Buongiorno Dottori, la mia storia clinica inizia nel febbraio del 2012, quando improvvisamente avv
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Buongiorno Dottori,
la mia storia clinica inizia nel febbraio del 2012, quando improvvisamente avverto un dolore molto forte alla scapola sinistra.
In pochi giorni il dolore si estende fino al braccio (concentratosi sul gomito), per poi comparire anche al ginocchio sinistro.
Considerata l’inefficacia dei comuni FANS, il mio medico curante mi reindirizza ad un reumatologo che mi sottopone ad una visita e ad una batteria di esami del sangue completamente negativa.
Considerato che mi era anche comparso un lieve formicolio al piede sinistro, mi viene consigliata una visita neurologica.
Il neurologo rileva ROT vivaci agli arti inferiori e mi prescrive una RMN encefalo e cervicale con contrasto risultata completamente negativa.
Arriviamo quindi a giugno, quando da un lmomento all’altro i dolori scompaiono, lasciandomi però una strana sensazione alle gambe... quasi la sensazione di camminare in acqua.
Ricovero quindi in neurologia: elettromiografia, esami del sangue, potenziali evocati tutti negativi.
Persistono solo ROT vivaci agli arti inferiori.
Eseguo RMN encefalo e colonna intera che il neurologo (che era certo di trovare con alterazioni) definisce negativa da manuale.
La rachicentesi, già in programma, non mi viene quindi eseguita.
Vengo quindi dimessa ma con consiglio di follow up in neurologia.
I sintomi spariscono (salvo un lieve formicolio al piede sinistro che avverto tutt’ora) ma nei mesi successivi effettuo una nuova RMN per parestesia a pantalone della colonna, risultata negativa.
Ulteriore RMN di controllo solo encefalo a marzo 2013 dove si rileva lieve enhancement a livello del ponte compatibile in prima ipotesi a telangectasia capillare, confermato a giugno dello stesso anno da altra RMN.
Lo stesso neuroloho che un anno prima era certo avessi la SM mi ha consigliato, in assenza di peggioramenti, di sospendere gli accertamenti, potendosi la mia sintomatologia riferirsi ad un disturbo da conversione o da patologia subclinica.
Ho quindi proseguito la mia vita serenamente, pur con il latente pensiero che qualcosa dovrà pur esserci stante il mio continuo formicolio al piede.
Arrivati a questo punto, alla luce della mia storia clinica, vi chiedo se vale la pena effettuare ulteriori accertamenti o se devo davvero rassegnarmi a questo fastidio (come mi hanno consigliato), considerato che non mi genera alcuna limitazione (pur avvertendolo in alcune occasioni più intenso).
Grazie mille
la mia storia clinica inizia nel febbraio del 2012, quando improvvisamente avverto un dolore molto forte alla scapola sinistra.
In pochi giorni il dolore si estende fino al braccio (concentratosi sul gomito), per poi comparire anche al ginocchio sinistro.
Considerata l’inefficacia dei comuni FANS, il mio medico curante mi reindirizza ad un reumatologo che mi sottopone ad una visita e ad una batteria di esami del sangue completamente negativa.
Considerato che mi era anche comparso un lieve formicolio al piede sinistro, mi viene consigliata una visita neurologica.
Il neurologo rileva ROT vivaci agli arti inferiori e mi prescrive una RMN encefalo e cervicale con contrasto risultata completamente negativa.
Arriviamo quindi a giugno, quando da un lmomento all’altro i dolori scompaiono, lasciandomi però una strana sensazione alle gambe... quasi la sensazione di camminare in acqua.
Ricovero quindi in neurologia: elettromiografia, esami del sangue, potenziali evocati tutti negativi.
Persistono solo ROT vivaci agli arti inferiori.
Eseguo RMN encefalo e colonna intera che il neurologo (che era certo di trovare con alterazioni) definisce negativa da manuale.
La rachicentesi, già in programma, non mi viene quindi eseguita.
Vengo quindi dimessa ma con consiglio di follow up in neurologia.
I sintomi spariscono (salvo un lieve formicolio al piede sinistro che avverto tutt’ora) ma nei mesi successivi effettuo una nuova RMN per parestesia a pantalone della colonna, risultata negativa.
Ulteriore RMN di controllo solo encefalo a marzo 2013 dove si rileva lieve enhancement a livello del ponte compatibile in prima ipotesi a telangectasia capillare, confermato a giugno dello stesso anno da altra RMN.
