Buonasera, avrei un quesito: Ho una diagnosi di depressione e ADHD, trattato con antidepressivi var

Buonasera, avrei un quesito: Ho una diagnosi di depressione e ADHD, trattato con antidepressivi vari antipsicotici catastrofici e stabilizzanti dell umore. Al momento dopo tanti anni cipralex e depakin sono i miei migliori alleati, senza di loro non funziono. Dopo la diagnosi di ADHD ho usato ritalin per 3 anni ma non funzionava bene, nel senso che ogni giorno era diverso e mi sentivo “drogato” la metà delle volte. Avendo un passato da abuso di sostanze e facendomi sentire svuotato completamente alla sera l’ho interrotto. Ho provato a chiedere ultimamente di provare con il modafinil come ultimo tentativo ma nessuno, né al cps dell ADHD ne a quello per la depressione me lo vuole prescrivere, senza nemmeno giustificare la decisione, basata solo su “non è indicato per questa patologia” quando mi sembra di leggere molti studi che dimostrano che in alcuni casi funzioni più del metilfenidato

1 risposta


Buonasera, quello che descrive è una situazione clinica abbastanza complessa e comprensibilmente frustrante, soprattutto dopo numerosi tentativi terapeutici e con la sensazione di aver trovato solo parzialmente un equilibrio. Va detto però che la scelta di non prescrivere modafinil non dipende necessariamente da “chiusura mentale” o mancanza di aggiornamento. In Italia il modafinil non è approvato per il trattamento dell’ADHD e il suo utilizzo in questo contesto sarebbe off-label. Inoltre, nel suo caso specifico, la presenza di un pregresso abuso di sostanze e di una storia psichiatrica articolata può rendere molti colleghi più prudenti rispetto all’utilizzo di farmaci ad azione stimolante o attivante. È vero che in letteratura esistono studi sull’impiego del modafinil nell’ADHD, soprattutto in pazienti adulti o in casi selezionati, ma i risultati non sono così solidi o superiori al metilfenidato da renderlo un trattamento standard. Inoltre il fatto che il Ritalin le abbia dato oscillazioni marcate, sensazione di “essere drogato” e svuotamento serale è un elemento clinicamente importante e va considerato con attenzione. Detto questo, il punto centrale secondo me non è tanto “ottenere il modafinil”, quanto capire meglio quali sintomi siano ancora predominanti oggi: deficit attentivi puri? apatia? rallentamento? instabilità dell’umore? anedonia? affaticabilità cognitiva? effetti collaterali della terapia? Perché sintomi apparentemente simili possono avere origini diverse e richiedere approcci differenti. In alcuni casi, infatti, ciò che viene percepito come “ADHD non trattato” può intrecciarsi con aspetti depressivi residui, disregolazione emotiva, burnout o esiti legati alla storia di abuso di sostanze. Il consiglio che le darei è di portare queste osservazioni in modo molto concreto allo specialista che la segue, descrivendo meno “la richiesta del farmaco” e più il funzionamento quotidiano: attenzione, motivazione, energia mentale, organizzazione, oscillazioni durante la giornata, sonno, impulsività, tolleranza allo stress. Questo spesso aiuta molto di più a ragionare sulla terapia rispetto al focalizzarsi sul singolo principio attivo.

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