Buonasera ho effettuato test roschard e minnesota dai quali sono state escluse patologie i tratti de

23 risposte
Buonasera ho effettuato test roschard e minnesota dai quali sono state escluse patologie i tratti della personalità sono i seguenti: coartazione affettiva definita poi in psicoterapia " anaffettivita'" blocco affettivo in tenera età ed atteggiamenti passivi aggressivi, si può trattare di disturbo della personalità narcisistico? Grazie
Gentile utente,
Mi sembra importante che possa rivolgere questa domanda allo psicologo con cui ha effettuato i test. Se inoltre sta continuando la psicoterapia, potrà scoprire un po' di più di se stesso nel lavoro che sta facendo, al di là della diagnosi.
Cordiali saluti,
Alessia Vaudano

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Salve, credo ci aiuterebbe avere delle informazioni in più per poter inquadrare il caso, per esempio l'età e il progetto terapeutico concordato con il collega. Ad ogni modo se la sua domanda si esaurisce a quanto chiede, il disturbo di personalità narcisistico si può trattare in psicoterapia con risultati soddisfacenti nel tempo. C'è bisogno da parte sua di grande costanza, pazienza e collaborazione. Saluti. Dr Pilia
Buonasera. E' difficile esprimere un parere senza altre informazioni, informazioni che avrà il suo psicoterapeuta. Tenga presente che la diagnosi può essere utile ai professionisti per parlare un linguaggio comune, ma ritengo che non debba essere il punto centrale per la persona. La psicoterapia potrà darle utili informazioni su se stessa, al di là della diagnosi. Ritengo inoltre che se porrà al suo psicoterapeuta la domanda che ha posto qui a noi, questo sarà un tema importante da affrontare insieme all'interno della relazione terapeutica. Cordiali saluti
Salve, condivido il punto di vista dei colleghi! Diagnosi di anaffettività, narcisismo o qualsiasi altra cosa, mi chiedo e le chiedo, come mai ha deciso di effettuare questi test? Qual era il piano di trattamento che ne era alla base?
Ognuno di noi non è una diagnosi nè un’etichetta, siamo esseri molto più complessi! Il mio consiglio è di concentrarsi sui cambiamenti che vorrebbe per lei dalla terapia e sulla relazione terapeutica che sta instaurando con il collega! Sia spontaneo e chiaro suo suoi dubbi, io le faccio un gran in bocca al lupo!

Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta
Salve, effettivamente sarebbe importante sapere la sua età, perchè le è stato somministrato il test. Soprattutto perchè lei ha iniziato un percorso di psicoterapia e quali erano i sintomi che mostrava per iniziare un lavoro su di sè. Quindi sono molte le domande che non hanno risposta, come spiegano i miei colleghi che mi hanno preceduto, ne deve parlare apertamente con lo psicoterapeuta che le ha somministrato il test e farsi spiegare quali sono i risultati del test, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
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Gentilissimo, come le avrà spiegato il collega che le ha somministrato i test, la diagnosi si fa con tutti i dati a disposizione, colloquio e storia di vita comprese: una rondine non fa primavera, così come la coartazione Dell affettività non fa un narcisista
Buongiorno, concordo con i colleghi, la diagnosi va fatta con tutti i dati necessari. E concordo anche sul fatto che la diagnosi è un riferimento ma con delimita in tutto la persona. Lavori su di sé senza fissarsi sulla diagnosi. Se è riuscito a rendersi conto che qualcosa non andava nella sua vita è già un ottimo inizio.
Un cordiale saluto, Dott. Laura Izzi
Buongiorno,
le informazioni descritte sono poche per poter rispondere al suo quesito.
Un blocco affettivo in età evolutiva può dar origine a un ritiro dell’affettività. I test a cui si è sottoposto sono strumenti proiettivi che segnalano uno stato interno, ma è il lavoro psicoterapeutico che serve per conoscere, approfondire la valenza e profondità di segnali e ipotesi. In questi casi è proficua una terapia ad orientamento psicanalitico.
Spero di esserle stata di aiuto
Elisabetta Ciaccia
Salve, la valutazione psicodiagnostica va sempre inserita in un contesto di conoscenza di se stessi più ampio ed articolato. Se il collega non l'avesse fatto può chiedere spiegazioni più dettagliate sulle valutazioni che ha eseguito.
Penso sia opportuno rileggere i profili di personalità da un punto di vista esplicativo più che descrittivo, per esplicativo intendo rileggere il sintomo dando un senso alla propria esperienza emotiva che altrimenti rimarrebbe incompresa e poco articolata.
Buona giornata.
Paola Uriati
Salve , per poter delineare la diagnosi, lo psicologo ha bisogno di diversi elementi tecnici.
I test di personalità sono utilizzati per valutare appunto gli aspetti o i tratti della personalità del soggetto.Se ne distinguono 3 tipi:

