intestino, anestesia nella regione perineale o un rapido peggioramento della capacità di camminare, è opportuno rivolgersi tempestivamente al medico o al Pronto Soccorso, poiché questi possono rappresentare segnali che richiedono una valutazione urgente. Le auguro di trovare, insieme ai professionisti che la stanno seguendo, il percorso terapeutico più adatto alla sua situazione.

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Buongiorno, dopo una frattura del calcagno è abbastanza frequente che il dolore e una certa difficoltà nella deambulazione persistano anche per diversi mesi. Il calcagno è infatti un osso che sopporta gran parte del peso corporeo e i tempi di recupero sono generalmente più lunghi rispetto ad altre fratture. Detto questo, se a tre mesi dalla frattura il dolore è ancora così intenso da rendere difficile camminare normalmente, è opportuno sottoporsi a un nuovo controllo ortopedico. È importante verificare clinicamente e, se necessario, con nuovi esami radiografici o una TAC, che la frattura stia consolidando correttamente e che non vi siano complicanze, come un consolidamento in posizione non ottimale, una sofferenza dell'articolazione sottoastragalica, rigidità importante o altre condizioni che possono prolungare la sintomatologia. Nella mia esperienza è altrettanto importante valutare il percorso riabilitativo: dopo un periodo di immobilizzazione, il recupero della mobilità della caviglia e del piede, della forza muscolare e del corretto schema del passo è fondamentale. In molti casi il dolore persistente è legato non solo all'osso, ma anche alla rigidità articolare, all'infiammazione residua e all'alterazione della biomeccanica del piede, aspetti che possono essere affrontati con un trattamento mirato e personalizzato. Pertanto, il mio consiglio è di non considerare "normale" un dolore così invalidante senza una rivalutazione specialistica. Un nuovo consulto ortopedico consentirà di verificare l'evoluzione della guarigione e di impostare, se necessario, un percorso terapeutico e riabilitativo adeguato per favorire un recupero più completo. Un cordiale saluto.


Buongiorno, a tre mesi da una frattura del calcagno è possibile avvertire ancora dolore, poiché il recupero da questo tipo di lesione è spesso lento e può richiedere diversi mesi. Tuttavia, se il dolore è ancora tale da rendere difficile la deambulazione, è opportuno sottoporsi a una nuova visita ortopedica con RM senza mdc della caviglia/piede. Nel frattempo, è importante proseguire con un percorso riabilitativo adeguato, evitando sovraccarichi che aumentino significativamente il dolore. Un cordiale saluto.

Dr. Alessandro Rispoli

Dr. Alessandro Rispoli

ortopedico

Verderio Inferiore

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