Buonasera, mio fratello, 55 anni, da ormai, vent’anni ha evidenti problemi. Manie di persecuzione, f

Buonasera, mio fratello, 55 anni, da ormai, vent’anni ha evidenti problemi. Manie di persecuzione, fissazioni, ossessioni, mancanza di connessione con la realtà, zero amici, problemi nei rapporti sociali e tanto altro… dieci anni fa mia madre l’aveva convinto ad andare in terapia, con quella ed i farmaci sembrava migliorare. La morta prima di mamma ed ora di mio papà , ha sancito la fine di tutto. Continua le medicine ma non va più in terapia ed ai controlli e si rifiuta di farsi aiutare. Volevo prima di tutto sapere se c’è una terapia più adatta (cognitivo comportamentale, psicodinamica, transazionale ecc)? E soprattutto, come si “convince” un uomo di 55 anni ad andare in terapia? La gestione è diventata davvero pesante soprattutto per noi familiari… Grazie

2 risposte


Buongiorno, da come lo descrive sembrerebbe essere una problematica di psicosi. Per questo tipo di patologia non esiste un tipo di psicoterapia di scelta, ma è comunque è importante che sia eseguita con regolarità affiancando la terapia psichiatrica. A tal proposito sarebbe opportuno comunque effettuare regolari visite di controllo perchè la terapia prescritta un tempo può aver bisogno di essere cambiata nel tempo e monitorata. Cordiali saluti

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Gentile utente, grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza e sensibilità la situazione di suo fratello. Comprendiamo quanto possa essere complesso, sia emotivamente che praticamente, trovarsi a gestire un quadro così articolato, soprattutto in assenza di collaborazione da parte della persona coinvolta. Per quanto riguarda la tipologia di psicoterapia, in casi come quello che descrive – con aspetti psicotici, ideazione persecutoria, ritiro sociale e una lunga storia clinica – non esiste un'unica forma "più adatta". Tuttavia, in linea generale: * La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può essere utile per affrontare sintomi specifici, ristrutturare pensieri disfunzionali e migliorare la gestione dei comportamenti quotidiani. Esistono adattamenti specifici della CBT per i disturbi psicotici. * La terapia di supporto o psicoeducazionale familiare può risultare particolarmente utile nei contesti in cui la persona è poco consapevole del proprio stato, e il lavoro coinvolge anche i caregiver. * In alcuni casi, può essere indicato valutare percorsi di intervento assertivo comunitario (quando disponibili sul territorio), in cui équipe specializzate si occupano del paziente anche a domicilio. Per quanto riguarda invece come coinvolgerlo in un percorso, questa è spesso la parte più delicata. Alcuni suggerimenti utili potrebbero essere: * Evitare lo scontro diretto sul “problema” e sul concetto di malattia, ma piuttosto fare leva su aspetti pratici o di disagio concreto (es. “ti vedo molto stanco”, “ti farebbe bene parlare con qualcuno che possa alleggerirti un po’…”). * Chiedere supporto al medico di base o a un centro di salute mentale (CSM) del territorio: in certi casi, è possibile attivare un percorso anche senza che il paziente lo richieda direttamente, soprattutto se il quadro è grave e c’è rischio per sé o per gli altri. * Evitare il giudizio, mostrando comprensione e disponibilità più che soluzioni precostituite: talvolta l'opposizione è difensiva e si scioglie con relazioni empatiche e continue. Infine, non trascuri l’importanza di sostenere anche voi familiari: prendersi cura di chi ha una patologia psichica cronica può diventare usurante, ed è legittimo cercare spazi di supporto, come quelli offerti da gruppi per familiari o gruppi psicoeducativi presso i CSM). Un caro saluto e l’augurio che possiate trovare un nuovo equilibrio, con il giusto sostegno.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.