"inventari autografici";
"questionari di personalità": si basano su autodescrizioni dei soggetti.
Il più noto ed utilizzato è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory" (MMPI, del 1940), creato da S. Hathaway e J.C. McKinley, uno strumento di autovalutazione che nella clinica permette un orientamento sulla diagnosi dei disturbi della personalità.
"test proiettivi": il soggetto viene invitato a descrivere materiale verbale o visivo, privo di relazioni e con diversi livelli di strutturazione, in modo che le risposte fornite possano evocare (proiettare) sottostanti (inconsci) vissuti interiori, altrimenti censurati: bisogni, desideri o paure.
L’interpretazione delle risposte fornite permette la valutazione delle caratteristiche di personalità del soggetto. Le tecniche proiettive costituiscono lo strumento principale per lo studio della struttura, dei meccanismi e della dinamica della personalità.
Le tecniche proiettive più utilizzate sono:

Il test di Rorschach;
il Test di Appercezione Tematica (T.A.T.) di Murray.
Attraverso poi anche dei colloqui clinici, il professionista potrà delineare una diagnosi .
Buongiorno. Concordo su quanto messo in luce dai colleghi, ma la invito soprattutto a chiedersi perchè non ne ha parlato in psicoterapia, e le consiglio di esplorarlo in terapia, potrebbe essere un punto di partenza e di visione del suo problema importante. Auguri.
Molte problematiche di possono affrontare in psicoterapia, purché il paziente sia consapevole del proprio disagio, motivato a risolverlo e riesca a costruire in terapia un obiettivo che ritenga importante da raggiungere.
Un cordiale saluto.
Buongiorno,
Come già espresso dai colleghi servono molti più elementi, anamnestici e motivazionali. Sicuramente è un buon punto di partenza accorgersi che nella propria vita ci sono relazioni che non funzionano, sia con sé stessi che con altri e da lì partire per capire che cosa si migliorare per stare meglio con sé stessi e con gli altri. Come già detto dai colleghi il suo terapeuta saprà certamente aiutarla a mettere insieme un profilo che le spiegherà meglio il suo funzionamento che è quello da cui le serve partire. La diagnosi è una parte importante del processo ma la perso a è molto più di una etichetta. Le faccio tanti auguri!
Buongiorno, i test sono solamente orientativi ai fini di una psicoterapia che si basa sull'ascolto particolare di quel particolare paziente. Mentre possono avere una validità nel caso di valutazioni medico legali. Non so quale sia la sua esigenza. Comunque, sarebbe importante per lei poter avviare una psicoterapia nella quale parlare di cosa è per lei quello che il test rileva come mancanza di affettività originata in tenera età. Forse questo le crea disagio nelle relazioni con gli altri e dunque sarebbe bene cercare di affrontare la questione. Cordiali saluti PG
Buongiorno, i test per una valutazione psicodiagnoatica sono un punto di partenza e non un punto di arrivo nel percorso di conoscenza di sé; è quindi importante ricordare che ogni aspetto che può emergere da un esito di un Rorschach o di un MMPI Va visto in relazione alla propria storia di vita e al progetto di terapia concordato con il/la terapeuta. Cordiali saluti
La diagnosi, così come i test utilizzati per la valutazione diagnostica, costituiscono strumenti che il terapeuta utilizza per individuare le modalità del trattamento più appropriate per il singolo paziente. Aldilà della diagnosi ogni trattamento deve essere svolto considerando prima di tutto le specificità del paziente e del suo vissuto.