Lo stesso neuroloho che un anno prima era certo avessi la SM mi ha consigliato, in assenza di peggioramenti, di sospendere gli accertamenti, potendosi la mia sintomatologia riferirsi ad un disturbo da conversione o da patologia subclinica.
Ho quindi proseguito la mia vita serenamente, pur con il latente pensiero che qualcosa dovrà pur esserci stante il mio continuo formicolio al piede.
Arrivati a questo punto, alla luce della mia storia clinica, vi chiedo se vale la pena effettuare ulteriori accertamenti o se devo davvero rassegnarmi a questo fastidio (come mi hanno consigliato), considerato che non mi genera alcuna limitazione (pur avvertendolo in alcune occasioni più intenso).
Grazie mille
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia clinica in modo così dettagliato: è evidente quanta attenzione tu abbia posto nel seguire ogni fase.
Dal punto di vista neurologico, hai già fatto un percorso di accertamenti molto ampio (RMN con contrasto, elettromiografia, potenziali evocati, esami del sangue), tutti risultati negativi. Questo riduce di molto la probabilità che si tratti di patologie neurologiche progressive come la sclerosi multipla. L’unico reperto alla RMN, la piccola telangectasia capillare a livello del ponte, è una variante vascolare benigna e stabile, non correlata ai tuoi sintomi.
Il formicolio residuo al piede sinistro, stabile nel tempo e senza altri segni clinici, può rappresentare una parestesia cronica di origine periferica (ad esempio esito di una sofferenza nervosa passata, compressione posturale, lieve neuropatia periferica) o, come ti è stato suggerito, anche una somatizzazione: quando il sistema nervoso, sotto stress, continua a “segnalare” anche in assenza di un danno organico attuale.
Dal punto di vista funzionale:
Il sintomo può riflettere un’iperattività del sistema nervoso periferico e autonomo, che mantiene accesa la percezione anche in assenza di lesioni.
Fattori come infiammazione di basso grado, stress ossidativo, alterazioni del microbiota, qualità del sonno possono rendere i nervi più “sensibili”.
Strategie di regolazione (respirazione, mindfulness, attività fisica regolare, riduzione del carico infiammatorio con alimentazione) spesso aiutano a ridurre l’intensità delle parestesie croniche.
In sintesi:
Non ci sono segni di una malattia neurologica in evoluzione.
Il formicolio può essere un sintomo “residuo” o funzionale, che non compromette la tua salute.
Non è necessario ripetere esami in assenza di peggioramenti, ma può essere utile prendersi cura del sistema nervoso anche in chiave integrata.
La buona notizia è che, a distanza di anni, la tua situazione è stabile: questo è un segnale rassicurante.
Dal punto di vista neurologico, hai già fatto un percorso di accertamenti molto ampio (RMN con contrasto, elettromiografia, potenziali evocati, esami del sangue), tutti risultati negativi. Questo riduce di molto la probabilità che si tratti di patologie neurologiche progressive come la sclerosi multipla. L’unico reperto alla RMN, la piccola telangectasia capillare a livello del ponte, è una variante vascolare benigna e stabile, non correlata ai tuoi sintomi.
Il formicolio residuo al piede sinistro, stabile nel tempo e senza altri segni clinici, può rappresentare una parestesia cronica di origine periferica (ad esempio esito di una sofferenza nervosa passata, compressione posturale, lieve neuropatia periferica) o, come ti è stato suggerito, anche una somatizzazione: quando il sistema nervoso, sotto stress, continua a “segnalare” anche in assenza di un danno organico attuale.
Dal punto di vista funzionale:
Il sintomo può riflettere un’iperattività del sistema nervoso periferico e autonomo, che mantiene accesa la percezione anche in assenza di lesioni.
Fattori come infiammazione di basso grado, stress ossidativo, alterazioni del microbiota, qualità del sonno possono rendere i nervi più “sensibili”.
Strategie di regolazione (respirazione, mindfulness, attività fisica regolare, riduzione del carico infiammatorio con alimentazione) spesso aiutano a ridurre l’intensità delle parestesie croniche.
In sintesi:
Non ci sono segni di una malattia neurologica in evoluzione.
Il formicolio può essere un sintomo “residuo” o funzionale, che non compromette la tua salute.
Non è necessario ripetere esami in assenza di peggioramenti, ma può essere utile prendersi cura del sistema nervoso anche in chiave integrata.
La buona notizia è che, a distanza di anni, la tua situazione è stabile: questo è un segnale rassicurante.
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