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Pazienti senza assicurazione sanitaria


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Esperienze

Su di me

Mi sono laureata in psicologia clinica all’università Vita Salute San Raffaele di Milano. Nel corso di dieci anni ho potuto lavorare all’Ospedale San ...

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Patologie trattate

  • Ansia
  • Stress
  • Depressione
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Formazione

  • Università Vita Salute San Raffaele

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Competenze linguistiche

Italiano

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Via Antonio Canova 12, Milano

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CREST- centro clinico tossicodipendenza

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ha risposto a 22 domande da parte di pazienti di MioDottore


  • Buongiorno sono un ragazzo di 15 anni e volevo un consiglio; è brutto da dire ma ho iniziato a odiare da alcuni mesi mia madre. Quest'odio è scaturito dopo l'ennesima umiliazione subita e dopo una riflessione: negli in cui andavo alle elementari venivo bullizzato all'inizio da un gruppo di mie coetanei della mia classe e poi dalla classe intera; questa situazione è durata tutti gli anni delle elementari; Riferivo sempre la situazione ai miei insegnanti ma loro facevano poco o niente, a mia madre gli raccontavo ogni giorno le vessazioni subite lei diceva che avrebbe fatto qualcosa e parlato con gli insegnanti, ma poi soprattutto i fine settimana diceva che non mi piaceva nessuno che ero io a crearmi delle paranoie... Nel presente lei approfitta di me e dei mie fratelli insiste ossessivamente che bisogna mettere in ordine la casa ecc. Noi facevamo quello che diceva ma lei diceva sempre che nessuno la aiutava, che faceva sempre tutto da sola ecc. Mio padre ho paura anche lui di dire quello penso e che prova perchè mi sminuisca e mi giudichi ma tutto sommato il rapporto con lui è abbastanza sereno; mio madre dice sempre a mio padre che lui non fa mai niente, che non bada a noi ecc. Lo trovo molto ingiusto e meschino da parte di mia madre perchè mio padre oltre a lavorare fa molti dei lavori di casa come stendere, stirare, cucinare ogni giorno la cena, e spesso il pranzo... Ho paura per i mia sorella e fratello minori perchè lei oltre a costringerli a stare alle sue esigenze, pretende che giochino con lei a un videogioco che ha sul telefono. Ho paura di diventare come lei, non riesco a relazionarmi bene con gli altri... Lei incrimina anche i nostri parenti paterni definendoli "degli opportunisti e dice a noi di non fidarci di loro. Vorrei dei consigli su come affrontare questa situazione.

    Mi permetto di darti del tu per la giovane età; credo sia importante che tu possa ritagliarti uno spazio per capire meglio la situazione. Se ti mette in difficoltà parlarne direttamente con i tuoi, potresti chiedere aiuto a un insegnante o al medico di base perché ti supporti nel far presente questa tua necessità

    Dott.ssa Cecilia Smeraldi

  • Salve ,in seguito ad un episodio di attacco di panico avuto all estero ,il mio compagno ha cominciato una cura con una psichiatra ..all inizio ha somministrato diversi farmaci per poi dopo 3 mesi cominciare con RISPERDAL
    Il mio compagno prendeva una meta la mattina e una intera la sera,vedendolo troppo affaticato e troppo chiuso abbiamo deciso di darli solo quella intera della sera..dopo qualche mese su mia forzatura nel vederci con la psichiatra ha abbassato a metà e un pezzettino
    Da quanto la dtsa. Mi dice si tratta di depressione ,e mi ha detto che bisogna lavorare soprattutto psicologicamente
    Detto questo non riusciamo ad avere incontri settimanali con la psicologa perché è presente in altri sedi e quindi non sempre ha disponibilità.
    Da un paio di mesi vedevo il mi compagno spento,senza voglia di fare niente e anche con un drastico calo del desiderio sessuale e affettivo di coppia
    Circa un mese fa mi sono recata da questa dottoressa e ho espresso la mia preoccupazione riguardo la mancanza di "vita" del mio compagno,mi ha risposto dicendomi che il problema era solo mio e che capisce che in queste situazioni è difficile anche fare un progetto di vita futuro.
    Presa dallo sconforto e parlando con il mio compagno abbiamo deciso di togliere quel pezzettino di pastiglia e continuare con la metà .
    Abbiamo subito notato un riscontro positivo ,lui ha voglia di uscire vuole stare in compagnia e parla molto volentieri .
    Dicendolo alla psichiatra mi ha detto che è troppo presto abbassare la dose dicendomi prima il farmaco poi la psicologa e che io dovessi prendere un appuntamento con lei .
    Ora ,io mi chiedo se la terapia da seguire è giusta ,non sono restia alle medicine ma ho dispiacere nel vedere il mio compagno di 32 anni come se fosse chiuso in una bolla .
    In quanto tempo un farmaco può " aggiustare" la parte sintomatica ?
    Sarebbe il caso di rivolgermi ad un altro specialista?
    Purtroppo quello che penso io è diversi dal pensiero di un dottore ,nel senso che io capisco benissimo che c'è bisogno in determinati momenti della vita di avere un aiuto ..ma solo il farmaco quanto può aiutare se non c'è un riscontro psicologico ?
    La mia paura è che questo farmaco debba prenderlo a vita e vederlo così mi distrugge moralmente..
    Cosa posso fare ? Attendo consigli o pareri diversi
    Grazie

    Se il suo compagno non è convinto della terapia o non ne avverte i benefici a tutto il diritto di parlarne con il suo medico ed eventualmente sentire un secondo parere. Stesso discorso vale per la psicologa, e’ importante chiarire quali sono le disponibilità e le modalità degli incontri

    Dott.ssa Cecilia Smeraldi

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