Nella sua lettera ravviso il rischio che lei possa considerare la diagnosi come una sorta di ‘etichetta’ nella quale si identifica e nella quale può restare incapsulato, perdendo di vista i suoi bisogni e l’importanza di percepirsi per quello che è, aldilà della diagnosi. Le suggerisco di parlare apertamente con il suo psicoterapeuta anche di questi dubbi e di proseguire nel suo percorso ricercando le cause profonde e l'origine dei disagi che attualmente sta vivendo. Un cordiale saluto. Dott.ssa Daniela La Porta
La definizione della diagnosi in un contesto psicoterapeutico di crescita personale non è così rilevante. Ognuno inizia un percorso partendo da dove si trova e con gli strumenti che ha. Otterrà con l'aiuto del suo psicoterapeuta tutto il possibile per conoscere se stesso e i propri funzionamenti psicologici. Si impegni quindi, si esprima e ascolti sfruttando al meglio ogni seduta e metta da parte definizioni ed etichette.
Buongiorno. La psicodiagnosi iniziale, come momento di indagine sui punti di forza e sulle debolezze di ognuno di noi, per poter poi valutare con cognizione di causa il progetto terapeutico più idoneo per ciascuno è un passo imprescindibile che il professionista a cui si è rivolto ha fatto bene a compiere. Nel percorso di psicoterapia che sta facendo può rivolgere le stesse domande che ha formulato qui al suo terapeuta e saprà farle capire quale percorso sia meglio per lei, senza etichette nè cose prestabilite. Nel caso non stesse ancora affrontando un percorso le consiglio di rivolgersi o al diagnosta per farsi dare un'indicazione di colleghi idonei (nel caso fosse uno psicologo e non uno psicoterapeuta) o di cercare (chiedendo un colloquio e facendosi spiegare come lavorano i professionisti che andrà ad incontrare) un collega che la segua in tal senso. Cordiali saluti
Il Rorschach è un test proiettivo mentre l'mmpi 2 un questionario autodescrittivo per classi di psicopatologie che vengono comparate. Nessuno dei due è sufficiente a porre diagnosi, ma servono al clinico a completamente del colloquio (elemento cardine di qualunque psicodiagnosi). Da ciò deriva l'impossibilità a rispondere scientificamente alla sua domanda
Buonasera, ho usato i test di Rorschach e Minnesota per molto tempo e le assicuro che niente giustifica la possibilità di incasellare nessuno in nessuna diagnosi . La mente umana è un sistema complesso e, a meno che non ci sia una necessità specifica oggettiva, non è mai il caso di chiuderla dentro una cornice diagnostica. È importante comunque che si domandi le motivazioni dei suoi funzionamenti affettivi perché evidentemente sente quanto già incidano sulla sua sfera intima, personale e di vita. Cordialmente
Salve. Da collega Rorschachista ed Esperta in Psicodiagnosi ritengo che i test siano uno strumento molto efficace, ma utile soprattutto al terapeuta più che al paziente. Rivolgersi ad uno specialista solamente al fine di una consulenza diagnostica significa correre il rischio di ottenere dei risultati che servono solo a appiccicarci un'ulteriore etichetta di cui non conosciamo il reale significato e che può farci sentire ancora più isolati . Si chieda cos'è che non la fa sentire a proprio agio con se stesso e se è realmente disposto a mettersi in gioco e ad impegnarsi per migliorare. Tutti con una terapia mirata possiamo trarre benefici, bisogna volerlo però. I miei auguri.
Salve, sarebbe consigliabile porre queste domande al professionista che ha effettuato i test, sicuramente saprà aiutarla nella comprensione dei risultati.
MMM
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo che sta attraversando. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini

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