Buongiorno. Ho preso sertralina x 20 giorni e perso completamente emozioni, rabbia, stress, stanchez

2 risposte
Buongiorno. Ho preso sertralina x 20 giorni e perso completamente emozioni, rabbia, stress, stanchezza, gioia, dolore. Purtroppo ho mentito alla psichiatra e preso un farmaco che non mi serviva. Un burn out è diventato una depressione agli occhi del medico. Da lì è iniziato il mio calvario. Sono un vegetale, e non posso nemmeno provarlo. La mia testa è morta e sono morta anche io. Cosa fa un ssri ad una persona sana? Come si può vedere se c'è connettività nel cervello, se ci sono dei danni?
Dr. Fabio M. P. Tortorelli
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Gentilissima,

Quello che provi dopo 20 giorni di sertralina è compatibile con un appiattimento affettivo, un effetto collaterale noto degli SSRI quando il farmaco è a dosaggio troppo elevato o non indicato; non causa danni cerebrali permanenti.

Su una persona non depressa o con burnout, la sertralina può ridurre eccessivamente l’attività dopaminergica e noradrenergica creando questo “spegnimento emotivo” completamente reversibile: il cervello non perde connettività né neuroni, si limita ad "anestetizzarsi" temporaneamente.

La sensazione di “testa morta” regredisce sospendendo o riducendo gradualmente il farmaco, pertanto il consiglio è di effettuare una approfondita visita specialistica psichiatrica al fine di "correggere il tiro" e mettere a punto una terapia specifica sulla base delle sua esigenze individuali.

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Buongiorno,
capisco quanto le sensazioni che descrive possano essere fonte di disagio e paura. Vorrei rassicurarla sul fatto che, per quanto disturbanti, questi vissuti non indicano un danno al cervello né una perdita definitiva delle sue capacità emotive. Ad oggi ( che io sappia ) non esistono esami in grado di mostrare “danni di connettività”, e soprattutto gli SSRI – come la sertralina – hanno un profilo di sicurezza molto elevato e non provocano lesioni cerebrali.
Nelle prime settimane di trattamento possono comparire sintomi che, nella maggior parte dei casi, hanno un carattere transitorio e legato al processo di stabilizzazione della terapia. È difficile capire ora se ciò che sta provando rientri in questa fase oppure rappresenti un effetto collaterale vero e proprio: per questo è fondamentale parlarne apertamente con la sua psichiatra, così da poter valutare insieme se sia opportuno modificare o sospendere la terapia.
La sincerità è un elemento essenziale della relazione terapeutica: quando viene meno, anche la diagnosi e la scelta dei farmaci rischiano di essere indirizzate su percorsi che non rispondono realmente ai suoi bisogni. Ripartire da una comunicazione chiara con la sua psichiatra è il passo più importante per aiutarla a stare meglio e per trovare un trattamento davvero adatto a lei. Cordiali saluti
Dottoressa Carolina Pinci

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